Ambiente

Una miniera che non sfruttiamo ancora abbastanza: i Raee

Di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche l’Italia ne raccoglie ogni anno 385mila tonnellate. Eppure, il Paese è ancora indietro rispetto all’obiettivo fissato dall’Europa per potere portare benefici concreti all’economia circolare di questo settore
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15 aprile 2022 Aggiornato alle 09:00

Una miniera di rifiuti utili da sfruttare. Metalli, terre rare, materiali vari che fanno parte delle apparecchiature elettroniche oggi sono una risorsa, anche per dipendere meno da altri Paesi, ma in Italia siamo ancora indietro rispetto all’obiettivo necessario fissato dall’Europa per potere avere benefici concreti dall’economia circolare di questo settore.

Ogni anno nel nostro Paese si raccolgono infatti 385 mila tonnellate di Raee, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, circa 6 kg per abitante, ma dovremmo arrivare secondo i target europei almeno a 600 mila tonnellate, 11 chili l’anno per persona.

In sostanza, come hanno ricordato gli operatori del settore in un recente convegno a Roma, dobbiamo raddoppiare la raccolta e le quantità da gestire. In questo modo potremo dare una risposta concreta alla carenza di molte materie prime.

Secondo Giorgio Arienti, direttore generale di Erion Weee, nel nostro Paese abbiamo un «potenziale enorme se consideriamo che da 100 Kg di Raee si ricavano oltre 90 Kg di materie prime seconde. Se riuscissimo, dunque, a raccogliere le oltre 600mila tonnellate, come ci chiede la comunità europea, potremmo mettere sul mercato 550mila tonnellate di materie prime seconde».

Si parla di ferro, alluminio, rame, ma anche cobalto, palladio e litio utili per esempio nell’industria elettronica e oggi sempre più richiesti, tutte «materie che noi al momento importiamo dipendendo da regimi che oggi sono poco disposti a concedere qualcosa. Dobbiamo provare ad affrancarci. I Raee da soli non bastano a cambiare la situazione ma sarebbero un passo importante nella direzione giusta», precisa Arienti.

Nel convegno romano i principali attori della filiera hanno lanciato così un appello al governo, con 32 proposte, per cercare di aumentare la raccolta, così come la vigilanza e il controllo e al tempo stesso diminuire i flussi illegali di Raee.

Danilo Bonato, direttore generale di Erion Compliance Organization, ha ricordato per esempio come «noi importiamo circa 40 miliardi di metalli e minerali per 70 milioni di tonnellate all’anno e molti di questi arrivano proprio da Paesi come la Cina, ma anche la Russia e l’Ucraina. Questa crisi globale ci sta mettendo davvero in difficoltà. È una situazione di forte rischio paese che ha una dipendenza eccessiva dalle materie prime critiche che arrivano da Paesi dotati di risorse minerarie. Ecco che allora diventa un imperativo categorico darsi da fare e aumentare la capacità di riciclare i nostri rifiuti tecnologici che contengono molte di quelle materie prime che servono ad alimentare le nostre industrie di punta, l’aerospaziale, la difesa, le rinnovabili, l’elettronica, l’automotive».

Oltre al fatto che riciclare più materiali permetterebbe di risparmiare un importante livello di emissioni climalteranti, in una Italia che consuma ogni anno circa 500 milioni di tonnellate di materie prime, di cui oltre la metà arrivano dall’estero, un investimento sull’economia circolare legata ai Raee dovrebbe dunque essere una mossa strategica e doverosa per il futuro.

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