Ambiente

New York tassa l’acqua in bottiglia. E noi?

Big Water si arricchisce con la minerale in bottiglia? Lo Stato di New York aggiunge una tassa del 4% da destinare alle infrastrutture idriche. Un’idea che si potrebbe replicare in Italia
Tempo di lettura 5 min lettura
27 maggio 2022 Aggiornato alle 06:30

Se vi trovaste nello stato di New York e voleste comprare una bottiglia di acqua minerale, sia essa in vetro o plastica, nello scontrino trovereste una sorpresa. A lato del prezzo, nella lista delle voci, apparirebbe la dicitura “Tax on Bottled water”, del valore del 4% dell’acquisto. È un modo per sostenere l’acqua pubblica in maniera concreta.

Lo scontrino lo dice esplicitamente: “Questa tassa supporta l’acqua per i cittadini dello stato New York”. Serve per migliorare tubature, impianti di depurazione, controlli per la sicurezza idrica, sistemi di risparmio idrico. È un modo per far si che mentre Big Water (come Nestlè o CocaCola Company) si arricchisce vendendo qualcosa di vostro, si finanzi la possibilità per tutti i cittadini di poter bere e usare acqua pulita e sicura nelle proprie case. È un processo democratico e inclusivo dove tutti ne beneficiano.

Nell’economia circolare non esiste aberrazione più grande dell’acqua in bottiglia. Usare un contenitore di plastica (ma anche di vetro) per un bene che è distribuito a bassissimo prezzo (l’acqua in bottiglia costa ai cittadini fino a mille volte di più), in tutte le case in maniera capillare, con innumerevoli controlli (ben di più dell’acqua in bottiglia) è una follia. Lo dicono i dati di centri di ricerca internazionali e società di consulting, incluso House Ambrosetti, non proprio un aggregatore di attivisti da centri sociali. Lo affermano grandi utilities europee, come la community Valore Acqua.

Allo stesso tempo l’infrastruttura idrica rimane pessima. Quasi il 60% della rete nazionale ha più di 30 anni e il 25% addirittura più di 50 anni. Ed è un vero e proprio colabrodo: il 47,6% dell’acqua prelevata viene dispersa e il 42% delle perdite avvengono nella rete di distribuzione.

L’Italia rimane saldamente al primo posto nel mondo per consumo di acqua in bottiglia, malgrado i costi elevati e l’impatto sull’ambiente dato dalla plastica. Non ci fidiamo, facciamo finta di essere dei buongustai delle due molecole di idrogeno e una d’ossigeno, diamo la colpa alle utilities (ma nella stragrande maggioranza dei casi il cattivo sapore è la mancata manutenzione domestica). Ma invece che investire nell’infrastruttura pubblica preferiamo dare soldi ad azionisti e imprenditori.

Ecco dunque la proposta: una tassa di scopo del 4% sulle bottiglie di acqua minerale vendute nel nostro Paese per riqualificare l’infrastruttura idrica. Chiamiamola tassa sull’acqua minerale o mineral tax per gli amanti degli anglicismi. L’importante è dare un segnale al folle consumo di acqua in bottiglia.

Prevediamo reazioni effervescenti: “l’ennesima accisa”, “ma l’acqua imbottigliata è un bene popolare”, “i solti che vogliono tassare tutto”. Commenti insensati, dato che paghiamo 1.000 volte un bene che è nostro e dobbiamo pretendere sia garantito di grande qualità. Senza contare la questione plastiche, dato che l’acqua è la principale fonte di rifiuti plastici in PET.

I ricavi della tassa sull’acqua in bottiglia potrebbero beneficiare coloro che, meno abbienti, hanno più bisogno di manutenzione sulle tubature domestiche o vogliono avere un sistema per migliorare il gusto dell’acqua (a volte meno onerosi di un’opera di ripristino delle tubature). Colmare il gap infrastrutturale nord-sud che ancora oggi persiste nell’infrastruttura idrica. Realizzare progetti legati ai rischi di siccità, oramai chiari a tutti.

I nemici di questa idea però sono molti e ribollono di rabbia. Innanzitutto il mondo dell’acqua in bottiglia italiano che da anni spende centinaia di milioni di euro in pubbliche relazioni e pubblicità. Sono centinaia di posti di lavoro che rischiano, diranno. Vero ma sono anche centinaia posti di lavoro nelle costruzioni e per tecnici idrici che verranno creati, usando una piccola parte dei proventi della tassa sull’acqua in bottiglia. Anche i ristoratori protesteranno. Ma una riforma legislativa potrebbe liberalizzare una volta per tutte l’acqua alla spina (a pagamento).

In Usa proprio nelle scorse settimane si è sorseggiato il solito dramma contro chi sostiene l’acqua pubblica. Il deputato Angelo Santabarbara, legislatore democratico di Schenectady (NY) ha introdotto una proposta legislativa che abrogherebbe la tassa nello stato di New York. “L’acqua è il prodotto alimentare più essenziale e non dovrebbe essere tassata”, ha detto Santabarbara. “Con l’avvicinarsi dei mesi estivi, questo disegno di legge farà risparmiare denaro ai newyorkesi quando avranno bisogno di acquistare acqua in bottiglia».

Santabarbara addirittura parla delle scorte in bottiglia per le emergenze per deviare l’attenzione. Ma il ragionamento non tiene. I politici e amministratori hanno il dovere – e in Italia per mandato referendario – di garantire acqua di qualità, inodore, sicura nei rubinetti di tutti, in ogni comune del Paese, piccole isole incluse, con l’eccezione di quei comuni tagliati fuori dalla rete idrica (si in Italia ci sono ancora persone non allacciate alla rete idrica).

La mineral tax infine dovrà naturalmente gradualmente sparire. Quando tutti avranno acqua buona dai propri rubinetti e acqua gassata dalle case dell’acqua comunali, allora una bottiglia di acqua effervescente al ristorante stellato, magari ce la si potrà concedere tax free.

Leggi anche
consumi
di Caterina Tarquini 4 min lettura
Il Mar Caspio.
Cambiamento climatico
di Emanuele Dubois 3 min lettura