Futuro

Neuralink, chip nel cervello: come sono andati i primi 100 giorni del paziente zero?

Poco più di 3 mesi fa a Noland Arbaugh è stato impiantato il mini dispositivo creato dalla società di Elon Musk: «Mi ha aiutato a riconnettermi con il mondo, a fare di nuovo le cose da solo». Tuttavia, non sono mancati alcuni problemi meccanici con gli elettrodi
Credit: Neuralink.com
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10 maggio 2024 Aggiornato alle 16:00

Elon Musk ha definito «di successo» i 100 giorni appena trascorsi di Noland Arbaugh, paziente zero del rivoluzionario chip Neuralink nel cervello: una tecnologia che si propone di creare un’interfaccia cervello-computer ad alte prestazioni, promettendo di migliorare il controllo dei dispositivi digitali per persone affette da tetraplegia, offrendo loro una maggiore autonomia personale e professionale. Il progetto, noto anche come Prime, ha l’obiettivo di dimostrare l’efficacia e la sicurezza del chip Link nella vita quotidiana.

Noland Arbaugh, il primo paziente sottoposto all’impianto del chip al Barrow Neurological Institute di Phoenix, ha condiviso i suoi progressi dopo i primi 100 giorni dall’intervento, prima del quale dipendeva da uno stick per tablet posizionato nella sua bocca da un operatore sanitario, con tutte le limitazioni e gli svantaggi che comportava (l’uso prolungato di questo strumento poteva causare fastidi fisici e limitazioni nell’uso del linguaggio).

Con il chip Neuralink, Arbaugh ha sperimentato una trasformazione radicale nella sua vita quotidiana, descrivendo l’impianto come un «sovraccarico di lusso» che gli permette di vivere senza dipendenza dagli altri e di svolgere attività che non era in grado di fare da anni. «Il chip mi ha aiutato a riconnettermi con il mondo, con i miei amici e la mia famiglia. Mi ha dato la possibilità di fare di nuovo le cose da solo, senza bisogno degli altri a tutte le ore del giorno e della notte» ha raccontato.

Il dispositivo di casa Musk ha restituito al paziente l’autonomia, consentendogli anche di controllare il suo laptop, giocare ai videogiochi online, navigare in rete, tutto tramite un cursore controllato mentalmente.

Durante le sessioni di ricerca da parte degli scienziati, Arbaugh ha stabilito un record di controllo del cursore, dimostrando un’impressionante capacità di adattamento e apprendimento del sistema. E, nonostante le sfide iniziali, come il ritiro dei fili del chip dal cervello, i ricercatori Neuralink hanno apportato miglioramenti significativi all’algoritmo di registrazione e all’interfaccia utente, garantendo un’efficacia e una durata del chip migliori nel tempo.

«Noland ha stabilito un nuovo record mondiale per il controllo del cursore con un’interfaccia cervello-computer di 4,6 Bps. Successivamente ha raggiunto 8 Bps e attualmente sta cercando di battere i punteggi degli ingegneri Neuralink utilizzando un mouse» hanno spiegato i ricercatori.

I primi passi, però, sono stati in salita. In particolare, i problemi meccanici riscontrati nel dispositivo potrebbero essere attribuiti in parte al design unico ideato da Neuralink. L’impianto, infatti, consiste in un sottile disco del diametro di una moneta, installato nel cranio del paziente, che contiene una batteria, un chip di elaborazione e altri componenti elettronici necessari per il funzionamento del sistema.

Attaccati al disco ci sono 64 fili flessibili, più sottili di un capello umano, ognuno dotato di 16 elettrodi, progettati per estendersi nel tessuto cerebrale e rilevare i segnali neuronali. Tuttavia, secondo Neuralink, alcuni di questi fili potrebbero non aver mantenuto la loro posizione, causando così problemi nel corretto funzionamento del dispositivo: «Nelle settimane successive all’intervento, alcuni fili si sono staccati dal cervello, con una conseguente diminuzione netta del numero di elettrodi funzionanti».

Ma, superato l’imprevisto, i test oggi forniscono risultati promettenti e segnano un importante passo avanti nella ricerca delle interfacce cervello-computer e nell’ambito dell’assistenza alle persone con disabilità motorie.

E così il successo dei primi 100 giorni di Arbaugh è un’ispirazione e un incoraggiamento per la comunità scientifica e offre una nuova speranza di indipendenza e autonomia attraverso l’innovazione tecnologica.

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