Ambiente

Crisi clima: un fondo sovrano europeo può aiutare ad affrontarla?

Gli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica dell’Ue richiedono risorse che molti Paesi non hanno la possibilità di stanziare. Secondo il think tank ambientale ECCO, l’European Energy and Climate Sovereign Fund potrebbe essere un supporto
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15 maggio 2024 Aggiornato alle 11:10

Per ridurre del 55% le emissioni nette di gas serra entro il 2030 e rispettare gli obiettivi di neutralità climatica previsti dal Green Deal per il 2050, l’Unione europea dovrà investire un’ingente quantità di denaro. Secondo le stime del think tank italiano ECCO, parliamo di circa 1.285 miliardi di euro nel periodo 2023-2030 e di ulteriori 1.500-1.600 miliardi di euro medi annui tra il 2031 e il 2050, gran parte dei quali deriverebbero da finanze pubbliche.

Il contributo italiano nel quadro degli investimenti europei si attesterebbe tra i 121,1 e i 132,8 miliardi di euro l’anno fino al 2030, pari al 6% del Pil nazionale al 2022. Questa cifra, poi, andrebbe ad aumentare nel ventennio successivo per allineare il nostro Paese agli obiettivi di emissioni nette zero al 2050.

Uno sforzo economico di questa portata si scontra, purtroppo, con le necessità di stabilizzazione del debito pubblico di alcuni Paesi Ue tra cui proprio l’Italia. Sarà dunque necessario rinunciare agli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione dell’economia comunitaria per evitare un eccessivo indebitamento? Secondo gli esperti di ECCO no, se istituiremo un apposito fondo sovrano a cui attingere a livello europeo.

Ma in che modo il fondo verrebbe in aiuto degli Stati membri più indebitati? Per quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea i vincoli posti dal nuovo Patto di Stabilità e crescita, comportano limiti restrittivi di indebitamento, e quindi di investimento. L’obiettivo del Patto è quello di evitare che i Paesi adottino politiche di finanza pubblica che possano avere ripercussioni negative anche su altri Stati dell’Eurozona.

Oltre a ciò, il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione e neutralità climatica è reso difficile anche dalle risorse messe a disposizione dal Next Generetion Eu (Ngeu). Lo strumento economico europeo da oltre 800 miliardi, meglio conosciuto come Recovery Fund, presenta 2 grandi limiti in questo senso: i fondi messi a disposizione di ciascuno Stato membro devono essere convogliati in diversi settori per risanare le perdite dovute alla pandemia, quindi solo una parte spetta realmente alla transizione ecologica. In più, si tratta di soldi spendibili entro e non oltre il 2026.

L’istituzione di un fondo sovrano europeo specifico per l’energia e il clima (European Energy and Climate Sovereign Fund), potrebbe sfruttare soluzioni tecnico-legali già individuate e adottate dal Ngeu, a esempio la possibilità di indebitarsi sul mercato dei capitali per ricevere prestiti o grants (finanziamenti a fondo perduto).

Secondo ECCO, l’adozione di un fondo di questo tipo coprirebbe circa il 20% degli investimenti necessari stimati per il periodo 2031-2050, i più onerosi. Sempre secondo il gruppo di esperti, si tratterebbe di un’iniziativa fattibile sia dal punto di vista legale (in quanto non richiederebbe riforme dei Trattati istitutivi dell’Unione monetaria e del relativo Patto di stabilità) che dal punto di vista tecnico, perché il ritorno economico che ne deriverebbe andrebbe a coprire il rimborso del fondo e i relativi interessi.

Le strategie europee di mitigazione e adattamento alla crisi climatica, riassumibili nel pacchetto di iniziative del Green Deal europeo, hanno il potenziale di portare a nuove opportunità lavorative e di sviluppo sociale ed economico. Per questo motivo, vista l’imminenza delle elezioni europee, è importante mettere sul piatto e valutare seriamente ogni iniziativa volta a evitarne un eventuale definanziamento. L’istituzione di un European Energy and Climate Sovereign Fund potrebbe essere una di queste.

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