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Quale verità per Giulio Regeni

 

Questa mattina è iniziata la seduta della Corte di Cassazione che dovrà pronunciarsi sulla possibilità diportare a processo i 4 ufficialidella National Security egiziana imputati delle torture e dell’assassinio di Giulio Regeni, il ricercatore di 28 anni originario di Fiumicello, in provincia di Udine, rapito a Il Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato privo di vita il 3 febbraio a nove giorni di distanza. Regeni, all’epoca dei fatti, era dottorando in Commercio e sviluppo internazionale presso il dipartimento di Politica e studi internazionali dell’Università di Cambridge, e stava scrivendo unatesi suisindacati indipendenti dei venditori ambulanti, tra i più convinti oppositori dell’attuale presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Il 4 dicembre 2018 la procura di Roma iscrive 5 persone nel registro degli indagati. Due anni dopo la procura capitolina chiude le indagini nei confronti di 4 agenti a cui vengono contestati i reati disequestro di persona,concorso in lesioni personalieomicidio. Per un quinto agente viene chiesta l’archiviazione. La notifica avviene col cosiddetto “rito degli irreperibili”, ovvero gli atti vengono trasmessi direttamente agli avvocati d’ufficio iscritti all’ordine di Roma non essendo mai pervenuta l’elezione di domicilio degli indagati. L’Egitto si rifiuta di collaborare, e tra i numerosi depistaggi messi in atto per nascondere la verità la macchina della giustizia italiana si ferma. Il 31 dicembre dello stesso anno,i genitori di Giulio Regeniannunciano di voler procedere con unesposto-denuncia contro lo Stato italianoper violazione della legge 185/90 che vieta l’esportazione di armi «verso Paesi responsabili di violazione dei diritti umani accertati dai competenti organi, e il governo egiziano è tra questi». Il 20 gennaio 2021, cinque anni dopo la scomparsa di Regeni, i pm firmano la richiesta dirinvio a giudizio. Il 25 maggio 2021 il giudice dell’udienza preliminare Pierluigi Balestrieri manda a processo i quattro 007 egiziani, ancora irreperibili, ritenendo «volontaria la sottrazione dal processo» da parte dei 4 imputati. Parere ribaltatodai giudici della Corte d’Assise, che il 14 ottobre 2021 annullano il rinvio a giudizio disposto dal gup ritenendo che non si ha la certezza «dell’effettiva conoscenza del processo da parte degli imputati, né della loro volontaria sottrazione al procedimento». Il caso torna al gup, che l’11 aprile 2022 sospende il procedimento e fissa unanuova udienzaa ottobre dello stesso anno. Il 2 maggio però, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ricorre in Cassazione contro l’annullamento del gup e, prima ancora, della Corte d’Assise, ritenendo gli imputati «finti inconsapevoli».

Redazione

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