Ambiente

COP26: la sfida del secolo che non dobbiamo perdere

Glasgow si prepara alla COP26, la 26esima Conference Of the Parties che parte domani. Per tredici giorni oltre 190 leader mondiali si riuniranno per far fronte ai cambiamenti climatici
di Chiara Manetti
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 6 min lettura
30 ottobre 2021 Aggiornato alle 16:00

Quanti hanno sentito parlare della COP26 senza sapere esattamente di cosa si tratta? Da circa un anno è l’argomento più discusso su scala globale, al pari del conflitto in Afghanistan o delle rivendicazioni del movimento Black Lives Matter. L’evento e i suoi partecipanti hanno una responsabilità enorme: riuscire a trovare una soluzione globale ai cambiamenti climatici.

Dove e quando si svolge la COP26

Questa edizione è presieduta dal Regno Unito, con la partnership dell’Italia. L’incontro è fissato dal 31 ottobre al 12 novembre a Glasgow, nella sede dello Scottish Event Campus, il più grande centro congressi della Scozia.

Si tratta della 26esima Conference Of the Parties - Conferenza delle Parti - che si svolge ogni anno dal 1995 per discutere dei cambiamenti climatici. Questa riunione è organizzata dalle Nazioni Unite e riunisce i Paesi firmatari del trattato ambientale internazionale noto come UNFCC: la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici dell’ONU, approvata nell’ambito della Conferenza sull’ambiente e sullo sviluppo delle Nazioni Unite tenutasi a Rio de Janeiro, in Brasile, nel 1992, ed entrata in vigore nel 1994 con la ratifica di 50 Paesi. Rappresenta uno snodo fondamentale nelle negoziazioni internazionali finalizzate a combattere i cambiamenti climatici.

Le COP tenutesi negli anni, in particolare la terza, da cui ha origine il Protocollo di Kyoto del 1997, hanno definito obiettivi espliciti di riduzione delle emissioni di gas serra, imponendo un maggior controllo delle emissioni a carico dei Paesi sviluppati. La conferenza di quest’anno, rimandata a causa del Covid-19, è stata preceduta da un incontro preparatorio, denominato Pre-COP, in cui si sono riuniti i ministri del clima e dell’energia di un gruppo selezionato di Paesi.

Gli obiettivi di questa edizione

L’obiettivo primario della COP26 è quello di ridurre le emissioni entro il 2030 per arrivare all’azzeramento nel 2050. Questo consentirebbe di contenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto della soglia di 1,5°C fissata dall’Accordo di Parigi siglato nel 2015 alla COP21. Questo incontro internazionale fu un evento epocale, perché per la prima volta tutti i 195 Paesi partecipanti accettarono di collaborare per un unico obiettivo climatico. Presidenti e primi ministri di tutto il mondo, a Glasgow, riferiranno sui progressi dall’Accordo di Parigi e prenderanno nuove decisioni su come ridurre le emissioni di carbonio.

Nel 2015, oltre al controllo della temperatura globale, si decise di ridurre le quantità di gas serra nocivi prodotti e ricorrere di più all’energia rinnovabile. Inoltre, i Paesi promisero di spendere 100 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti per il clima per aiutare i Paesi più poveri entro il 2020, obiettivo spostato al 2021. A Parigi, poi, i partecipanti si impegnarono a presentare, ogni cinque anni, un piano aggiornato di riduzione delle emissioni, creando un programma nazionale, detto NDC - Nationally Determined Contribution -, che indicasse la misura della riduzione delle proprie emissioni.

Per l’incontro di Glasgow, i vari Paesi dovranno presentare i propri ambiziosi piani aggiornati, secondo quanto deciso a Madrid, nel 2019, alla COP 25. Per questo, a pochi giorni dall’evento, si è innescata una gara a chi avrebbe annunciato più tagli alle emissioni di carbonio da qui al 2050. Ma secondo l’Agenzia per l’ambiente delle Nazioni Unite, alcune delle nazioni che si riuniranno al G20, l’evento globale in cui si parlerà anche di cambiamenti climatici, non hanno neanche raggiunto i loro vecchi obiettivi: Stati Uniti, Canada, Australia, Corea del Sud. Alcuni, come Brasile e Messico, hanno addirittura sottoscritto impegni che portano a un aumento di anidride carbonica.

