Ambiente

Missione Ambiente: il viaggio alla scoperta della sostenibilità sbarca a Genova

Il progetto di Tim e Erg che porta tra i banchi di scuola temi legati all’ambiente, alla transizione ecologica e agli obiettivi dell’Agenda 2030 fa tappa in Liguria. A parlare con gli esperti, gli studenti e le studentesse dell’Istituto di Istruzione Superiore Carlo Rosselli
Chiara Manetti
Chiara Manetti giornalista
Tempo di lettura 6 min lettura
9 maggio 2024 Aggiornato alle 17:30

Dopo aver fatto tappa a Foggia, Catania, Catanzaro, Cagliari, Arezzo, Modena e Ascoli Piceno, oggi Missione Ambiente arriva all’Istituto di Istruzione Superiore Carlo Rosselli di Genova. Il progetto, che coinvolge dieci città italiane, è promosso da Tim e Erg tramite Erg Academy ed è volto a contribuire alla diffusione della cultura della sostenibilità: ogni appuntamento prevede percorsi di approfondimento su sostenibilità, tutela ambientale e transizione ecologica per studenti e studentesse delle scuole secondarie di secondo grado.

L’incontro in Liguria, il penultimo del tour di Missione Ambiente - Generazioni a scuola di sostenibilità, ha previsto come sempre un confronto sui temi legati all’ambiente tra diverse generazioni: ragazzi e ragazze da una parte, esperti ed esperte aziendali dall’altra, per favorire uno scambio reciproco ricco di spunti e riflessioni.

Ad aprire l’incontro è stata la curatrice dell’iniziativa, Cristina Sivieri Tagliabue, fondatrice e direttrice del quotidiano online La Svolta, che è media partner del progetto. Intorno al tema della sostenibilità ruotano numerosi termini, molti dei quali in inglese: «Avete mai sentito parlare di greenwashing e pinkwashing?». Dalla classe, superata la timidezza, sono arrivate alcune risposte: qualcuno ha parlato di quelle realtà che tentano di ingannare i consumatori, dando loro informazioni fuorvianti ed errate, sia nel campo della sostenibilità ambientale che di quella sociale. Altri hanno tirato in ballo anche il tema delle fake news sul clima, un tema molto caro a questo giornale, che l’anno scorso ha aderito alla coalizione Stampa libera per il clima, lanciata da Greenpeace, che si impegna a garantire news trasparenti e complete riguardo il climate change.

«Ognuna delle scelte che facciamo ha un impatto sull’ambiente», ha spiegato a ragazzi e ragazze Gianluca Gramegna, responsabile dell’area sostenibilità e Esg di Erg, società che opera nelle energie rinnovabili in 9 Paesi d’Europa e che si pone obiettivi legati «non solo alla produzione di energia pulita, ma anche sociali». Perché ogni azione «ha anche una conseguenza sociale e per ridurre l’impatto ambientale possiamo agire anche nel nostro piccolo, cambiando approccio nella vita di tutti i giorni».

All’interno di Erg Gramegna si occupa «della definizione del piano di sostenibilità integrato nel piano industriale, che comprende i vari obiettivi che l’azienda vuole raggiungere nel medio-lungo periodo, come la decarbonizzazione». Ma non solo: anche il supporto «alle organizzazioni no-profit - come Sant’Egidio in Africa - che lavorano per garantire l’educazione, l’accesso ai beni essenziali, e alle risorse».

La parola passa a Elisa Romeo, della Fondazione Edoardo Garrone: «Voi avete una grande responsabilità nel generare un cambiamento», dice ai giovani seduti di fronte a lei.

La Fondazione Edoardo Garrone, nata nel 2004 dall’impegno filantropico delle famiglie Garrone e Mondini, si impegna a favorire un’ampia fruizione e accessibilità alla cultura, alle scienze e alle arti. «Il cambiamento passa attraverso un tema importantissimo di cui siamo qui oggi a parlare, quello della sostenibilità, che è un obiettivo da raggiungere ma può anche essere visto come un generatore di opportunità: pensate che da una ricerca che ha fatto Manpower Group emerge che da qui al 2030 il settore green produrrà 30 milioni di posti di lavoro a livello globale».

