Culture

Ultimo tango a Parigi e quella violenza finalmente raccontata

Il biopic Maria di Jessica Palud, presentato al Festival del cinema di Cannes, racconta dell’aggressione subita da Maria Schneider da parte di Marlon Brando, durante la più celebre scena del film di Bertolucci
Alessia Ferri
Alessia Ferri giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
18 maggio 2024 Aggiornato alle 17:00

Maria Schneider morì nel 2011 a soli 58 anni. Quando se ne andò, la sua voce, poco ascoltata anche in vita, si silenziò per sempre e della violenza subita sul set di Ultimo Tango a Parigi e del trauma conseguente che la segnò al punto da farla abusare per anni di alcol e droghe, si smise pressoché di parlare.

Almeno dal suo punto di vista, perché il regista Bernardo Bertolucci tornò spesso sull’argomento, fornendo però sempre la sua versione dei fatti, che non smentì quella dell’attrice ma venne considerata “lecita” ai fini della riuscita del film, perché «a volte per ottenere una certa reazione bisogna essere liberi».

«Era un cinema di uomini, per uomini», disse spesso Schneider, che ora grazie al biopic Maria, di Jessica Palud, in cartellone al Festival di Cannes, potrebbe avere un po’ - seppur postuma - di giustizia.

Ma cosa successe durante la lavorazione di quello che viene considerato uno dei capolavori assoluti dei cinema italiano di tutti i tempi?

Anche chi non l’ha visto ha in mente una scena ben precisa, passata alla storia come “quella del burro”, nella quale il protagonista, interpretato da Marlon Brando, ha un rapporto anale non consensuale con una ragazza, aiutandosi appunto con un po’ di burro.

Una violenza vera e propria, difficile da guardare perché estremamente disturbante per la sua estrema realtà e crudità. Se per molto tempo si è creduto che il merito di tanto realismo fosse dell’incredibile bravura di interpreti e regista, con il passare degli anni ha iniziato a circolare un’altra verità, quella di Schneider, che ha raccontato di non essere stata avvisata della scesa (non presente sul copione), della quale erano tutti a conoscenza tranne lei.

Un fatto mai smentito dal regista, che ha sempre ammesso di aver agito così per avere la vera reazione della ragazza. «Volevo si sentisse realmente umiliata, volevo le vere lacrime di Maria», disse.

Volontà esaudita e trasmessa al telespettatore fin dal momento in cui la grande star hollywoodiana Brando, allora 58enne, abbassa senza consenso e a favor di telecamera i pantaloni di una 19enne, scelta da un altrettanto adulto Bertolucci per la bellezza, purezza e fragilità che esprimeva. Una freschezza spezzata per sempre, a causa di un momento di umiliazione e sopraffazione che ha segnato in modo indelebile la vita di Maria Schneider, come raccontato perfettamente dal film, la cui sceneggiatura è tratta dal libro di Vanessa Schneider, cugina dell’attrice.

La regista Palud ha voluto precisare che quello portato sul grande schermo non è un processo a Bertolucci, di cui è stata stagista per The Dreamers, ma il ritratti della società e del cinema di allora, visto attraverso gli occhi di Maria, e uno spunto di riflessione sul ruolo e sui limiti dell’arte.

Nel film, che racconta anche l’incontro con Bertolucci (interpretato da Giuseppe Maggio) e Marlon Brando (Matt Dillon), è stata riprodotta la scena del burro e l’attrice scelta, Annamaria Vartolomei, è stata accompagnata da un intimacy coach e da una stuntwoman, pronta nel caso non se la fosse sentita di proseguire. Queste figure garantiscono la sicurezza delle attrici durante le scene di sesso o intimità, e sono sempre presenti durante la lavorazione dei film odierni ma erano assolutamente inesistenti nel 1972, quando venne girato Ultimo Tango a Parigi e nessuno mosse un dito.

A colpire la regista del biopic è stato anche quell’immobilismo, più volte raccontato dai diretti interessati, che ha coinvolto tutte le persone presenti sul set, dai macchinisti agli scenografi, passando per truccatori e tecnici e molti altri.

La sudditanza verso il grande regista bloccò ogni reazione o davvero nessuno si pose il problema di quello che stava accadendo, né si accorse di avere sotto agli occhi un’aggressione fisica?

Impossibile stabilirlo a tanti anni di distanza ma ciò che è certo è che se ancora oggi le donne anche nel mondo dorato dello spettacolo non godono dei diritti e delle tutele di cui dovrebbero, ai tempi il cinema era davvero un affare di uomini per uomini. E non è un caso che nonostante Maria Schneider abbia più volte negli anni denunciato quanto accaduto, in cambio non abbia ottenuto altro che risatine, alzate di spalle e accuse di stare esagerando, mentre Bertolucci non sia stato minimamente scalfito da quell’episodio che, anzi, lo consacrò a genio assoluto del cinema.

Oggi è tardi per chiedere scusa a una donna che da quel momento probabilmente iniziò lentamente a morire, ma almeno le si può, idealmente, restituire la voce che in vita le è stata tolta.

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