Economia

La salute del Pianeta è nelle mani (anche) delle imprese

Crisi climatica e pandemia sono ben connesse tra loro: per risolverle è necessario il coinvolgimento della società. Lo sostiene l’imprenditore Andrea Illy, presidente di Regenerative Society Foundation
Credits: Regenerative Society Foundation
Credits: Regenerative Society Foundation
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 6 min lettura
25 aprile 2022 Aggiornato alle 15:00

Come sta il nostro Pianeta? E cosa si può fare, concretamente, per promuovere un nuovo modello di sviluppo che lo tuteli e preservi la salute dei cittadini? E chi, soprattutto, dovrebbe occuparsene? «Le vere protagoniste del nuovo approccio socioeconomico rigenerativo sono le imprese», spiega alla Svolta l’imprenditore Andrea Illy, presidente della Regenerative Society Foundation, nata nel 2020.

L’aspirazione della fondazione, senza scopo di lucro, è creare valore economico preservando o ripristinando gli ecosistemi con benefici per l’ambiente e per il benessere dell’umanità. «Immaginiamo una società rigenerativa dove l’uomo vive in totale armonia con la natura, senza inquinare e consumando soprattutto risorse che possono essere rigenerate», spiegano sul sito ufficiale.

Con l’economista e saggista statunitense Jeffrey Sachs, «un mentore che ci fa da timone», Andrea Illy spiega che l’obiettivo del gruppo è «coinvolgere il maggior numero di organizzazioni con il massimo impatto possibile». Per questo la coalizione riunisce imprenditori, politici, accademici, leader spirituali, organizzazioni governative e non, membri della società civile, per promuovere una accelerazione verso questo nuovo paradigma, sviluppando e istituzionalizzando un modello di economia rigenerativa.

Illy, anche presidente di Illycaffè S.p.A, che per il decimo anno consecutivo è stata eletta una delle delle World’s Most Ethical Companies 2022, spiega che l’idea di creare una coalizione che accompagnasse le imprese nella transizione viene da Davide Bollati, presidente del Gruppo Davines, che è uno dei fondatori insieme, tra gli altri, alla Fondazione Ernesto Illy e al Sustainable Development Solutions Network delle Nazioni Unite.

Secondo Illy sono proprio le imprese, con i loro capitali di investimento, innovazione, ricerca e sviluppo e, collettivamente, le sole a poter raggiungere la massa critica necessaria a innescare il cambiamento e, al contempo, migliorare il benessere dei cittadini. «Abbiamo pensato per 12 mesi a come partire con la Fondazione, per evitare i soliti luoghi comuni e dare una definizione chiara per costruire un modello di business», spiega Illy. E ora che l’approccio sostenibile apporta anche un vantaggio economico, «c’è un interesse esponenziale da parte delle imprese. Inoltre, i regulator europei e i giovani attivisti, ormai, sgominano quelle realtà che non sono sostenibili, e anche la finanza fa sempre più richieste in questo senso».

E allora qual è la difficoltà delle imprese, oggi? «Non sanno come fare. Come accedere ai fondi pubblici, alle tecnologie necessarie, che spesso non hanno ancora raggiunto l’efficienza per fare la transizione energetica». Ed è per questo che la fondazione sosterrà imprese e progetti rigenerativi – dunque servizi ecologici del suolo e dell’acqua, agricoltura non convenzionale, rigenerazione urbana, cattura diretta dell’aria, materie prime circolari - attraverso il trasferimento di conoscenza, l’individuazione di soluzioni di finanziamento, partenariati pubblico-privati e attività di misurazione. E forse, un giorno, la salute del Pianeta ringrazierà.

Di indagare le condizioni di salute del mondo si sono occupati Paolo Vineis, direttore scientifico della Regenerative Society Foundation, professore di Epidemiologia ambientale all’Imperial College di Londra e visiting professor all’Istituto italiano di tecnologia di Genova e Luca Savarino, professore di Bioetica all’Università del Piemonte Orientale e membro del Comitato nazionale per la bioetica. Nel libro che hanno scritto a quattro mani, intitolato La salute del mondo, edito da Feltrinelli, un epidemiologo e un filosofo dialogano sul nuovo approccio necessario per affrontare le sfide del ventesimo secolo, dalle cause della pandemia alle responsabilità della politica in merito alla crisi ambientale.

«A un problema globale come la salute collettiva dovrebbe corrispondere una risposta globale», ha spiegato la giornalista Cristina Gabetti, moderatrice della presentazione del libro presso la Fondazione Feltrinelli di Milano, in cui è intervenuto anche Andrea Illy. Gabetti ha fatto riferimento allapreparedness”, ovvero la capacità di essere pronti ad affrontare le crisi preannunciate, «come la pandemia: lo aveva rivelato il rapporto “A world at risk” pubblicato nel 2019 dal Global preparedness monitoring board».

L’organismo coordinato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Banca Mondiale in risposta all’epidemia di virus Ebola nell’Africa occidentale, infatti, aveva parlato di una minaccia molto concreta di una pandemia altamente letale di un agente patogeno delle vie respiratorie.

Nel libro, pubblicato a novembre 2021, si fa un continuo rimando alla relazione fondamentale tra natura e cultura, scienza ed etica, spingendo il lettore e la comunità intera ad andare oltre questa dicotomia. Le domande del testo, diviso in tre parti, spaziano dai dilemmi di un medico in terapia intensiva ai dubbi di qualsiasi comune cittadino di fronte a questo scenario in cui la salute degli uomini e le condizioni della Terra sono più intrecciate che mai.

«Il filosofo inglese Timothy Morton sostiene che la pandemia e la crisi ambientale siano “iperoggetti”. Ovvero, così grandi, così smisurati, che rendono difficile categorizzarli e analizzarli», spiega Savarino. «La natura della pandemia è comprensibile solo se vista come un fenomeno complesso». Nell’analizzarlo, «bisogna coinvolgere l’intera società, c’è un enorme problema di governance visibile anche in merito al discorso energetico e alla guerra. La dicotomia tra scienza e valori è irrisolta, ma è al centro di tutti i nostri problemi. E il Covid ha richiamato l’urgenza del dialogo tra discipline umanistiche e scientifiche», aggiunge Vineis, che di recente è stato riconfermato nel Nuovo Consiglio superiore di sanità.

Questa comunicazione è anche al centro della Regenerative Society Foundation, secondo cui i danni all’ambiente vanno ripristinati, guarendo così sia il Pianeta che le persone. Perché come ha spiegato l’ong di protezione ambientale Wwf nel report intitolato “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi”, molte delle malattie emergenti «non sono catastrofi casuali, ma la conseguenza del nostro impatto sugli ecosistemi naturali».

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