Diritti

Unrwa: 450.000 palestinesi sfollati con la forza da Rafah

L’entroterra è ormai una “città fantasma”, dicono le Nazioni Unite, mentre gli attacchi aerei lanciati da Israele continuano a colpire il nord e il sud di Gaza. “Le persone affrontano costante stanchezza, fame e paura”, avverte l’agenzia Onu
Un palestinese in piedi accanto a una perdita di liquami e rifiuti vicino alle tende per gli sfollati interni in un campo temporaneo nel campo di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, 26 aprile 2024. Dal 7 ottobre 2023, fino a 1,7 milioni di persone, ovvero più del 75% della popolazione, sono state sfollate in tutta la Striscia di Gaza, alcune più di una volta, in cerca di sicurezza, secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa). 
Un palestinese in piedi accanto a una perdita di liquami e rifiuti vicino alle tende per gli sfollati interni in un campo temporaneo nel campo di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, 26 aprile 2024. Dal 7 ottobre 2023, fino a 1,7 milioni di persone, ovvero più del 75% della popolazione, sono state sfollate in tutta la Striscia di Gaza, alcune più di una volta, in cerca di sicurezza, secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l'Occupazione dei Rifugiati Palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa).  Credit: EPA/HAITHAM IMAD
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
16 maggio 2024 Aggiornato alle 10:00

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa) ha dichiarato che ampie zone di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, al confine con l’Egitto, sono diventate una “città fantasma” dopo che 450.000 persone sono state sfollate dall’area nell’ultima settimana cercando riparo dove possibile, anche tra macerie e dune di sabbia. “È difficile credere che solo una settimana fa ci fossero più di un milione di persone rifugiate qui - ha scritto su X la portavoce dell’Unrwa Louise Wateridge - Le persone affrontano costante stanchezza, fame e paura. Nessun posto è sicuro. L’unica speranza è un cessate il fuoco immediato”.

Prima che Israele iniziasse a invadere Rafah, che secondo il Governo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu è l’ultima roccaforte di Hamas, si stima che vi si trovassero circa 1,3 milioni di persone: in questi mesi si erano rifugiate lì dopo aver evacuato il resto della Striscia di Gaza, colpito dagli attacchi di Tel Aviv. Le nuove operazioni israeliane nel nord di Gaza hanno provocato lo sfollamento di altre 100.000 persone. In una dichiarazione, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres si è detto sconcertato dall’escalation delle attività militari israeliane a Rafah e dintorni, nel sud della Striscia di Gaza: “Questi sviluppi impediscono ulteriormente l’accesso umanitario e peggiorano una situazione già disastrosa. Allo stesso tempo, Hamas continua a lanciare razzi indiscriminatamente”. Secondo Guterres “per la gente di Gaza, ora nessun luogo è sicuro”. Ma il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che «la catastrofe umanitaria di cui si parlava non si è materializzata, né si materializzerà».

Il Segretario Generale ha ribadito il suo appello per un immediato cessate il fuoco umanitario e per il rilascio di tutti gli ostaggi da parte di Hamas, chiedendo anche la riapertura immediata del valico di Rafah e il libero accesso umanitario in tutta Gaza. L’agenzia delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Ocha, ha riferito che i partner continuano a lavorare per ripristinare i servizi sanitari presso il Nasser Medical Complex di Khan Younis, una città nel sud della Striscia di Gaza, che dovrebbe riaprire formalmente nei prossimi giorni. L’ospedale era stato messo “completamente fuori servizio” a febbraio, aveva riferito l’Organizzazione Mondiale della Sanità 3 mesi fa.

Hadeel Radwan, la madre sfollata di un neonato che si trova nella zona occidentale di Tal al-Sultan, un campo profughi palestinese nella Striscia di Gaza, a ovest di Rafah, ha detto all’Afp di essere terrorizzata dai continui bombardamenti e di soffrire la carenza di acqua potabile e altre forniture: «Ho subito un taglio cesareo e muovermi velocemente, sotto minaccia, sarebbe stato difficile per me», ha raccontato, mentre molti altri residenti sono fuggiti. Il conflitto in corso, secondo il ministero della Sanità locale, gestito da Hamas, ha provocato l’uccisione da parte di Israele di più di 35.170 persone. Tra le fila israeliane, le vittime provocate dall’attacco di Hamas del 7 ottobre sono state 1.200.

Oltre alle morti, la guerra continua a generare anche milioni di sfollati: secondo i dati pubblicati martedì dall’Internal Displacement Monitoring Center, il conflitto ha innescato il più alto numero di sfollati interni da quando i dati sono diventati disponibili sia per la Palestina che per Israele nel 2008, lasciando l’83% della popolazione sfollata internamente in meno di 3 mesi, con il 40% a Rafah e bisogni umanitari acuti.

Nell’ultimo trimestre del 2023 sono stati registrati a Gaza 3,4 milioni di sfollati interni. Alla fine dell’anno, spiega il rapporto, circa 1,7 milioni di persone vivevano in condizioni di sfollamento interno nella Striscia di Gaza, tutte con gravi esigenze umanitarie. La violenza globale, in totale, ha causato un numero record di sfollati interni l’anno scorso: i conflitti in corso in tutto il mondo hanno costretto più di 68 milioni di persone a lasciare le proprie case alla fine del 2023. Si tratta della cifra più alta da quando i dati sono diventati disponibili, 15 anni fa.

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