Diritti

Storia dell’aborto negli Usa

Negli Stati Uniti fa discutere la bozza, trapelata su Politico, di un possibile annullamento della sentenza “Roe v. Wade” del 1973
Una manifestazione davanti alla Corte Suprema Usa, lo scorso dicembre: in aula il caso del Mississippi Ban sull'aborto.
Una manifestazione davanti alla Corte Suprema Usa, lo scorso dicembre: in aula il caso del Mississippi Ban sull'aborto. Credit: Carol Guzy/ZUMA Press Wire
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3 maggio 2022 Aggiornato alle 17:00

La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe schierarsi a favore dell’annullamento della “Roe v. Wade”, sentenza del 1973 che garantisce il diritto all’aborto a livello federale. A rivelarlo in esclusiva Politico, dopo aver ottenuto una prima bozza di parere maggioritario della Corte stessa.

Il documento, redatto il 10 febbraio dal giudice Samuel Alito, non rappresenta il verdetto definitivo, per il quale si dovrà aspettare almeno fino a giugno. Inoltre, come ha sottolineato Politico, «non è chiaro se ci siano state modifiche successive alla bozza».

Il giornale americano spiega che, secondo una persona «familiare alle deliberazioni della Corte», quattro giudici su un totale di nove hanno appoggiato Alito. Rimane dubbia la posizione di John Roberts, Presidente della Corte Suprema.

Qualora la sentenza “Roe v. Wade” venisse definitivamente respinta, le decisioni in materia di aborto cadrebbero nelle mani dei singoli Stati, dove i governatori più conservatori potrebbero vietarlo del tutto.

L’importanza di questo documento va ricercata anche nella sua unicità: nell’era contemporanea, nessuna bozza di decisione della Corte era mai stata diffusa pubblicamente mentre un caso si trovava ancora in fase d’esame.

La Roe v. Wade

La sentenza Roe versus Wade è stata promulgata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 1973, per il riconoscimento del diritto all’aborto volontario. Prima della sua approvazione, l’interruzione di gravidanza era regolata dai singoli Stati: una condizione alla quale gli Stati Uniti tornerebbero qualora la bozza della Corte dovesse rivelarsi definitiva.

Il caso presentato riguardava la gravidanza di Norma McCorvey (o Jane Roe, suo pseudonimo), donna rimasta incinta ma che non poteva abortire perché residente in Texas, dove all’epoca la pratica era illegale (se non per salvare la vita della madre).

Con una maggioranza di 7 giudici a favore e 2 contrari, il verdetto del caso stabilì il diritto delle donne a interrompere la gravidanza: sempre e per qualsiasi motivo durante il primo trimestre, con alcune limitazioni nel secondo e con possibili divieti totali per l’ultimo (tranne che per salvare la vita della madre).

La Roe v. Wade fu riconcettualizzata nel 1992 con il Planned Parenthood v. Casey, sostituendo il parametro dei trimestri con quello della “viability” del feto, ovvero della sua capacità di sopravvivere al di fuori dell’utero materno, consentendo così l’interruzione di gravidanza fino alla 24esima settimana.

Il caso Mississippi

La bozza diffusa da Politico è parte del caso Dobbs v. Jackson Women’s Health Organization. L’oggetto in analisi è la costituzionalità della legge anti abortista del Mississippi (Gestational Age Act) proposta nel 2018, per vietare l’aborto dopo la 15esima settimana.

Questa andrebbe a vanificare i risultati ottenuti dalla Roe v. Wade e dalla successiva Casey, un’idea che è già emersa dalla bozza appena diffusa. Secondo lo Stato del Mississippi, nella Costituzione americana non ci sono elementi a supporto del diritto all’aborto

Il futuro dell’aborto nei singoli Stati

Il Guttmacher Institute ha pubblicato una mappa interattiva, “Se la Roe v. Wade cade”, dove i singoli Stati sono colorati in modo diverso a seconda dell’approvazione o non approvazione di un divieto di aborto in caso di caduta della sentenza.

I rossi sono quegli Stati che vieterebbero quasi certamente l’interruzione di gravidanza (la maggior parte controllati da repubblicani) mentre i blu e i grigi sono i restanti, quelli che difficilmente approverebbero un tale divieto.

Cliccando sui Paesi rossi si può anche scoprire quale Stato fornitore di aborto legale risulterebbe essere il più vicino per le donne che vogliano esercitare il proprio diritto di scelta.

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