Ambiente

Perché gli ambientalisti ce l’hanno con i Coldplay

La celebre band inglese ha annunciato una partnership con la compagnia petrolifera Neste che produce biodiesel. Ma per gli attivisti verdi, è solo greenwashing
Chris Martin, leader dei Coldplay, in concerto ad Amburgo.
Chris Martin, leader dei Coldplay, in concerto ad Amburgo. Credit: Daniel Reinhardt/dpa
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12 maggio 2022 Aggiornato alle 19:00

«Utili idioti a sostegno del greenwashing». È come la ong ambientalista Transport & Environment (T&E) ha definito i Coldplay, il popolare gruppo musicale britannico che la scorsa settimana ha annunciato una partnership con la compagnia petrolifera finlandese Neste allo scopo di dimezzare le loro emissioni di CO2 nel corso del loro prossimo tour.

Neste sostiene di essere «il principale produttore mondiale di diesel rinnovabile e carburante sostenibile», ma secondo uno studio pubblicato nel 2020 da Friends of the Earth, i suoi fornitori di olio di palma sono responsabili della deforestazione di almeno 10.000 ettari dall’inizio del 2019, oltre a essere stati coinvolti in casi di corruzione e violazioni dei diritti del lavoro.

«Neste sta usando cinicamente i Coldplay per ripulire la propria reputazione. Questa è una società legata al tipo di deforestazione che farebbe sgomento a Chris Martin e ai suoi fan», ha dichiarato Carlos Calvo Ambel, senior director di T&E. E ha concluso: «Non è troppo tardi, dovrebbero abbandonare ora la loro partnership con Neste e concentrarsi invece su soluzioni realmente pulite».

Nel 2019 il giornalista della Bbc Colin Paterson rivolse al leader dei Coldplay una domanda provocatoria: «Quanto è difficile essere una band ambientalista e fare tour globali?». Chris Martin gli rispose che il gruppo avrebbe interrotto la tournée finché non avesse trovato un modo per renderla ecosostenibile.

La notizia ebbe una grande eco mediatica e venne accolta con entusiasmo da aziende e associazioni sensibili al tema che aiutarono la band a elaborare un piano d’azione articolato in 12 punti, con cui il gruppo si impegnava ad abbattere i consumi riducendo i viaggi aerei e attraverso un ventaglio di soluzioni green.

Per questo il tour del loro ultimo album Music of the Spheres, partito il 18 marzo dalla Costa Rica senza prevedere date in Italia, comprende pannelli fotovoltaici allestiti sul palco e intorno allo stadio, una pista da ballo a energia cinetica che converte il movimento del pubblico in elettricità e una app che suggerisce agli spettatori come pianificare gli spostamenti per inquinare meno.

«Quando abbiamo annunciato questo tour abbiamo detto che avremmo fatto del nostro meglio per renderlo il più sostenibile e a basso impatto di carbonio possibile, ma che sarebbe stato un lavoro in corso. Questo rimane vero. Non affermiamo di aver ancora capito tutto», si è giustificata la band.

E ha aggiunto: «Prima di nominare Neste come fornitore di questi prodotti a base di biocarburanti, abbiamo ricevuto la garanzia che non utilizzassero materiali vergini nella loro produzione, soprattutto non olio di palma. Sappiamo che utilizzano solo prodotti di scarto rinnovabili, come olio da cucina e sottoprodotti della fabbricazione di polpa di cellulosa ottenuta dal legno».

La ong però ribatte: «Metà dell’olio da cucina usato nell’Ue è importato - soprattutto da Cina, Indonesia e Malesia -, e ci sono seri interrogativi se questi scarti di cucina siano veramente “usati”».

A sostegno di questa dichiarazione anche la Corte dei conti europea ha criticato la capacità dell’Europa di verificare l’origine di queste importazioni.

Sulla questione è quindi intervenuta la stessa Neste, che ha precisato come la collaborazione con i Coldplay escluda l’utilizzo di olio di palma come materia prima. La portavoce della compagnia Hanna Leijala ha aggiunto: «Neste prevede di ridurre la quota di olio di palma convenzionale allo 0% dei suoi input globali di materie prime rinnovabili entro la fine del 2023». Attualmente questa quota rappresenta il 7% degli input di carburante dell’azienda.

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