Economia

Istat: cala il numero degli italiani a rischio povertà, ma non crescono i redditi

Nel 2023, il 22,8% delle famiglie era a rischio esclusione sociale (-1,6% rispetto all’anno precedente); tuttavia, sono aumentati i cittadini in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale (4,7%)

Credit: Samuel Scrimshaw 
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14 maggio 2024 Aggiornato alle 08:00

Secondo il rapporto Istat Condizoni di vita e reddito delle famiglie, nel 2023 il numero di famiglie a rischio povertà o esclusione sociale era pari al 22,8%, in calo rispetto all’anno precedente (24,4%); il dato risulta in linea con la diminuzione della popolazione totale a rischio (18,9%, -1,2% rispetto al 2022), mentre aumenta il tasso di cittadini nella fascia più debole, ovvero in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale (4,7%).

I miglioramenti delle condizioni economiche non sono tuttavia omogenei lungo tutto il territorio nazionale. Il tasso più alto di famiglie a rischio povertà si registra al Sud (39%, in calo rispetto al 40,6% del 2022), mentre il più basso al Nord-Est (11%); al Centro il dato è stabile, di poco sotto la media nazionale (19,6%). A livello regionale, si osserva una riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale in Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Campania, dovuta dalla diminuzione di tutti gli indicatori di analisi (rischio di povertà, grave deprivazione e bassa intensità di lavoro).

I miglioramenti più consistenti si riscontrano per le famiglie con 4 componenti (21,8% a rischio povertà, a fronte del 24,8% dell’anno precedente), per le coppie con due figli (20,6% contro 23,4%) e con un solo figlio (19% nel 2023, -2,3% in un anno). Complessivamente, rientrano nella fascia a rischio povertà/esclusione sociale, circa 13,4 milioni di persone a livello nazionale.

Rispetto al 2022, si osserva un aumento delle condizioni di grave deprivazione materiale e sociale (quando si presentano almeno sette segnali di deprivazione dei 13 individuati dall’indicatore Europa 2030), in particolare al Sud, dove colpisce il 5,5% della popolazione. Tra le Regioni, un caso particolare è la Lombardia, dove si è assistito a una riduzione marcata degli individui in famiglie a bassa intensità di lavoro, ma è peggiorata la condizione di grave deprivazione. Analoga situazione si riscontra in Calabria, dove però tutti e tre gli indicatori risultano in peggioramento.

In calo le disuguaglianze: il coefficiente di Gini (strumento che misura le differenze tra redditi percepiti) per il 2022 è stato pari a 0,315 (-0,012 rispetto l’anno precedente); i miglioramenti più sensibili sono stati registrati nel Nord-Ovest (da 0,323 nel 2021 a 0,295 nel 2022), mentre sono rimasti pressoché invariati al Centro (da 0,304 a 0,305) e nel Mezzogiorno (da 0,324 a 0,321), unica area d’Italia ad avere il coefficiente sopra la media nazionale.

Tra le misure a sostegno dei ceti più fragili spicca il reddito di cittadinanza, che nel 2022 era percepito dal 6,3% delle famiglie italiane, per un totale di 1,65 milioni. Il dato è in netta crescita rispetto al 2019, anno di introduzione dello strumento, quando le famiglie percettrici erano quasi la metà (970.000, 3,8% del totale); tuttavia, l’incidenza di famiglie assistite sale al 18,2% considerando il 20% più povero della popolazione.

Altro strumento importante è stato l’assegno unico universale (Auu), introdotto con il Governo Draghi e che ha sostituito l’indennizzo per i nuclei familiari. Questo ha ricevuto 7,8 milioni di richieste da titolari di assegni per carichi familiari, registrando un importo medio annuo di 1.930 euro, per un totale complessivo di 15,1 miliardi erogati. Guardando al dato familiare, la copertura è stata di 7,3 milioni di nuclei, con benefici medi annui per 2.055 euro.

L’Auu ha comportato un incremento della spesa sociale per il sostegno dei nuclei familiari di 8,8 miliardi in più rispetto al 2021 (+139%) ed è stato percepito dal 38,2% di famiglie che non avevano diritto all’ assegno per il nucleo familiare. In crescita i titolari dell’assegno il cui reddito proviene dal lavoro autonomo, triplicati rispetto al 2021.

Tuttavia, la misura ha portato con sé un calo nelle detrazioni per carichi familiari sugli stessi beneficiari per circa 3,9 miliardi di euro complessivi, con effetti negativi sul reddito medio di ciascun titolare e sulla rispettiva famiglia coinvolta dalla riforma, pari rispettivamente a 497 e 530 euro in media l’anno.

Calano anche i redditi, complice (anche, ma non solo) l’inflazione. Nel 2022, infatti, il reddito medio delle famiglie italiane è stato pari a 35.995 euro; i cali più significativi si sono verificati al Nord-Ovest (-4,2%).

Dunque, migliorano parzialmente le condizioni socioeconomiche degli italiani; tuttavia, la strada per supportare i 13,4 milioni di cittadini esposti al rischio povertà è ancora lunga. Intervenire è fondamentale per garantire benessere nel Paese, nonché per generare valore e migliorare la qualità della vita di milioni di italiani.

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