Ambiente

Il clima cambia? Arrivano nuovi virus

La relazione tra climate change e pandemie in uno studio su Nature. Entro 50 anni ci potrebbero essere 15.000 scambi di patogeni tra mammiferi
Credit: Heidi Fin
Riccardo Liguori
Riccardo Liguori giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
4 maggio 2022 Aggiornato alle 07:00

Torna sul banco degli imputati il cambiamento climatico. Insieme a uno dei possibili effetti che porta con sé. Il divampare di nuove pandemie.

Lo scambio di virus tra specie animali sembra essere direttamente collegato all’aumento della temperatura terrestre, e a tutte le conseguenze che ne derivano. Lo attesta un nuovo studio, pubblicato su Nature, nel quale si prevede che entro i prossimi 50 anni gli effetti della crisi climatica potrebbero indurre oltre 15.000 scambi di virus tra mammiferi. Questo perché il climate change comporterà un mutamento spaziale degli habitat della fauna selvatica, incrementando gli incontri tra specie e dunque la possibilità di trasmettere agenti patogeni.

Lo studio, tra i primi a quantificare quante volte potrà verificarsi uno spillover, da una parte avverte che l’esplosione di più focolai rappresenterebbe una seria minaccia per la salute umana e animale, dall’altra cerca di fornire ai governi e alle organizzazioni sanitarie un motivo in più per investire nella sorveglianza dei patogeni e nel miglioramento delle infrastrutture sanitarie.

«Questo lavoro ci fornisce prove più incontrovertibili sul fatto che i prossimi decenni non saranno solo più caldi, ma anche più malati» afferma Gregory Albery, ecologista delle malattie presso la Georgetown University di Washington DC e coautore dello studio. Per fare le loro previsioni, per 5 anni Albery e i colleghi hanno combinato modelli di trasmissione del virus e distribuzione delle specie in vari scenari di cambiamento climatico, concentrandosi sui mammiferi per la loro rilevanza per la salute umana.

Il modello di trasmissione del virus prevede la probabilità che un virus salti tra le specie per la prima volta, analizzando dove le specie potrebbero incontrarsi quando i loro habitat muteranno e quanto siano strettamente correlate dal punto di vista evolutivo. Infatti, si legge nello studio, è più probabile che i virus si trasmettano tra specie correlate.

La ricerca prevede che gran parte della nuova trasmissione del virus avverrà quando le specie si incontreranno per la prima volta mentre si spostano in luoghi più freddi. Secondo gli autori dello studio, questo accadrà più spesso ad alta quota negli ecosistemi ricchi di specie, in particolare nelle aree dell‘Africa e dell’Asia, e in aree densamente popolate da esseri umani, tra cui la regione africana del Sahel, l’India e l’Indonesia.

Supponendo che il surriscaldamento del Pianeta si mantenga entro i +2 °C rispetto al periodo preindustriale, il numero di inediti incontri tra le specie raddoppierà entro il 2070.

In tutto questo, i pipistrelli potrebbero essere i protagonisti di questo quadro a tinte fosche. Noti serbatoi di virus, costituiscono circa il 20% dei mammiferi e, in parte perché in grado di volare, hanno meno probabilità di incontrare ostacoli allo spostamento dei loro habitat.

Ad oggi rimane però difficile ipotizzare le conseguenze dirette sulla salute umana.

«Prevedere il rischio di salti virali dai mammiferi all’uomo è più complicato, poiché queste ricadute si verificano in un complesso ambiente socioeconomico, ecologico e umano», ha spiegato Kate Jones, esperta di modelli che analizzano le interazioni tra ecosistemi e salute umana all’University College di Londra.

Tuttavia, i ricercatori esortano a non perdere tempo: il Pianeta si è già riscaldato di oltre 1 °C rispetto al periodo preindustriali e questo sta guidando la migrazione delle specie. Dunque anche lo scambio di malattie.

Proprio per questo, i ricercatori chiedono ai governi e alla comunità internazionale di migliorare il monitoraggio e la sorveglianza degli animali selvatici e delle malattie zoonotiche, in particolare nei futuri hotspot come il sud-est asiatico. Per lo stesso motivo, lo stop alla deforestazione sarà strategie indispensabile a scongiurare il peggio.

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