Ambiente

Troppi farmaci fanno male al portafoglio, alla salute e all’ambiente

Andare in farmacia con la ricetta di uno specialista oggi significa spendere almeno venti euro. I prezzi sono in crescita continua, i farmaci generici poco diffusi, la pubblicità martellante
Credit: JOSHUA COLEMAN  

Andare da uno specialista, ormai, significa quasi automaticamente uscire con una ricetta con sopra indicati due o tre farmaci. Quasi sempre si tratta di farmaci di fascia C, cioè non rimborsabili e a carico del cittadini. Questo significa che in farmacia si spenderanno decine e decine di euro. Ormai, infatti, uno spray per il naso, magari per una allergia, può arrivare anche a trenta euro.

I farmaci ginecologici, come ovuli, creme e lavande, almeno fino a venti e difficilmente sotto i quindici. E così la pillola anticoncezionale. Non parliamo poi dei colliri per gli occhi, degli psicofarmaci e tutti i farmaci che riguardano i bambini. Anzi, il paradosso ormai è che lo stesso principio attivo, però nella versione pediatrica, costa di più di quello per adulti. Insomma, un vero salasso, soprattutto per le famiglie, per chi ha figli e deve acquistare farmaci per sé e per loro.

La terapia dura tre giorni, la scatola è per venti

La spesa farmaceutica è in costante aumento. Sia per i cittadini, che per le regioni, cioè per lo Stato, nonostante i tentativi di introdurre meccanismi più virtuosi, come per esempio il fatto che le regioni acquistino il farmaco generico invece che quello “di moda”. Una pratica che in teoria tutti i cittadini dovrebbero fare e che invece non fanno, complice il fatto che, chissà perché, nessuno cerca di convincere i cittadini ad acquistare lo stesso principio attivo ma a un prezzo minore. Ma il problema non sta solo qui.

Anzitutto, c’è un evidente assurdità nel fatto che per una terapia di tre giorni, magari, uno debba acquistare una scatola da venti compresse. Non si è mai discusso, nel nostro Paese, di fare come altrove, dove si acquistano solo le compresse necessarie per la terapia. Così, se uno ha per esempio la nausea per un paio di giorni, si terrà a casa per anni un farmaco antiemetico o antinausea che non gli servirà più. E così per tantissime altre medicine, che si accumulano nei nostri armadietti, finendo per scadere. Uno spreco insensato.

Nuove, fantasiose e costose, molecole

Le case farmaceutiche possono aumentare per legge i prezzi un anno sì e un anno no. E lo fanno sempre, così che i farmaci raggiungono prezzi sempre più inarrivabili per stipendi normali. A ciò si aggiunga, appunto, il fatto che gli specialisti tendono a prescrivere nuove formule, che le case farmaceutiche inventano e producono sempre di più, sempre di più unendo principi tradizionali con la fitoterapia e creando di fatto farmaci che non sono sostituibili con altri. Farmaci che lasciano chi compra un po’ perplesso, perché sembrano tradizionali ma non troppo, tuttavia non così tanto per essere palesemente farmaci fitoterapici o simili, quindi in un certo senso opzionali.

Povertà farmaceutica, un problema in crescita

Il tema della povertà farmaceutica, cioè del fatto che le persone non riescono più ad acquistare farmaci da venti o trenta euro è un problema enorme. Ci sono iniziative come il Banco Farmaceutico, ma non raggiungono tutti, né tutti le conoscono. Proprio come per visite ed esami diagnostici, molti rinunciano direttamente a curarsi. Paradossale nell’Italia del 2024, ma è così.

