Diritti

Ue: le persone Lgbtq+ subiscono più aggressioni rispetto al 2019

Nonostante le vittime lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer di discriminazione siano in calo (-6%), oltre 1 cittadino su 10 ha subito un attacco fisico negli ultimi 5 anni; cresce poi il bullismo a scuola. I dati dell’Agenzia Europea per i diritti fondamentali
Credit: cottonbro studio 
Tempo di lettura 3 min lettura
15 maggio 2024 Aggiornato alle 10:10

Il sondaggio condotto dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra) su 100.000 persone, rivela che lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer in Europa subiscono meno discriminazioni (in particolare, circa il 36% degli intervistati contro il 42% del 2019 ha detto di essersi sentito discriminato in almeno un ambito della propria vita) ma più attacchi fisici o sessuali rispetto a 5 anni fa.

Il primo dato riguarda il coming out, che negli ultimi anni è diventato più diffuso. Tuttavia, se è vero che oggi 1 persona queer su 2 è più aperta a dichiarare il proprio orientamento sessuale, identità ed espressione di genere rispetto al passato, la maggior parte evita ancora di tenere per mano il partner in pubblico per paura di attacchi. Dal sondaggio emerge infatti che i casi di violenza registrati sono in aumento: oltre 1 persona su 10 ha subito un’aggressione nei 5 anni precedenti l’indagine e le vittime sono soprattutto le persone intersessuali.

La ricerca condotta nell’estate del 2023 mostra anche miglioramenti lenti ma graduali rispetto al sondaggio somministrato ai cittadini europei nel 2019 e prima ancora nel 2012. Le scuole, secondo gli intervistati, affrontano i temi Lgbtqi in modo più positivo e proattivo, e i più giovani si sentono più supportati dai loro insegnanti e dai loro coetanei. Tuttavia, mentre i casi di discriminazione diminuiscono, va considerato che spesso questa rimane invisibile poiché solo una vittima su 10 la denuncia.

Tra gli indicatori a rischio, il bullismo cresce: 2 persone queer su 3 affermano di esserne state vittime a scuola. Ciò accade in tutte le generazioni e in tutti i paesi dell’Unione europea. “Si tratta di un forte aumento”, dice l’Agenzia Ue, visto che nel 2019 lo subiva 1 persona su 2. Anche la salute mentale per le persone queer rappresenta un fattore critico, con oltre 1 persona su 3 che ha pensato al suicidio nell’ultimo anno. Tra loro ci sono soprattutto persone trans e non binarie.

A pesare in questa direzione sono anche le cosiddette pratiche di “conversione”. Come mostra il rapporto, negli ultimi anni 1 queer europeo su 4 afferma di essere stato costretto a sottoporsi a pratiche di conversione per cambiare il proprio orientamento sessuale o la propria identità ed espressione di genere.

Nella percezione degli intervistati, poi, diminuisce l’impegno dei Governi in Europa che si battono contro i pregiudizi e l’intolleranza nei confronti delle persone Lgbtq+: solo 1 persona su 4 reputa che la politica stia facendo abbastanza, contro un terzo del 2019.

Intanto, secondo l’Agenzia europea per i diritti fondamentali, le persone Lgbtq+ continuano ad avere maggiori probabilità di diventare senzatetto e difficoltà ad accedere alle cure mediche. E la situazione si aggrava per persone con disabilità, in difficoltà finanziarie e che appartengono a gruppi etnici o ad altre minoranze.

Leggi anche
Repressione
di Alice Dominese 2 min lettura
Intelligenza artificiale
di Costanza Giannelli 5 min lettura