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Il Brasile (e non solo) è allagato: è colpa nostra?

Da fine aprile il sud del Brasile è stato colpito da terribili alluvioni, che sono costate la casa a milioni di persone e la vita a oltre un centinaio. Non è che c’entriamo qualcosa?
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18 maggio 2024 Aggiornato alle 09:00

Il Brasile è un paese grande grandissimo dell’America Latina. È composto da 26 stati, ognuno col proprio governo, e dal Distretto Federale dove si trova la capitale, Brasilia. A Sud ci sono, tra gli altri, due stati chiamati Santa Catarina e Rio Grande do Sul. È in questi che si trovano la maggior parte dei Brasiliani di origine italiana emigrati a partire dalla fine dell’Ottocento alla ricerca di una vita migliore. Non a caso lì, oltre al portoghese, si parla anche il talian, una lingua che assomiglia tantissimo al dialetto veneto che parlavano gli emigrati del tempo.

La capitale del Rio Grande do Sul si chiama Porto Alegre. Come puoi facilmente indovinare, Porto Alegre significa “porto allegro” in italiano. Il guaio di Porto Alegre, però, e degli stati del Rio Grande do Sul e di Santa Catarina in generale, è che sono tutto fuorché un porto allegro in questo momento.

A partire dal 26 aprile, infatti, delle piogge incredibili si sono abbattute su di loro, allagando tutto. Il lago Guaíba, che si trova a due passi da Porto Alegre, è esondato e ha inondato la città. Sono sott’acqua strade, ponti, case e persino l’aeroporto.

Questa zona del Brasile è sensibile agli acquazzoni perché si trova al crocevia tra il caldo che viene dal nord e il freddo che viene dal sud. Tra il 16 aprile e il 12 maggio, però, è caduta un terzo della pioggia che ci si aspetta in un anno intero.

Era dal 1941 che non si vedevano piogge così tremende. Più di 600.000 persone hanno dovuto lasciare la loro casa e, purtroppo, ne sono morte circa 150. Ci sono poi ancora centinaia di feriti e di dispersi. La cosa più triste è che malgrado la pioggia abbia invaso strade e stanze, oltre 200.000 case e numerose infrastrutture sono ancora senza acqua corrente, rendendo tutto molto complicato.

Questo è un vero periodaccio per le alluvioni. Oltre al Brasile, anche il Kenya è rimasto sotto l’acqua e lì sono morte 350 persone. Ci sono stati problemi pure a Dubai, in Oman, Pakistan, il Texas. E poi, 7 mesi fa, anche la nostra Toscana è stata colpita da importanti alluvioni.

Stiamo parlando di paesi molto lontani e molto diversi fra loro. Le piogge intense del Brasile, per esempio, sono un fenomeno frequente in quella zona, reso ancora più intenso da una stagione calda a cui ha fatto seguito un abbassamento della temperatura. A questo guazzabuglio si è aggiunta l’umidità in arrivo dall’Amazzonia - quella che i Brasiliani chiamano rios voadores, “fiumi volanti” - e l’uragano El Niño.

C’è però da ricordare - e in tanti fanno come gli struzzi che ficcano la testa sottoterra e non vogliono sentire - che il cambiamento climatico sta influendo molto sulle alluvioni. Negli ultimi anni, con l’innalzamento delle temperature, queste sono aumentate del 30% e la loro intensità del 6%. Vuol dire che la pioggia cade più spesso e più forte.

Uno scienziato brasiliano che si chiama Alexandre Costa e che studia il clima ha usato un’immagine molto interessante per spiegare questo fenomeno. L’ha paragonato al gioco di dadi e ha immaginato che un evento climatico estremo equivalga al numero 12. Per fare 12 c’è una possibilità su 36, e cioè bisogna che entrambi i dadi cadano sul 6. Allo stesso modo, per fare un evento estremo ci vuole un incastro complicato di cause ed effetti.

L’azione dell’uomo, però, ha rimescolato le carte e, a causa dell’inquinamento, ha cambiato le probabilità con cui avvengono questi eventi estremi. Per tornare ai dadi, è come se le azioni dell’uomo sul clima avessero aggiunto un pallino a ogni faccia del dado. L’1 diventa 2, il 2 diventa 3 e così via, fino al 6 che diventa un 7. Per fare 12, allora, ci sono adesso due possibilità: bisogna avere due dadi che cadono sul 6 oppure un dato che cade sul 7 e uno sul 5. Le possibilità, insomma, sono raddoppiate. E c’è anche un’altra brutta conseguenza a questo aumento di pallini: può venire fuori il 13, un numero più alto del 12, e cioè un evento climatico ancora più tremendo.

Che si tratti di Brasile, Kenya, Oman o Italia, non possiamo più fare gli struzzi. Dobbiamo capire che le inondazioni sono aumentate e peggiorate a causa nostra. Bisogna che governi e grandi industrie abbiano il coraggio di abbracciare il Pianeta per davvero, invece di fare grandi promesse e voltargli le spalle. Ché la Terra è una sola e gira su sé stessa: fatto un giro, le nostre responsabilità ce le ritroviamo davanti comunque.

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