Ambiente

Anche il Mediterraneo ha la febbre

Dallo scorso anno, le coste tirreniche sono pattugliate da oltre 60 sensori “termometro” per monitorare gli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi acquatici. Già oggi sappiamo che il Mare Nostrum è più caldo di 2°C
Riccardo Liguori
Riccardo Liguori giornalista
Tempo di lettura 3 min lettura
11 aprile 2022 Aggiornato alle 11:00

Il Mediterraneo ha la febbre. Nel 2019 la temperatura superficiale del Mare Nostrum era di quasi 2 gradi superiore alla media. E secondo il sesto rapporto dell’Ipcc del 2022, a fine secolo l’aumento sarà tra 0,6 e 4,5 gradi.

Il problema è che un mare sempre più caldo è un luogo inospitale per le specie autoctone. E, viceversa, sempre più ambito da tutte quelle invasive che, per esempio, accedono dal Canale di Suez.

Da circa un anno, 67 sensori-termometro, presenti in 12 stazioni lungo le coste tirreniche, ci informano sull’attuale aumento della temperatura del mare e su quanto gli effetti del surriscaldamento delle acque e delle onde di calore stanno impattando sulla biodiversità acquatica.

I dati e le osservazioni raccolte grazie a questi strumenti hanno il potenziale di informare i ricercatori sui meccanismi alla base della sofferenza degli ecosistemi marini. Soprattutto, della salute di gorgonie (parenti stretti del corallo rosso), alghe coralline e madrepore arancioni (coralli). “Un fenomeno - ha spiegato Enea in una nota - che gli scenari climatici indicano come sempre più frequente in futuro e che può influenzare in modo determinante gli ecosistemi costieri”.

Posizionati tra i 5 e i 60 metri di profondità, i sensori-termometro rientrano nel progetto MedFever, che ha riunito l’impegno di Enea, come partner scientifico, l’associazione MedSharks – impegnata da sette anni nello studio e conservazione di un’oasi sottomarina nel golfo di Napoli - come coordinatore e l’azienda Lush. Così come un gruppo di subacquei volontari.

Della grandezza di una scatola di fiammiferi, la loro posa risale a meno di un anno fa e i primi risultati sono online, e dunque consultabili sulla piattaforma open source SeaNoe.

Calibrati dai tecnici dell’Enea per raggiungere la precisione di 0,1 gradi centigradi, questi sensori misurano, a intervalli di 15 minuti, la temperatura marina.

“Dallo spazio – si legge sul sito del progetto MedFever - i satelliti stimano in modo abbastanza preciso la temperatura del mare. I sensori dei satelliti però si fermano in superficie e poco o nulla si sa di quanto accada sui fondali: pochissimi i termometri posizionati sott’acqua in tutto il Mediterraneo”.

Sono stati posizionati in 18 punti, tra la Toscana e la Sicilia. Nello specifico, nell’Isola del Giglio, nel Golfo di Napoli, Capri e Palinuro (Campania), nello Stretto di Messina, a Palermo e San Vito lo Capo (Calabria e Sicilia). Ma anche nel Golfo di Cagliari, Capo Figari, Santa Teresa di Gallura e Isola Mortoriotto (Sardegna), Nettuno e Ponza (Lazio).

Nelle prossime settimane, la rete MedFever allargherà la sua operatività, anche grazie ai gruppi subacquei della Guardia Costiera. Che saranno impegnati a installare altre cinque stazioni.

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