Diritti

Usa, aborto: il 57% delle donne nere tra 15 e 49 anni vive in Stati che lo limitano

Il nuovo rapporto della National Partnership for Women & Families e di In Our Own Voice: National Black Women’s Reproductive Justice Agenda evidenzia come quasi 7 milioni vivono in regioni con restrizioni all’Ivg o i cui Governi prevedono di implementarle
Credit: Olayinka Babalola
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
17 maggio 2024 Aggiornato alle 14:00

Più di 6,7 milioni di donne nere (il 57% di tutte quelle di età compresa tra 15 e 49 anni negli Stati Uniti) vivono in uno dei 26 Stati che hanno vietato, limitano o potrebbero vietare l’aborto. Lo rivela una nuova analisi che esamina l’impatto dannoso che ha avuto sulle donne nere la sentenza Dobbs v. Jackson, con cui, nel 2022, la Corte Suprema ha sancito la fine del diritto all’aborto a livello federale. Secondo il rapporto del National Partnership for Women & Families e di In Our Own Voice: National Black Women’s Reproductive Justice Agenda, 2,7 milioni di donne nere in età riproduttiva che vivono in uno di questi Stati sono già “economicamente insicure” e quelle che hanno un reddito basso sono particolarmente colpite dai divieti statali poiché è più probabile che non abbiano accesso ai fondi necessari per recarsi in un altro Stato per le cure abortive.

L’analisi prende in esame la fascia di età 15-49 “per allinearci al Guttmacher Institute, all’Organizzazione Mondiale della Sanità”, spiegano le organizzazioni, anche se “non tutte le donne in età riproduttiva hanno il potenziale per rimanere incinte: molte di loro potrebbero non essere in grado di farlo per motivi medici o potrebbero non partecipare ad attività sessuali che potrebbero portare a una gravidanza”. Da tempo le comunità nere devono affrontare barriere sistemiche e un accesso inadeguato alla gravidanza rispetto alle loro controparti bianche, spiega l’analisi: non solo hanno i tassi di mortalità materna più alti del Paese, ma affrontano anche un peso sproporzionato della crisi di salute mentale materna. Per questo le restrizioni all’aborto sono ancora più pericolose quando su tratta di donne nere.

Secondo l’analisi, circa il 43% delle donne nere in età fertile che vivono in Stati in cui l’aborto è vietato o limitato si trovano in Texas, Florida e Georgia, che hanno alcune delle leggi più severe sull’interruzione di gravidanza. Generalmente sono gli Stati del Sud ad avere le leggi più restrittive, ed è lì che si concentra la maggior parte della popolazione nera. Da giugno 2022 a maggio 2024 sono 14 gli Stati che hanno vietato l’aborto, 11 quelli che hanno limitato l’accesso alla procedura.

Dal rapporto emerge che le donne a cui viene negata la possibilità di abortire hanno molte più probabilità di finire in povertà: i dati sul mercato del lavoro delle donne nere, spiega la ricerca, sono particolarmente influenzati dalla disponibilità dell’aborto. Secondo il recente sondaggio condotto da In Our Own Voice, inoltre, i divieti e le limitazioni stanno già influenzando le scelte personali che le donne nere fanno riguardo alla gravidanza e all’avere figli: 4 donne su 10 in età riproduttiva (41%) hanno considerato il proprio rischio di morte in caso di gravidanza, 1 su 3 che vive in Stati restrittivi (36%) ha pensato al rischio di essere arrestata per motivi legati alla gravidanza.

La ricerca, che ha preso in considerazione i dati del Centers for Disease Control and Prevention tramite la Kaiser Family Foundation ha anche rilevato che dei 26 Stati che hanno vietato o potrebbero vietare l’aborto dopo Dobbs, 17 hanno anche tassi di mortalità materna superiori alla media nazionale di 23,5. Quasi il 55% di tutte le donne nere in età riproduttiva negli Stati Uniti vive non solo negli Stati che hanno vietato o probabilmente vieteranno l’aborto, ma che presentano anche una mortalità materna superiore alla media. Circa 6 donne nere su 10 non più in età fertile e 6 donne nere su 10 economicamente insicure vivono negli Stati con entrambe queste caratteristiche. La maggioranza delle madri nere e la maggioranza delle donne nere disabili vive in questi Stati.

«I diffusi attacchi all’accesso all’aborto fanno parte di un’agenda politica più ampia volta a limitare l’autonomia e la libertà corporea, in particolare delle donne nere - ha dichiarato Regina Davis Moss, presidente e amministratrice delegata di In Our Own Voice - Ma per invertire l’impatto devastante dell’annullamento della Roe v. Wade sarà necessario molto di più che ripristinare i diritti federali all’aborto. La nostra analisi rende più chiaro che mai che è necessaria un’agenda politica completa sulla giustizia riproduttiva per affrontare i molti aspetti (salute, sicurezza economica e altro) che consentono alle donne nere di decidere se, quando e come avere figli». Questa libertà, oggi, non è prevista per molte di loro.

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