Diritti

Quando essere il “cocchino” del capo è deleterio

La persona vicina al capo ha solitamente molto potere ma è anche maggiormente incline a sviluppare wrongdoing, ovvero comportamenti illegali, irrispettosi o disonesti
Credit: Christin Hume 
Tempo di lettura 4 min lettura
18 maggio 2024 Aggiornato alle 06:30

All’interno di uno studio condotto nel 2023 dalla National Business Ethics Survey su 75.000 lavoratori, il 65% di loro ha affermato di aver assistito, nella propria azienda, a condotte scorrette, nell’ultimo anno.

Solo un lavoratore su dieci ritiene di lavorare in un contesto con una forte etica. La rilevazione di 10 anni prima aveva evidenziato come il 60% dei “wrongdoing” (comportamenti illegale o disonesto) denunciati riguardassero individui con autorità manageriale.

Nonostante i conclamati benefici di una leadership etica sembra essere quasi impossibile per un manager essere sempre etico e con un atteggiamento positivo. La crescente competitività ha reso i loro comportamenti sempre più incoerenti fino a diventare, a tratti, paradossali. In uno studio del 2016, dei ricercatori hanno scoperto che nei giorni successivi a un comportamento fortemente etico, da parte di un manager, seguivano addirittura dei comportamenti abusivi.

Perché tolleriamo i wrongdoing dei nostri superiori? Secondo la “teoria della licenza morale”, le persone possono sentirsi autorizzate a intraprendere azioni moralmente discutibili sulla base di un credito morale guadagnato in passato.

La storia di un individuo può compensare futuri errori. Se siamo stati moralmente ineccepibili in passato, abbiamo un credito che possiamo spendere per bilanciare azioni immorali future, che vengono così percepite (da noi e dagli altri) come ammissibili. La nostra storia ci fornisce delle credenziali, che rendono invisibili i nostri wrongdoing.

È stato scoperto che se stimoliamo le persone a raccontarsi in un certo modo questo produce degli effetti nel loro comportamento, per alcuni versi paradossali. A persone “non sessiste” è stato chiesto di raccontare la propria storia sottolineando questo aspetto. Cosa è accaduto? Nei giorni successivi erano più propensi a compiere comportamenti sessisti. Oppure, a un gruppo di persone è stato chiesto di raccontare la propria storia accentuando i loro tratti positivi e, nei giorni successivi, si sono mostrate meno generose.

I leader e i manager, con il loro modo di fare, influenzano la nostra sensibilità al wrongdoing, ma c’è un aspetto interessante emerso da una recente ricerca cinese: la vicinanza ai leader aumenta la possibilità di commettere wrongdoing.

Sappiamo per esperienza e dalle ricerche che chi ha rapporti più intensi e frequenti con il proprio capo ha un accesso maggiore ai premi rispetto ad altri, ma ora sappiamo che questo porta al contempo a un più frequente ricorso al wrongdoing. Chi ha migliori rapporti con il capo è di solito più efficace e viene giudicato capace di una prestazione migliore, ma può, involontariamente, porsi al di sopra delle norme e delle regole. Ci si sente psicologicamente autorizzati a considerarsi esenti da norme e aspettative, in breve: in modo non etico.

La vicinanza al capo è una forma straordinaria di potere, consente di influenzare decisioni gestionali e orientare il clima politico della propria azienda, per usarli a proprio vantaggio. Essere la “persona di fiducia” è un ruolo, spesso fuori dall’organigramma, ma molto potente. Il “cocchino del capo” tende a confrontarsi in basso e questo gli suscita orgoglio, egocentrismo e un certo disprezzo dell’altro.

Ma ora sappiamo anche che gli genera un “credito morale” maggiore che lo autorizza a compiere wrongdoing.

Cosa fare? Le aziende possono e devono dotarsi di sistemi di denuncia ma soprattutto di procedure che assicurino a chi consente di scoprire comportamenti illeciti di essere “immuni” da ritorsioni. Per quanto controverso, il semi-anonimato protetto può essere lo strumento principale, insieme a percorsi di formazione che aiutino le persone a conoscere sempre meglio i propri bias per saperli ri-conoscere quando scattano in azione.

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