Futuro

L’intelligenza delle domande

Ilya Sutskever lascia OpenAI e l’azienda perde un protagonista. Prima di lui, il suo maestro Geoffrey Hinton aveva lasciato Google. I problemi sollevati dall’automazione cognitiva, per ora, sono più grandi delle risposte
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Ilya Sutskever  
Via Entrepreneurs.utoronto.ca   
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16 maggio 2024 Aggiornato alle 06:30

Ilya Sutskever, alla fine, lascia OpenAI. L’ormai ex direttore scientifico aveva guidato l’ammutinamento contro Sam Altman nel novembre scorso, giusto un anno dopo il lancio di ChatGPT. Le sue motivazioni per quel tentativo di cambiamento strategico dell’azienda erano legate ai valori originari di OpenAI: lo scienziato ricordava che la società era nata come non profit per creare un’intelligenza artificiale al servizio dell’umanità, mentre quello che stava diventando era un’azienda for profit che faceva prodotti spettacolari, discussi e un po’ pericolosi.

Sutskever era stato allievo di Geoffrey Hinton, il padre dell’intelligenza artificiale moderna, che a sua volta ha lasciato qualche tempo fa Google per poter parlare liberamente dei problemi che vede nello sviluppo dell’AI.

Sutskever, dopo l’ammutinamento, non aveva contrastato il ritorno di Alman, applaudito dall’industria e dalla Microsoft, principale finanziatore di OpenAI. Non aveva criticato apertamente Altman. Ma non era neppure tornato al lavoro. E ora, uscendo, ha evitato le polemiche e ribadito la sua ammirazione per la traiettoria di sviluppo di OpenAI. Che in effetti tutti applaudono per lo straordinario avanzamento dei risultati della sua intelligenza artificiale generativa e per il centinaio di milioni di utenti che ha conquistato in pochi mesi dal lancio del suo prodotto di punta.

Nessuno può dire se questa prudenza di Sutskever sia dovuta a obblighi contrattuali, convinzioni personali, opzioni azionarie. Ma di certo, Sutskever se ne va. E con lui un pezzo di storia di un’azienda di straordinario successo. Come lo stesso Altman ha detto commentando le dimissioni.

La prospettiva delle AI generative al momento continua a essere quella della veloce produzione di nuovi modelli. Meta è uscita con Llama 3, Anthropic con la migliore versione di Claude, Google ha annunciato ieri miglioramenti significativi dei suoi prodotti. E OpenAI ha appena lanciato una nuova versione del suo modello, il GPT-4o. Tutto il settore ha fatto un balzo spettacolare tra il 2022 e il novembre del 2023. Ma da allora non si è fermato. Anzi.

Quello che casomai è successo è che l’entusiasmo irrazionale dei primi tempi si è confrontato con le notizie sulla meno che velocissima adozione dell’AI generativa nelle aziende, importante ma consegnata ancora prevalentemente alla sperimentazione, e con altre informazioni problematiche per i protagonisti del settore.

Da una parte, la concentrazione del potere in quell’industria, con Microsoft a fare la parte del leone e con le altre Big Tech americane a completare il quadro, è entrata subito nel mirino delle autorità antitrust. E dall’altra parte si è osservata una moltiplicazione delle aziende che hanno una strategia sui large language models, che potrebbe fare pensare alla possibilità di una nuova traiettoria nello sviluppo del settore e a una minore potenza economica dei leader rispetto alle attese dei primi tempi. Anche perché i modelli open source (che non sono ancora all’altezza di quelli privati) stanno comunque diventando sempre più forti.

Sutskever si dedicherà a un progetto che gli sta a cuore ma non abbastanza da volerne rivelare i contorni. E questa può essere una metafora di quello che sta succedendo. In molti, in questa fase dell’intelligenza artificiale, stanno seguendo progetti pieni di punti di domanda. E alla fine si scopre che per chi assiste a questi sviluppi, quello che alla fine conta davvero al momento è proprio imparare a fare le domande

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