Bambini

Voti bassi a scuola? La colpa è anche dei cellulari

Una ricerca condotta dall’Università Bicocca per il progetto Eyes Up ha rilevato una correlazione tra l’uso precoce degli smartphone, l’accesso alle piattaforme e lo scarso rendimento scolastico dei giovani
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17 maggio 2024 Aggiornato alle 09:00

Quanto possono arrivare a incidere l’accesso ai social network e l’uso precoce degli smartphone sulla vita dei nostri bambini e adolescenti?

Secondo una ricerca condotta dall’Università Milano Bicocca per il progetto Eyes Up tanto, almeno quanto basta per influire negativamente sul loro benessere generale e sul loro rendimento scolastico.

Eyes Up (EarlY Exposure to Screens and Unequal performance) è un progetto di ricerca ideato e coordinato dal dipartimento di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano con il sostegno di Fondazione Cariplo e in collaborazione con l’Università di Brescia e le associazioni Sloworking e Socialis, che punta a studiare le conseguenze dell’uso precoce dei mezzi digitali da parte degli adolescenti e intende spiegare come l’accesso agli strumenti digitali influenzi l’andamento dei livelli di apprendimento e la condizione generale degli studenti.

A dimostrare la fondatezza delle preoccupazioni dei ricercatori di Eyes Up ci hanno pensato le prime evidenze emerse dai dati già durante la prima fase dello studio, secondo cui – tra le tante conclusioni raggiunte - i giovani studenti che hanno creato un profilo social prima della quinta elementare, all’esame di terza media hanno avuto una valutazione inferiore di quasi un punto (0,9) rispetto ai compagni che non avevano creato nessun account o lo avevano fatto dopo l’esame.

La ricerca è partita nel 2023, coinvolgendo 6.609 studenti lombardi di seconda e terza superiore delle classi di 43 scuole delle province di Milano, Monza e Brianza, Brescia, Cremona e Mantova che, in una prima fase, hanno compilato specifici questionari al fine di indagare tematiche come le tempistiche entro cui hanno ricevuto il primo cellulare, l’eventuale controllo e limitazione nell’uso da parte dei genitori, le attività (e relativa frequenza) che svolgono con i dispositivi digitali in generale e con lo smartphone in particolare, la soddisfazione per alcuni aspetti della propria vita e il benessere soggettivo, la ricostruzione del percorso scolastico seguito fino al momento della compilazione, le informazioni socio-demografiche degli studenti e dei loro genitori e la situazione economica delle famiglie e le attività nel tempo libero.

Dai dati rilevati, è emerso che il periodo in cui si verifica il picco più elevato di acquisizione dello smartphone e di accesso alle app di messaggistica è la prima media, con il 44,8% degli studenti che possiede un dispositivo cellulare.

Tuttavia, i dati meno rassicuranti riguardano il 19% di studenti che possiede uno smartphone già in quinta elementare e il circa 14% che lo riceve in seconda media. Non mancano, purtroppo, casi limite, come l’1,2% di ragazzi (44 maschi su 3.050 e 37 femmine su 3.559) che hanno dichiarato di aver ricevuto il primo telefonino a 6 anni.

Direttamente collegati all’acquisto del primo smartphone, poi, ci sono i dati che riguardano i primi approcci alle piattaforme social: dalla ricerca è risultato che il 30% degli studenti apre il suo primo profilo social in prima media, quindi tra i 10 e gli 11 anni. Un dato che fa riflettere se si pensa che la legge, in Italia, impone un’età minima di 14 anni per aprire un profilo personale sulle piattaforme.

In seconda media la percentuale è del 24,9% e in terza media del 17,2%. Il dato più allarmante in questo contesto riguarda 21 bambini intervistati (6 femmine e 15 maschi) che hanno dichiarato di aver aperto il primo account social personale in prima elementare, anche se gestito presumibilmente dai genitori.

Secondo la metodologa della ricerca sociale Chiara Respi, anche membro del centro Benessere digitale della Bicocca, i motivi dei disagi, del malessere e del peggioramento del rendimento scolastico dei giovani sono principalmente due: la sovra-stimolazione dei ragazzi dovuta alla comparsa di annunci pubblicitari e notifiche, che riduce il livello di attenzione e la concentrazione nello studio a casa e in classe, e l’approccio fisico al dispositivo, dunque lo scorrere rapidamente tanti contenuti su uno schermo piccolo, che non induce a concentrarsi su un singolo argomento per volta.

Come sottolinea Marco Gui, direttore del Centro di ricerca Benessere digitale della Bicocca, lo studio non mira a demonizzare l’utilizzo dei dispositivi digitali, ma vuole piuttosto educare bambini e adulti a un utilizzo più corretto.

«È fondamentale capire cosa si fa con lo smartphone. I social, più dell’uso del dispositivo in sé, possono essere associati negativamente a tutte le variabili rilevate: rendimento scolastico, indicatori di benessere e di soddisfazione – spiega – Non tutte le attività che i ragazzi svolgono in rete sono dannose: è responsabilità di noi adulti capire quali possono essere positive. In generale, è la fruizione passiva a risultare più problematica e i social possono spingere in questa direzione».

I dati raccolti fino a ora da Eyes Up serviranno a sviluppare la seconda fase della ricerca: saranno, infatti, messi in relazione con i risultati delle prove Invalsi svolte da ogni allievo nel corso della sua carriera scolastica, dalle elementari alle superiori, dando vita al primo studio longitudinale (cioè con l’analisi nel tempo) mai realizzato sul tema in Italia.

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