Diritti

Guerra Sudan, Human Rights Watch: bambini “radunati e fucilati” dalle Rsf

La Ong chiede sanzioni contro le forze paramilitari responsabili di “pulizia etnica e crimini contro l’umanità”: la maggior parte delle vittime appartengono al gruppo Massalit; donne e minori colpiti a morte mentre fuggivano da El Geneina
Credit: ANSA
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
10 maggio 2024 Aggiornato alle 18:00

Un nuovo rapporto di Human Rights Watch denuncia “pulizia etnica e crimini contro l’umanità” a El Geneina, la capitale del Darfur occidentale. La Ong impegnata nella difesa dei diritti umani in tutto il mondo accusa le forze paramilitari gestite dal Governo del Sudan (Rsf) di essere responsabili di un massacro su larga scala di civili che tentavano di fuggire dalla Capitale regionale la scorsa estate, a giugno.

Il rapporto di Human Rights Watch si basa su 221 testimonianze raccolte dalla Ong che dimostrerebbero che le Rsf hanno organizzato e messo in atto una campagna di 12 mesi di pulizia etnica contro la tribù Massalit, uno dei grandi gruppi etnici non arabi del Darfur, una regione che si trova nell’ovest del Paese.

I gruppi per i diritti umani chiedono sanzioni nei confronti dei responsabili, tra cui il comandante della Rsf del Darfur occidentale Abdel Rahman Joma’a Barakallah, il comandante delle Rsf, Mohamed “Hemedti” Hamdan Dagalo, e suo fratello Abdel Raheem. Secondo la Ong, le Nazioni Unite e l’Unione africana dovrebbero imporre urgentemente un embargo sulle armi sul Sudan e schierare una missione con una solida forza di polizia in Darfur per proteggere i civili.

Secondo quanto riportato in The Massalit Will Not Come Home (“Il Masalit non tornerà a casa”), numerosi bambini sarebbero stati “ammucchiati e fucilati” dalle Rsf, ma “il numero totale dei morti è sconosciuto. Lo staff della Mezzaluna Rossa sudanese ha detto di aver contato, il 13 giugno, 2.000 corpi per le strade di El Geneina e poi, sopraffatti dai numeri, hanno smesso di contare”, spiega Hrw.

A 2 giorni dalla drammatica scoperta, il 15 giugno, ci sarebbe stato il “massacro su larga scala”: il gruppo di esperti delle Nazioni Unite sul Sudan ha stimato, citando fonti di intelligence, che tra 10.000 e 15.000 persone sono state uccise a El Geneina nel 2023. Donne e bambini correvano per le strade o tentavano di nuotare nel fiume Kaja, che attraversa la città, e molti di loro sarebbero annegati durante la fuga.

Una delle testimonianze raccolte è quella di Ali, che ha raccontato quanto accaduto mentre si trovava in una clinica medica improvvisata nella capitale: “Hanno iniziato a spararci addosso e hanno ucciso tutti tranne me e una donna (che è rimasta ferita anche lei). Mi hanno sparato al braccio destro. Mi sono accasciato, fingendo di essere morto”. Secondo il racconto, i due sono rimasti nella struttura per 10 ore, circondati dai cadaveri dei pazienti e degli operatori sanitari, mentre la Rsf proseguiva il suo attacco: “Uno ha visto che ero vivo e si è avvicinato a me e mi ha fracassato la gamba rotta. Ho detto: ‘Per favore, fermati! Invece uccidimi e basta!’. Lui ha detto : ’Non ti uccideremo! Vogliamo torturarti, Nuba! Ci siamo sbarazzati della maggior parte della tua famiglia e nessuno è qui per prendersi cura di te”.

Ali è stato portato in salvo dalla sua famiglia poche ore dopo, quando le Rsf avevano lasciato la clinica. L’episodio, denuncia Hrw, “è solo uno di una serie di atrocità che Rsf e le milizie alleate, prevalentemente appartenenti a gruppi arabi del Darfur, hanno compiuto a El Geneina e nel Darfur occidentale in generale dall’inizio del conflitto tra le Forze Armate Sudanesi (Saf) e la Rsf il 15 aprile 2023. Da quando, poco più di un anno fa, sono scoppiati i combattimenti, più di 8 milioni di persone sono fuggite dalle loro case, in quella che l’Onu ha definito una delle più grandi crisi umanitarie degli ultimi decenni.

A giugno si è verificato uno degli episodi peggiori dall’inizio delle aggressioni, quando le Rsf hanno attaccato un convoglio di civili in fuga da El Geneina lungo chilometri: secondo le testimonianze, le Rsf avrebbero inseguito, radunato e sparato a uomini, donne e bambini che correvano per le strade o tentavano di attraversare a nuoto il fiume Kaja. Molti sarebbero annegati nel tentativo di fuga. “Poi hanno ammassato i bambini e gli hanno sparato - ha raccontato un ragazzo di 17 anni che avrebbe assistito all’uccisione di 12 bambini e 5 adulti - Hanno gettato i loro corpi nel fiume e dietro di loro i loro averi”.

Oltre alle testimonianze, Human Rights Watch ha verificato ed esaminato 110 fotografie e video, immagini satellitari e documenti condivisi da organizzazioni umanitarie. Tra aprile e novembre 2023, i ricercatori hanno intervistato di persona i residenti di El Geneina durante 6 viaggi in Ciad, Kenya, Uganda e Sud Sudan, e hanno anche condotto interviste telefoniche supplementari.

“Le immagini satellitari confermano che - spiega il rapporto - da quando Rsf e le milizie alleate hanno preso il controllo di El Geneina a giugno, i quartieri prevalentemente di Massalit sono stati sistematicamente smantellati, molti con i bulldozer, impedendo ai civili fuggiti di tornare alle loro case”.

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