Ambiente

Le foreste non compensano più il cambiamento climatico

I siti eletti patrimonio dell’umanità dall’Unesco sono a rischio estinzione: i cambiamenti climatici e il disboscamento li stanno decimando
Tra il 2001 e il 2020, 10 delle 223 località incluse nello studio sono "emettitori netti di carbonio"
Tra il 2001 e il 2020, 10 delle 223 località incluse nello studio sono "emettitori netti di carbonio"
Tempo di lettura 2 min lettura
28 ottobre 2021 Aggiornato alle 12:59

Le foreste del patrimonio Unesco non reggono più il riscaldamento globale. Il nuovo rapporto pubblicato da tre organizzazioni internazionali come IUCN - Unione internazionale per la conservazione della natura -, World Resources Institute e Unesco, mostra che questi ecosistemi sono sempre meno in grado di assorbire anidride carbonica.

Il ruolo di regolazione climatica proprio di oceani e foreste sta venendo meno a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane. In primis incendi, tempeste, inondazioni, siccità e temperature estreme, e disboscamento illegale, raccolta del legno e invasione agricola. Ognuno di questi motivi colpisce circa il 60% dei siti Patrimonio dell’Umanità disboscamento.

Attraverso la fotosintesi, le foreste assorbono grandi quantità di anidride carbonica emessa principalmente dalle attività umane, limitando l’accumulo di gas serra nell’atmosfera. Secondo uno studio pubblicato a gennaio sulla rivista Nature Climate Change, i boschi del nostro pianeta consentono di catturare, ogni anno, quasi 8 miliardi di tonnellate nette di Co2: equivalgono a poco meno delle emissioni della Cina relative al 2020.

Per tracciare l’anidride carbonica assorbita e rilasciata dalle aree forestali prese in analisi, i ricercatori si sono serviti dei dati satellitari del Global Forest Watch, che scruta in tempo reale l’evoluzione delle foreste nel mondo. Grazie a queste mappe e alla ricerca condotta da WRI, per la prima volta sono stati stimati il carbonio lordo e netto assorbito ed emesso dalle foreste Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco tra il 2001 e il 2020 e sono state determinate le cause delle emissioni da alcuni siti. Tali siti, che coprono 69 milioni di ettari, contengono 13 miliardi di tonnellate di anidride carbonica nella vegetazione e nel suolo.

Si stima che “Le foreste di tutti i siti Patrimonio dell’Umanità abbiano rimosso dall’atmosfera circa 190 milioni di tonnellate di CO2 all’anno tra il 2001 e il 2020”. Ma negli ultimi 20 anni, queste aree hanno perso 3,5 milioni di ettari di foresta, l’equivalente del Belgio, e 10 siti su 223 hanno emesso più Co2 di quanta ne abbiano assorbita. “Le foreste del patrimonio mondiale dell’Unesco possono continuare ad assorbirla solo se saranno protette efficacemente dalle minacce locali e globali”, conclude lo studio. La portata globale dei cambiamenti climatici e la rilevanza dei Patrimoni dell’umanità dovrebbero spingere governi, società civile, popolazioni indigene, comunità locali e settore privato ad agire concretamente. O sarà troppo tardi.