Certo, per certi versi si potrebbe anche dire che siamo di fronte a un abuso tale di medicine che ridurle non fa poi così male. Ricordo che certe volte, di fronte all’ennesima ricetta pediatrica con tre o quattro farmaci, decidevo di prenderne, a esempio, solo due. Per evitare di spendere settanta euro ma soprattutto di comprare cose inutili. Ma la riduzione dovrebbe avvenire prima che la ricetta arrivi ai cittadini, evitando che siano loro a essere costretti a scegliere. Figuriamoci. Le case farmaceutiche ci spingono a comprare il più possibile, con pubblicità martellanti e mirate. I medici sono comunque pressati da tutti gli informatori che ogni giorno arrivano con nuovi nomi e nuove molecole. Lo Stato e le regioni non fanno abbastanza e anzi proprio di recente il governo Meloni ha deciso di introdurre un nuovo meccanismo di rimborso dei farmaci regionali che aiuterà le farmacie, aumentando i costi per regioni e cittadini. Speriamo intervenga la Corte dei Conti.

Troppi farmaci, soffre anche l’ambiente

In tutto ciò, c’è anche il lato ambientale della questione. Perché, parliamoci chiaro, alla fine tutti questi farmaci acquistati a prezzi esorbitanti e poi sprecati finiscono nella spazzatura.

Servirebbe fare la differenziata, portando cioè i farmaci in farmacia, ma quanti la conoscono e quanti la fanno?

Diciamo che alcuni la conoscono ma di questi solo una piccola parte la fa. E così, dagli sciroppi agli antibiotici, tutto finisce nell’indifferenziato, che poi finisce nelle discariche, con conseguenze ambientali certamente negative, soprattutto quando raggiungono eventualmente suolo, acqua, aria etc. E conseguenze anche sulla salute, perché farmaci diffusi nell’ambiente possono avere effetti sulle persone, oltre al fatto che rischiano di aumentare l’antibiotico resistenza.

Un’altra questione da non sottovalutare è quella degli imballaggi. I nostri farmaci sono tra i più imballati al mondo, spesso addirittura hanno un doppio imballaggio, in plastica e in carta. I blister di pillole producono tantissima plastica, per non parlare del bugiardino, quantità immensa di carta sprecata, perché quasi nessuno lo legge mai e si potrebbe tranquillamente rimandare a un sito web.

Ridurre i farmaci è possibile?

Di fronte a questo sistema malato, cosa possiamo fare?

Non è semplice decidere di non acquistare farmaci, specie se si hanno bambini e si vuole curarli bene, quanto meno secondo quanto ci è stato detto.

Acquistare il farmaco generico è un primo passo ma non basta, cercare di evitare pubblicità e anche di guardare le mille scatole colorate esposte in farmacia anche. Si può poi chiedere allo specialista, nel momento della visita, di prescrivere farmaci che non abbiano un costo eccessivo.

Si può studiare la composizione dei farmaci, perché a volte anche chi non ha una laurea in medicina può capire se sono veramente indispensabili. Si può acquistare on line, a volte ci sono molti sconti, oppure in altri Paesi quando si viaggia o chiedendo a chi parte di portarvi farmaci che altro costano meno (ma il rischio è accumularli).

Bisogna essere attivi e anche un po’ furbi certe volte. Faccio un esempio: insieme a dei flaconcini per il naso con una composizione diversa dagli altri il medico mi aveva prescritto un farmaco che era risultato essere una sorta di siringa senza ago della stessa marca delle fialette e che costava ben dodici euro. Una siringa senza ago, in pratica. Ne ho comprata un’altra che costava pochissimo.

Se la ginecologa vi dice di fare una settimana di trattamento e la scatola è da sei (un tipico espediente per farvene comprare due scatole), fate solo sei giorni di trattamento.

Un’altra cosa è acquistare, se si hanno terapie lunghe però altrimenti c’è sempre il rischio spreco, i farmaci con maggior numero di pillole perché il prezzo non è mai proporzionale (venti pillole per esempio costano quindici euro, quaranta magari venti, un’assurdità che non ho mai capito).

Per l’ambiente, invece, l’unica cosa possibile è mettere i farmaci in una busta e portarli in farmacia. Faticoso, un po’, ma come per altri gesti alla fine diventa qualcosa di automatico. E che ha un valore decisamente importante.

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