Ambiente

15 ettari al giorno di cemento in più

Il suolo è un bene essenziale per la nostra biodiversità, ma limitato e sempre più eroso dall’urbanizzazione. Il progetto europeo Soil4Life ha tracciato un bilancio italiano e internazionale per la sua salvaguardia
Riccardo Liguori
Riccardo Liguori giornalista
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30 marzo 2022 Aggiornato alle 07:00

L’essenziale, invisibile agli occhi, da cui proviene il 95% del cibo che produciamo. Che tutela e accoglie oltre un quarto della biodiversità. Risorsa limitata, non rinnovabile ma essenziale, oggi il suolo è vittima di degrado. Anche in Italia.

Nella Penisola, infatti, le nuove coperture artificiali sono aumentate, nell’ultimo anno, di 56,7 chilometri quadrati: l’equivalente di 15 ettari al giorno. Facendo perdere al nostro territorio circa 2 metri quadrati ogni secondo, a discapito di aree naturali e agricole, per edificare nuovi edifici, infrastrutture commerciali, produttive, logistiche.

«Se alla risorsa suolo normalmente viene destinata pochissima attenzione, in situazioni difficili come quella attuale, dopo due anni di pandemia e con una guerra in corso, il tema rischia di sparire totalmente dal dibattito politico a favore di “emergenze più gravi” – ha fatto sapere Legambiente durante il convegno conclusivo romano sul progetto europeo Soil4life, cui ha partecipato tra gli altri anche Ispra, Politecnico di Milano, Roma Capitale e Green Istria. Proprio la situazione grave di crisi delle materie prime e di speculazione sui prezzi delle commodity agricole dovrebbe invece indurci a rivalutare l’importanza strategica del suolo sano come risorsa alla base della resilienza del nostro sistema agroalimentare, e quindi garanzia fondamentale per assicurare la continuità della produzione di cibo».

Arrivato alla sua naturale conclusione, dopo 4 anni di attività, Soil4life nasce nell’ottobre 2018 come progetto che riunisce 3 Stati (Italia, Francia e Croazia) e 9 istituzioni, con l’obiettivo principale di promuovere un uso sostenibile del suolo in quanto risorsa strategica, limitata e non rinnovabile, con un duplice obiettivo. Da una parte massimizzare l’erogazione dei servizi ecosistemi e dall’altra non peggiorare (ma, anzi, migliorare dove possibile) la matrice organica.

Tuttavia, ha sottolineato l’associazione ambientalista, la pressione delle lobby agroindustriali europee mira a indebolire la condizionalità ambientale della PAC e a rinviare gli obiettivi tracciati dal Green Deal, attraverso la strategia Farm to Fork, di riduzione di impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici in agricoltura. «Per tentare di incrementare la produttività agricola a breve termine si è disposti a compromettere la salute del suolo e, dunque, a lungo termine, a minacciarne la fertilità».

Oggi in Italia il 20% del suolo è già considerato a rischio di desertificazione. Numeri importanti che si aggiungono a quelli relativi alla quantità persa a causa dell’urbanizzazione: solo nell’ultimo quindicennio sono stati impermeabilizzati oltre 105.000 ettari di suolo, l’equivalente di un’area estesa quanto Roma. Una superficie che, se fosse stata destinata a coltivazioni di mais anziché a cemento, avrebbe prodotto fino a 1,5 milioni di tonnellate di cereali l’anno.

«Pensiamo che non ci sia più tempo per rinviare la assunzione di un impegno forte e vincolante per dotare l’Europa di una direttiva per la protezione dei suoli, per questo, anche grazie al progetto Soil4life, abbiamo attivato iniziative internazionali di sostegno e un appello per una leadership europea nella lotta al degrado del suolo», ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente.

Nel corso del convegno Ciafani ha ricordato: «Sono passati ben 10 anni da quando l’allora ministro all’agricoltura Mario Catania annunciava il testo di una proposta di legge nazionale per fermare il consumo di suolo in Italia. Da allora le proposte si sono moltiplicate, ma una legge per proteggere il suolo non è mai uscita dalle secche della discussione parlamentare. Il progetto Soil4Life che ha permesso a realtà italiane e straniere, impegnate sui diversi aspetti legati al suolo, di confrontarsi e sperimentare metodologie di tutela e valorizzazione di questa preziosissima risorsa, si chiude quindi con un appello alla politica italiana, affinché si porti a compimento un processo legislativo durato già molto più del dovuto».

A preoccupare non è solo il consumo di suolo ma anche la sua contaminazione, generata dall’uso di sostanze chimiche in agricoltura e legata ad attività industriali. «La presenza di contaminazione con i conseguenti oneri di bonifica – ha fatto sapere Legambiente – costituisce uno dei più grandi ostacoli al riutilizzo di siti industriali dismessi, e così si finisce per consumare altro suolo per le nuove attività. Per evitarlo occorrerebbero agevolazioni che permettano di accelerare sia la bonifica dei suoli che il loro riutilizzo in operazioni di rigenerazione urbana.

Infine, il problema dell’utilizzo intensivo del suolo con finalità agricole, che può portare a perdita di sostanza organica. Si tratta di fenomeno di impoverimento progressivo anticamera della desertificazione, in particolare nelle regioni a clima più caldo.

«Buone pratiche agricole, a partire dall’agricoltura biologica e dallo sviluppo della produzione e dell’uso di compost di qualità sui suoli agricoli, possono fermare o addirittura invertire la perdita di sostanza organica dei suoli coltivati. La conservazione della sostanza organica nel suolo è infatti il secondo grande tema del progetto Soil4life. Una sfida importante è dunque garantire che le future generazioni possano continuare a disporre di suoli fertili perché ricchi di sostanza organica».

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