Ambiente

Gaza: il 53% degli impianti idrici è stato danneggiato o distrutto

Secondo una ricerca di Bbc Verify, più della metà del sistema idraulico è compromesso. La mancanza di acqua potabile sta provocando numerosi rischi a livello sanitario e mette in pericolo la sopravvivenza della popolazione sfollata
Credit: Omar Ashtawy/APA Images via ZUMA Press Wire  

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17 maggio 2024 Aggiornato alle 12:00

Dall’inizio della guerra, a Gaza centinaia di impianti idrici e sanitari sono stati distrutti o danneggiati.

Lo conferma una ricerca svolta da Bbc Verify che, con l’aiuto delle Nazioni Unite e di Human Rights Watch, ha messo a confronto immagini satellitari di alcune zone della Striscia di Gaza scattate in periodi diversi.

Sono stati considerati come danneggiati o distrutti gli impianti che per le stesse coordinate apparivano ridotti in cenere, crollati o visibilmente deturpati. Grazie all’analisi satellitare, è emerso che su 603 impianti idrici, il 53% è stato danneggiato o completamente distrutto a partire dagli attacchi del 7 ottobre scorso. Un esempio sono i serbatoi di acqua a Khan Younis, nel sud della Striscia, che appaiono danneggiati dopo lo scoppio della guerra. Situazioni analoghe si registrano anche nell’area a nord di Gaza.

L’acqua potabile è sempre stata una risorsa limitata nella zona.

Secondo l’Unrwa, solo il 17% dei pozzi sarebbe attualmente funzionante, e l’impianto di desalinizzazione a nord della regione avrebbe smesso di funzionare da ottobre. Come riporta Reuters, l’unica risorsa naturale di acqua nella Striscia di Gaza proviene da una falda acquifera nota come Coastal Aquifer Basin.

Uno studio del 2020 pubblicato su Mdpi sottolinea come la qualità dell’acqua nella falda sia rapidamente deteriorata, poiché sarebbe stata largamente utilizzata, e la pioggia non avrebbe fatto in tempo a rimpiazzare l’acqua estratta. Non solo: la falda è soggetta anche all’intrusione dell’acqua del mare e a infiltrazioni chimiche e di acque di scarico.

La ricerca della Bbc ha poi individuato anche la distruzione di 4 dei 6 impianti di trattamento delle acque reflue della regione, fondamentali per prevenire il formarsi di malattie e l’accumulo di acque di scarico. Gli altri due impianti, secondo un’agenzia umanitaria, sarebbero stati chiusi per la mancanza di carburante. L’impianto di desalinizzazione di Unicef a Deir al-Balah, dove si trova uno dei tre più grandi impianti idrici di Gaza, può funzionare solo al 30% proprio a causa della mancanza di carburante.

La disastrosa situazione idrica non si è verificata solo negli ultimi mesi. Già a dicembre l’Unicef riportava che nella Striscia di Gaza i bambini sfollati avevano accesso a solo 1.5 o 2 litri di acqua al giorno, un dato ben al di sotto dei requisiti per la sopravvivenza. A novembre, l’Applied Research Institute registrava 37 impianti idrici e sanitari distrutti su 581 totali. Un ulteriore 38% avrebbe sospeso le proprie attività a causa della vicinanza delle esplosioni.

Intercettato dalla Bbc, Medecins Sans Frontieres UK avrebbe riferito che la mancanza di acqua pulita e i flussi di acque reflue, combinati alla distruzione degli impianti idrici, hanno causato conseguenze sanitarie disastrose per la popolazione, con aumenti esponenziali di malattie diarroiche ed epatite di tipo A. Non curate, queste patologie possono provocare anche la morte di bambini e soggetti vulnerabili. L’accumulo di acque reflue rappresenta un’ulteriore minaccia a livello sanitario dato che molti abitanti sfollati sono ora costretti a vivere in campi di tende.

Secondo il Csis (Centro degli studi strategici e internazionali), la maggior parte della popolazione a Gaza non ha accesso ad acqua potabile, e gli attacchi aerei israeliani hanno distrutto infrastrutture idriche e pozzi, violando potenzialmente le leggi internazionali umanitarie. Infatti, nell’art.14 del Protocollo sulla protezione delle vittime in conflitti armati non internazionali delle Nazioni Unite viene sottolineato il divieto di attaccare, distruggere o rimuovere oggetti indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile.

Infine, Al-Jazeera riporta che secondo gli esperti, l’inondazione dei tunnel sotterranei di Gaza da parte dell’esercito israeliano potrebbe danneggiare ulteriormente la falda acquifera della regione, l’unico accesso all’acqua potabile.

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