Si tratta dei cosiddetti green jobs, «chi ne ha già sentito parlare?». Ragazze e ragazzi riflettono.

«Da definizione, i green jobs sono tutte quelle professioni che hanno come obiettivo la tutela dell’ambiente», spiega loro Romeo. «Ci sono esempi in tutti i settori, dall’agricoltura, al turismo, alla ricerca, allo sviluppo, all’amministrazione, ma anche alla comunicazione». Per Valentina Anciundia, studentessa del Carlo Rosselli, i green jobs sono dei «lavori sostenibili» e la scuola deve saper «migliorare le proprie tecniche didattiche per prepararci al futuro e a questi nuovi posti di lavoro».

Di quali parliamo? «Energy manager, mobility manager, ingegnere dei materiali green, giurista ambientale, titoli che in questo momento sembrano altisonanti, ma sono molto più vicini a noi di quello che pensiamo», spiega Romeo. La Fondazione Garrone ogni anno lavora accanto a quasi 1.000 studenti e studentesse coinvolgendo 6 istituti genovesi con indirizzi diversi in un progetto che si chiama Appennino Lab. Quest’anno il loro compito è «realizzare un sito web per pubblicizzare la piccola località di Montebruno, che sorge sull’Appennino, valorizzandola al meglio». Anche questo è un green job.

La Fondazione organizza anche un percorso di incubazione di startup dedicato agli under 40, da cui sono nate circa 60 imprese. Una è Altavia, un birrificio il cui fondatore «coltiva gli ingredienti con cui fa la sua birra e lavora sul suo territorio, valorizzando in maniera circolare tutta la produzione. Poi c’è una ragazza che a Udine ha trovato un modo per trasformare la lana in pellet fertilizzante, o nel Lazio un’azienda agricola che produce lo stesso grano con cui poi fa il pane, alleva mucche e maiali da cui produce la carne, produce energia dai propri scarti». Romeo si rivolge ai ragazzi: «Vi auguro, nel vostro futuro, di trovare una posizione così, un green job!».

Interviene poi Andrea Ferrazzi di Tim, già senatore della Repubblica e nel coordinamento dei lavori per le modifiche degli articoli 9 e 41 della Costituzione (che hanno previsto l’estensione della tutela del paesaggio, dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi nell’interesse delle future generazioni): «L’articolo 9 è stato scritto a tutela del patrimonio culturale, dello sviluppo, dell’istruzione, della ricerca. Era un articolo essenziale, però mancava qualcosa: la tutela dell’ambiente. E come mai mancava la tutela dell’ambiente? Non perché i padri costituenti e le poche madri costituenti che c’erano allora non fossero persone di spessore, anzi, ma perché non c’era la questione del cambiamento climatico».

Ferrazzi ha parlato a studenti e studentesse anche del decreto interministeriale del 1973, che vietava l’uso di bottiglie di plastica riciclata al 100%. Per Diego Marzano, studente del Carlo Roselli, «questo fa molto riflettere su come, ancora oggi, a livello politico, siamo molto indietro riguardo alla salvaguardia dell’ambiente e alla sostenibilità». Il confronto con persone provenienti «da vari mondi, sia dalla politica che dalle aziende, è stato molto utile», ha spiegato lo studente dopo l’incontro.

Anche Ilaria Potito, che in Tim guida progetti nel campo del sociale, era presente all’incontro per cogliere direttamente i feedback dei giovani partecipanti: «Stiamo per concludere questo percorso educativo che ci ha condotto in giro per l’Italia, dove abbiamo dialogato con le nuove generazioni riguardo al loro futuro e all’importanza di tutelare l’ambiente», ha dichiarato. «Già stiamo pianificando una nuova edizione e comprendere le aspettative dei partecipanti è essenziale per sviluppare un programma su misura per loro».

Appuntamento all’ultima tappa, che si terrà a Venezia il prossimo 16 maggio.

Leggi anche