Diritti

Sicurezza migranti: nasce il Freedom of Movement Solidarity Network

La rete di associazioni vuole offrire alle persone in fuga e ai richiedenti asilo aiuto prima e dopo lo sbarco in Ue, supportandoli nel loro percorso di integrazione
Tempo di lettura 4 min lettura
20 maggio 2024 Aggiornato alle 08:00

È stata ufficializzata ieri a Roma la nascita del Freedom of Movement Solidarity Network, una rete di presidi impegnati nel supporto concreto alle persone migranti che attraversano i confini italiani ed europei. L’annuncio è avvenuto presso la sala dell’Associazione Stampa Estera, dove i rappresentanti di diverse organizzazioni di terra e mare hanno presentato il progetto e il manifesto costitutivo del network.

La rete racchiude diverse associazioni: tra queste, Baoab Experience, il collettivo Rotte Balcaniche di Vicenza, Linea d’Ombra Trieste, Homebordersi, Refugies in Libia, Rete Milano, Sea Watch ma anche singole personalità impegnate nella causa.

L’obiettivo comune: salvaguardare il cammino delle persone in movimento, provando a ridurre la dimensione di insicurezza che caratterizza il viaggio migratorio, in terra e in mare, ai confini esterni e in quelli interni, alle frontiere visibili e invisibili.

Un impegno collettivo e inclusivo

La rete, più nello specifico, si impegna a unire le risorse umane e materiali di ciascun presidio per veicolare attenzione e supporto verso gli snodi più critici. E, proprio in questo senso, durante la conferenza stampa gli attivisti hanno sottolineato più volte che il loro è un network aperto: «La rete si dà la regola dell’essere aperta alla partecipazione di tutti coloro che sono impegnati nell’aiuto alle persone, indipendentemente dalla grandezza delle associazioni di cui fanno parte» ha raccontato uno dei volontari.

Ma la mission del network si può definire anche come un atto di disobbedienza, un atto di opposizione alle politiche securitarie dei Governi europei. «Quest’anno oltre 600 persone sono morte e più di 5.000 sono state intercettate in mare dalla guardia costiera libica e riportate in Libia con forza e violenza. Noi vogliamo creare un modello che supporti il cammino delle persone in movimento».

E, in questo senso, è bene ricordare che l’attraversamento del Mediterraneo è solo una delle tappe: «Prima c’è il deserto, poi i lager libici, e poi se ci arrivano c’è il pericolo del mare. In questi scenari, il soccorso è un diritto fondamentale che deve essere garantito a tutte e tutti, uomini, donne e bambini».

Il viaggio del migrante, ricordano i volontari, non finisce con lo sbarco: da lì in poi le persone affrontano nuove sfide, fatte di frontiere fisiche e burocratiche. E la neorete vuole garantire che queste persone possano muoversi liberamente e scegliere dove vivere, opponendosi fisicamente, teoricamente e filosoficamente alle politiche migratorie dell’Ue.

Verso un futuro internazionale

Nei prossimi mesi, la rete assumerà una vocazione internazionale: in questa direzione, il primo incontro formale, che sancirà questa nuova dimensione, si terrà a Rebbio, a il 29 e 30 giugno.

Il network non vuole essere solo una realtà operativa, ma anche un osservatorio e garante della sicurezza e dei diritti delle persone in movimento. In un mondo dove guerre, carestie, catastrofi ambientali e la ricerca della felicità sono motivazioni valide per spostarsi, la rete combatte contro la discriminazione basata sul luogo di nascita e si oppone alle politiche migratorie che restringono le vie legali d’accesso, costringendo le persone a intraprendere viaggi pericolosi.

Il Freedom of Movement Solidarity Network, dunque, si pone come un baluardo per la libertà di movimento, un diritto universale che deve essere garantito a tutti.

Leggi anche
Telmo Pievani
Intervista
di Luca Attanasio 7 min lettura
Imprenditoria
di Azzurra Rinaldi 3 min lettura