Ambiente

Argentina: sempre più insetti infestano i campi a causa della crisi climatica

Nella “Terra d’Argento”, terzo Paese al mondo esportatore di mais, l’infestazione della cicalina, attratta dalle alte temperature, potrebbe generare un calo della produzione pari a 10 milioni di tonnellate
Credit: Wikimedia commons
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15 maggio 2024 Aggiornato alle 08:00

La cicalina è un insetto giallo di soli 3 o 4 millimetri che ama le alte temperature e che quindi prospera grazie alle condizioni imposte dal riscaldamento globale: per esempio, in Argentina, dove i coltivatori sono alle prese con una vera infestazione.

La “Terra d’Argento” d’altra parte è il terzo Paese esportatore di mais al mondo ma ha dovuto rivedere al ribasso le sue stime per il raccolto in corso proprio a causa della piaga che sta colpendo i campi. Le rese dei terreni risultano in costante calo: si parla di 10 milioni di tonnellate di produzione in meno. Nella provincia centro-occidentale di Cordoba, tra le regioni argentine maggiormente agricole, la borsa provinciale del grano ha stimato perdite di mais legate alle cicaline per un valore corrispondente a 1,13 miliardi di dollari.

I raccolti quindi sono sotto minaccia: la cicalina infatti inocula una malattia che rischia di danneggiare gravemente le pannocchie e i chicchi delle piante. In passato l’arrivo delle gelate contribuiva a “regolamentare” la capacità di diffusione dell’insetto ma ora, con il global warming sempre più accentuato, si teme che le infestazioni possano essere favorite. A preoccupare gli agricoltori sono soprattutto le previsioni di un inverno caldo, come mostrano i modelli degli esperti meteorologici e i dati analizzati da Reuters.

Questo orizzonte sta già portando i contadini ad alcune considerazioni, se non convinzioni. In vista della prossima stagione, probabilmente semineranno meno mais, o addirittura arriveranno ad azzerarne completamente gli ettari, e privilegeranno invece la soia, la principale coltura del Paese sudamericano, che tra l’altro non viene colpita dagli insetti.

«Dovremmo parlare di una produzione argentina di oltre 60 milioni di tonnellate di mais e a causa di questo insetto stiamo parlando di 50,5», ha detto Cristian Russo, responsabile delle stime agricole presso la Borsa dei cereali di Rosario (Bcr). Secondo Russo, il numero di cicaline nel nord dell’Argentina è 10 volte superiore al livello normale; inoltre l’insetto è stato trovato a quasi 1.500 chilometri a sud delle aree tradizionali, dove in precedenza faceva troppo freddo.

Il Governo argentino, che non ha risposto a una richiesta di commento da parte di Reuters, ha cercato di accelerare l’autorizzazione dei pesticidi per combattere le cicaline e recentemente ha incontrato le associazioni agricole per coordinare le strategie di mitigazione dei danni provocati dall’insetto.

Nel frattempo, anno dopo anno, l’evoluzione del riscaldamento globale continua il suo percorso. Lo studio condotto dagli scienziati delle università argentine e degli istituti statali ha rilevato che, dal 1963 al 2013, il numero medio di notti fredde è diminuito da 15 giorni all’anno a circa 8. «Meno nottate gelide aiutano le cicaline, che non possono tollerare temperature inferiori a 4 gradi Celsius», ha spiegato Fernando Flores, entomologo presso l’Istituto Nazionale di Tecnologia Agricola (Inta).

Secondo gli agronomi, con il passare del tempo, sarà possibile affrontare il problema attraverso piante più resistenti e insetticidi specifici. Per il momento però le criticità della situazione persistono in tutta la loro evidenza.

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