Ambiente

Robot seminatore e… piccole grandi idee per il Pianeta

Non solo raccolta differenziata e prodotti biodegradabili. Se vuoi prenderti cura della Terra in modo geniale e green, ecco la rubrica che fa per te
Tempo di lettura 4 min lettura
20 maggio 2024 Aggiornato alle 17:00

Tra gli slogan più ricorrenti delle manifestazioni per il cambiamento climatico e contro l’inquinamento ambientale, ricordiamo tuttə il famoso “There is no planet B”. Già, non esiste un Pianeta B, ma un piano B c’è. Anzi, più di uno. Ogni giorno c’è qualcunə che ne sa una più del diavolo e lancia idee geniali e invenzioni eccezionali ed ecosostenibili.

Come? Dando una nuova vita a oggetti quotidiani che regolarmente gettiamo senza riflettere sulle possibilità di riutilizzo, o ingegnandosi per trasformare il banale in straordinario.

Se ti sei chiestə almeno una volta cosa puoi fare per salvare il Pianeta, ma le risposte che hai trovato erano sempre le solite e banali raccomandazioni che segui già da una vita, allora questa è la rubrica che fa per te. Abbiamo raccolto le migliori invenzioni che possono aiutare la Terra che abitiamo. Tu sei dei nostri?

HybriBot

HybriBot è un robot “seminatore” che nasce nell’ambito del progetto europeo i-Seed, coordinato da Barbara Mazzolai di Iit, e dell’ecosistema dell’innovazione Raise (Robotics and AI for Socio-economic Empowerment), finanziato dal Pnrr in Italia.

Si tratta di un robot realizzato con farina e avena e progettato per facilitare la riforestazione: pesa appena 60 mg e al suo interno può ospitare semi naturali di diverse piante, che poi deposita insinuandosi tra le fessure del suolo.

Come funziona? Il robot è composto da una capsula biodegradabile di 60 milligrammi di peso, realizzata partendo dalla farina grazie a tecniche di micro-fabbricazione 3D.

La capsula, poi, è ricoperta di etilcellulosa, per conferire impermeabilità e stabilità, ed è collegata a due appendici naturali del frutto dell’avena, che reagiscono alla presenza di umidità nell’aria. Quando ruotano, le appendici si incrociano e nell’intersezione accumulano energia elastica che, una volta rilasciata, muove la capsula nel terreno. Grazie a questa tecnologia innovativa e del tutto naturale che produce energia, Hybribot non necessita di batterie o altri sorgenti di energia aggiuntive.

Testato in diversi terreni, dalla sabbia al terriccio, è già riuscito a far germogliare con successo piantine di pomodoro, cicoria e salcerella, uno dei fiori preferiti dalle api.

L’utilizzo di materiali biodegradabili e di origine vegetale rende HybriBot un dispositivo a basso impatto ambientale, innocuo anche nell’eventualità che un animale lo possa mangiare.

Algix

Algix è un’azienda del Mississippi, leader nella produzione di bioplastiche e specializzata nello sviluppo di materiali polimerici sostenibili a partire dalle alghe.

L’azienda, infatti, si occupa di raccogliere le alghe da luoghi come gli impianti di trattamento delle acque reflue, i laghi e gli oceani per poi asciugarle e macinarle fino a ridurle in polvere fine da estrudere ad alta pressione e temperatura.

Grazie a questo processo, Algix forma una catena polimerica, che viene poi pellettizzata. I pellet, infine, vengono fusi e modellati in varie forme per creare prodotti in plastica che vanno dal 10% al 50% a base di alghe: una soluzione più ecologica e sostenibile rispetto alla tradizionale plastica a base di petrolio.

Così, la natura biodegradabile di questi biopolimeri creati dall’azienda del Mississippi contribuisce a ridurre la quantità di rifiuti in plastica monouso.

Brimstone

Brimstone è una startup promotrice di una vera e propria svolta green nell’industria del cemento: ha infatti lanciato un nuovo metodo di produzione di cemento Portland ordinario (Opc) a impronta di carbonio negativa, utilizzando rocce di silicato di calcio privo di carbonio al posto del calcare.

Normalmente, infatti, il cemento viene prodotto utilizzando calcare che viene ridotto in polvere e messo in un forno riscaldato fino a 1.400 gradi. Qui il calcare si decompone producendo calce e anidride carbonica per produrre il clinker. Ed è proprio questa fase a contribuire maggiormente al danno climatico, visto che oltre la metà delle emissioni (60%) complessive del cemento dipendono da questa fase.

Brimstone, al posto del calcare, utilizza rocce di silicato di calcio privo di carbonio, che quando viene riscaldato non produce CO2, eliminando così le emissioni fin dal principio.

Inoltre, queste rocce contengono magnesio, che viene utilizzato per rimuovere in modo permanente la CO2 atmosferica.

Il risultato è un cemento identico a livello chimico e fisico all’OPC convenzionale, con la stessa qualità e prestazioni di cui i costruttori si fidano da oltre 150 anni, ma con un’impronta di carbonio negativa. Questo nuovo metodo di produzione consente di eliminare le emissioni di CO2 associate al processo di calcinazione del calcare.

Leggi anche
sostenibilità
di Alexandra Suraj 4 min lettura
sostenibilità
di Alexandra Suraj 4 min lettura