Economia

Giovani, risolveteci i problemi

Alle nuove generazioni lasciamo un Pianeta inquinato, sfruttato, consumato, impoverito; in pericolo a causa della crisi climatica che le nostre azioni hanno esacerbato. Per molti ragazzi il futuro spaventa: come dar loro torto?
Credit: Xi Xi
Azzurra Rinaldi
Azzurra Rinaldi economista
Tempo di lettura 3 min lettura
14 maggio 2024 Aggiornato alle 06:30

Abbiamo inquinato troppo, consumato troppo, prodotto troppo e male. Abbiamo sfruttato chi lavorava, lo facciamo ancora se nessuno ci guarda, abbiamo deostruito il senso di responsabilità collettiva. Abbiamo amato il Lupo di Wall Street, bullizzato Greta Thunberg anche se eravamo già adulti e lei solo una ragazzina. Abbiamo fatto a brandelli i sindacati, impoverito il lavoro, perpetuato i sistemi di sfruttamento. E ora?

E ora, cari giovani, i problemi che abbiamo causato risolveteli voi. Vi diciamo che siete choosy, bamboccioni, che non avete voglia di lavorare e vi manca lo spirito di sacrificio. Non ci interessa quello che avete da dirci, perché noi ne sappiamo comunque di più, ma ora vi consegniamo questo bel pacchetto di complicazioni. Ed il mondo ha bisogno di voi.

Del resto, ce lo dice anche Unicef: quasi la metà dei giovani del mondo vive in Paesi esposti a molteplici rischi climatici sovrapposti che potrebbero minacciare l’accesso ai servizi essenziali (per esempio istruzione, nutrizione) nei prossimi decenni.

E secondo la recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica One Earth, gli adolescenti sono preoccupati per il cambiamento climatico, sono motivati a dare un contributo positivo alla società e sono in grado di apportare e sostenere cambiamenti nello stile di vita con apparente facilità. Bel regalino, eh?

Stando ai dati contenuti nell’Osservatorio GenerationShip di Unipol e Kienn, per il 52% di Millennial e Gen Z bisogna riciclare il più possibile e per il 35% si deve rinunciare alle proprie scelte che impattano negativamente sull’ambiente.

Già nel 2021, su Lancet era stata pubblicata una ricerca commissionata dalla Ong Avaaz e basata su dati raccolti tra 10.000 persone giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni in 10 Paesi: Australia, Brasile, Filippine, Finlandia, Francia, India, Nigeria, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti. Gli esiti della ricerca erano deprimenti: il 59% delle persone intervistate si dichiarava estremamente preoccupato dall’impatto dei cambiamenti climatici. Il 75% riconosceva di provare un senso di paura al solo pensiero del futuro. Il 45% affermava che le preoccupazioni sul clima influenzavano negativamente la propria quotidianità. e oltre il 50% si sentiva in colpa.

E secondo lo studio recentissimo di Ey per Il Sole 24 Ore, soprattutto i più giovani scelgono il trasporto pubblico e limitano i consumi e, stando ai dati raccolti e pubblicati dall’Unione Italiana Food, il 40% della Gen Z preferisce l’alimentazione vegetale (40%).

Ancora: secondo una ricerca che il Guardian ha commissionato a YouGov, le persone più giovani hanno meno fiducia e meno speranza nei confronti del futuro, e oltre la metà delle persone intervistate teme che non sarà in grado di comprarsi una casa nei 10 anni a venire.

Alla domanda: “a cosa sareste disposti a rinunciare per salvare il Pianeta?” (che poi, ma che domanda è?), il 30% delle persone rispondenti di età compresa tra i 25 e i 34 anni dichiara che sarebbe disposto a avere meno figli di quelli che desidererebbe.

Quindi, dove noi abbiamo distrutto vi chiediamo di costruire e dove noi abbiamo scialacquato vi chiediamo di rinunciare. Il tutto, facendoci un bel sorriso.

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