Città

Bandire le auto dalle zone urbane. Possibile?

Il dilemma verrà affrontato e sciolto oggi e domani a Reggio Emilia, nel corso di Mobilitars: un simposio formativo sulla gestione della mobilità urbana
Credit: Foto di Gabriele Sangalli – via mobilitars.eu
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26 maggio 2022 Aggiornato alle 09:00

Pensare alle nostre città libere da automobili, in vista della transizione energetica, è pura utopia?

Mobilitars, il simposio formativo sulla gestione della mobilità urbana, che si terrà a Reggio Emilia tra il 26 e il 27 maggio, cercherà di rispondere a questa domanda. Anche grazie anche all’intervento del ministro della Mobilità e delle Infrastrutture Sostenibili Enrico Giovannini, del geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, della parlamentare Rossella Muroni e di Carlo Carminucci, direttore di ISFORT.

«La sfida della gestione della mobilità urbana nel terzo millennio dovrà bilanciarsi tra un bisogno di efficienza e di offrire risposte alle crisi energetica, ambientale e climatica che stiamo vivendo – ha spiegato Paolo Pinzuti, CEO di Bikenomist e direttore di MobilitARS - Per questo motivo il tema portante di questa edizione sarà la “Città senz’auto” per provare a immaginare un nuovo modo di muoversi e un utilizzo differente dello spazio urbano».

Secondo Lorenzo Pagliano, fisico e docente del Politecnico di Milano, che si è confrontato con Paolo Pinzuti sulla riduzione delle auto come metodo per affrontare crisi energetica e climatica, bisognerebbe approfondire e concentrarsi sul tema della “sufficienza”, legato ai cambiamenti del comportamento individuale, ma anche su come cambiamento del nostro approccio sociale all’energia.

«La sufficienza implica cambiare mezzo di trasporto mentre efficienza potrebbe significare mantenere il mezzo di trasporto auto, individuale, e migliorarne tecnicamente l’efficienza del motore», ha spiegato Pagliano.

«Il punto è favorire le condizioni affinché sane abitudini come muoversi in sicurezza a piedi e in bicicletta diventino sempre più facili - ha continuato il fisico -, anche in vista di una migliore organizzazione del territorio. Lo stesso vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans ha spiegato che rivoluzionare il nostro stile di vita può avere un grande effetto sulla protezione del clima».

Come? Per esempio, favorendo l’uso del trasporto pubblico, che dovrebbe diventare più sostenibile, anche dal punto di vista economico, fino a diventare gratuito per certe fasce della popolazione meno facoltose. Un’altra sfida, segnalata da Pagliano, sarà ridurre il ricorso all’aereo e incentivare quello al treno.

«Nelle città che hanno dato vita a una trasformazione urbana, grazie a aree verdi e maggiori spazi per la micro-mobilità, tutti gli indicatori di qualità della vita sono più alti – ha specificato Pagliano - Il fatto che sia necessario impegnarsi in questa trasformazione, tanto di efficienza quanto di sufficienza, viene comprovata dai dati impressionanti su quello che è successo al Polo Sud, dove a marzo, per alcuni giorni, le temperature, anziché scendere, hanno fatto un balzo in alto di 50 gradi rispetto alla media».

Un altro tema centrale discusso è stato l’uso delle fonti di energia rinnovabile. «Fortunatamente, stanno penetrando in modo molto rapido ma parallelamente al ricorso alle fonti fossili, con il risultato che siamo emettendo più CO2 rispetto a vent’anni fa».

Questo suggerisce che modificare la fonte energetica non basta: è necessario agire anche sulla domanda.

«Con l’aggiungersi la crisi geopolitica, la IEA, l’organismo internazionale che si occupa di fornitura di energia, ha presentato un piano in 10 punti per ridurre l’utilizzo del petrolio nelle economie avanzate. Ebbene, di questi 10 punti, 9 sono non tecnologici – mentre 1 riguarda l’efficientamento dei motori – e suggeriscono di: rendere il trasporto pubblico più economico, incentivare la micro-mobilità, camminare e andare in bicicletta, telelavoro, domeniche senza auto, circolazione a targhe alterne, riduzione della velocità sulle autostrade di almeno 10 km/h. Tutte strategie che implicano una riorganizzazione sociale e che, insieme, secondo la stima della IEA, in 4 mesi potrebbero portare a una riduzione del 6% del consumo di petrolio».

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