Per raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro la metà del secolo, i Paesi dovranno accelerare il processo di decarbonizzazione, ridurre le attività di deforestazione, affrettarsi nel passaggio ai veicoli elettrici e incentivare gli investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili; tra gli altri obiettivi figurano anche il sostegno alle popolazioni che risiedono in habitat particolarmente colpiti dai cambiamenti climatici, la protezione e il ripristino degli ecosistemi e la mobilitazione di finanziamenti pubblici e privati per creare delle infrastrutture necessarie alla transizione verso un’economia verde. All’Italia, nell’ottica dell’impegno climatico, va attribuita l’iniziativa Youth4Climate, la conferenza dei giovani sul clima che ha preceduto la Pre-Cop26 e si è tenuta a Milano a fine settembre.

A che punto siamo con le emissioni?

Di recente, l’ONU ha reso noto che gli attuali NDC, compresi quelli recentemente presentati o rivisti dagli Stati Uniti, dall’UE, dal Regno Unito e da più di altri 100 Paesi, sono ancora inadeguati. Se venissero rispettati, infatti, porterebbero comunque un aumento del 16% delle emissioni, lontano dal taglio del 45% necessario. Le temperature in tutto il mondo, attualmente, sono di circa 1,1 – 1,2°C al di sopra dei livelli preindustriali e le emissioni di gas serra sono ancora in crescita. La produzione di anidride carbonica è crollata durante i blocchi di Covid-19, ma è stato un fenomeno temporaneo perché i livelli di Co2 sono aumentati di nuovo da quando le economie hanno ripreso il loro normale corso. Per rimanere entro 1,5°C, le emissioni globali devono diminuire di circa il 7% all’anno per questo decennio. Gli obiettivi a lungo termine fissati dai vari partecipanti alla Cop26 non bastano. Il clima risponde alle emissioni accumulate nel tempo e l’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per circa un secolo dopo essere stata rilasciata. Per questo è necessaria un’azione drastica.

I partecipanti

Da quasi trent’anni l’ONU riunisce quasi tutti i Paesi del mondo per i vertici globali sul clima. I leader che si riuniranno in Scozia saranno 194, a cui si aggiungono decine di migliaia di negoziatori, rappresentanti di governo, imprese, membri della stampa e dei media. Si prevede che la COP26 attirerà più di 30.000 partecipanti, con 10.000 agenti di polizia provenienti da tutto il paese per contribuire alla sicurezza. Sarà inoltre possibile partecipare come privati cittadini in due modi: in qualità di rappresentante di un’organizzazione non governativa (Ong) o intergovernativa (Ing) con lo status di osservatori della COP26, oppure come volontari, come hanno fatto le oltre 10mila persone che hanno inviato la richiesta nei mesi scorsi. In più, si può essere coinvolti ospitando un evento all’interno del programma bisettimanale della conferenza.

Tra le presenze istituzionali, invece, figurano di più le assenze. Il 20 ottobre il Cremlino ha confermato che Vladimir Putin non andrà a Glasgow. Al leader russo si aggiunge il presidente cinese Xi Jinping che, al suo posto, come nelle ultime dieci COP, manderà Xie Zhenhua, l’inviato cinese per il clima. Anche Brasile e Messico mancano all’appello.

Inoltre, non si vedrà la Regina Elisabetta II, che per ragioni di salute non sarà presente ma terrà un discorso a distanza. In rappresentanza della Casa Reale britannica ci saranno il principe Carlo e il principe William. Anche Papa Francesco invierà un delegato: il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.

Allora chi parteciperà? Più di 100 leader mondiali sono attesi a Glasgow, ma solo alcuni hanno dato una conferma definitiva. Tra loro il presidente Usa Joe Biden, rientrato nell’Accordo di Parigi dopo che il predecessore Trump ne era uscito, il primo ministro UK Boris Johnson, l’omologo israeliano Naftali Bennett, il premier indiano Narendra Modi, l’australiano Scott Morrison, il presidente turco Tayyip Erdogan e il primo ministro francese Emmanuel Macron. Ci saranno anche alcuni personaggi illustri, come l’attivista svedese Greta Thunberg, il naturalista David Attenborough, il segretario generale dell’ONU António Guterres, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il filantropo Bill Gates.