Futuro

Spazio: come sarebbe cadere in un buco nero?

La Nasa, attraverso video-simulazioni disponibili sul suo sito, offre l’opportunità di compiere un viaggio virtuale alla scoperta di uno dei misteri più affascinanti dell’universo
Credit: NASA 
Tempo di lettura 4 min lettura
14 maggio 2024 Aggiornato alle 15:00

Forse ce lo siamo domandati in tanti almeno una volta nella vita, magari mentre guardavamo alla tv un documentario sul sistema solare e sui tanti misteri dell’universo: come sarebbe cadere in un buco nero?

Ebbene, adesso può essere almeno virtualmente possibile scoprirlo, grazie a una simulazione elaborata dalla Nasa, che ha realizzato due video (disponibili sul sito) che permettono di “precipitare” in un buco nero e raggiungere il cosiddetto punto di non ritorno che farebbe a pezzi il nostro corpo.

Nei video la telecamera della Nasa si accosta, orbita e poi attraversa il punto di non ritorno. La location scelta per realizzare questo viaggio virtuale verso l’ignoto è il super-massiccio Sagittarius A* che si trova al centro della nostra galassia con una massa 4,3 milioni di volte superiore a quella del nostro Sole.

Grazie alla tecnologia avanzata del supercomputer Discover, lo stesso che viene utilizzato per eseguire le simulazioni climatiche, gli spettatori possono “vivere” l’evento e provare davvero la sensazione di essere precipitati in un buco nero, ovvero un corpo celeste con un campo gravitazionale così forte che dal suo interno non può uscire nulla, nemmeno la luce.

Nella maggior parte dei casi, l’origine di un buco nero coincide con la morte di una stella supergigante. Una stella muore quando esaurisce il suo combustibile, evento che ne provoca il collasso: la gravità spinge poi velocemente il centro della stella verso l’interno. La sfera centrale che si forma in questo modo è estremamente densa ed è così che si ottiene un buco nero; contemporaneamente, il resto della stella esplode verso l’esterno. Il punto in cui non è più possibile sfuggire all’attrazione gravitazionale di un buco nero è chiamato orizzonte degli eventi.

Gli autori di questa simulazione sono Brian Powell e Jeremy Schnittman, che ha spiegato perché sono stati realizzati 2 video: in uno si mostra allo spettatore come sarebbe fare un volo all’interno di un buco nero; nell’altro, invece, l’essere umano riesce a schivare questa esperienza. Sono disponibili sia video esplicativi che illustrano gli effetti della teoria della relatività generale di Einstein che versioni video a 360 gradi che permettono agli spettatori di “sentirsi immersi” nel viaggio. Questo progetto ha generato circa 10 terabyte di dati e ha richiesto 5 giorni di funzionamento dei 129.000 processori di Discover.

Schnittman ha dichiarato che, nell’ipotesi fantasiosa di poter scegliere, è meglio cadere in un buco nero delle dimensioni di un super-massiccio, come Sagittarius A* piuttosto che in uno piccolo. Il motivo: quest’ultimo possiede orizzonti degli eventi molto più piccoli ma in compenso presenta forze mareali più forti e queste possono letteralmente fare a pezzi gli oggetti in avvicinamento prima che raggiungano l’orizzonte, di conseguenza il corpo umano verrebbe frantumato.

Nelle simulazioni realizzate dalla Nasa l’orizzonte degli eventi è largo circa 16 milioni di chilometri ed è circondato da un disco di gas caldo che si muove compiendo un movimento turbinoso. Nei 2 video la telecamera inizia a riprendere a circa 400 milioni di chilometri di distanza dal buco nero. Schnittman ha spiegato che man mano che lo spazio-tempo si distorce col diminuire della distanza dall’orizzonte, l’immagine della fotocamera rallenta fino a fermarsi: questo è il motivo per cui gli astronauti si riferivano originariamente ai buchi neri usando il termine stelle congelate.

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