Ambiente

Riscaldamento globale: quasi nessuno scienziato crede che riusciremo a frenarlo

La maggior parte dei più importanti esperti al mondo di clima, gli scienziati dell’Ipcc (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici), crede che entro fine secolo il Pianeta si riscalderà di 2,5 °C. Ma qualche segnale di speranza c’è ancora
Credit: Richard Ellis/ZUMA Press Wire  

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9 maggio 2024 Aggiornato alle 14:00

Frustrati e preoccupati. Immaginatevi di sapere qualcosa fin dall’inizio degli Novanta, di continuare ad avere prove che quella cosa accadrà, di parlarne in centinaia di conferenze, di pubblicare centinaia di articoli, e non avere risposte concrete dalle uniche persone che, quella cosa, hanno il potere se non di impedirla perlomeno di arginarla.

Così si sentono oggi centinaia di scienziati nel mondo. Climatologi, fisici dell’atmosfera, esperti sulle dinamiche che governano la Terra. Dagli anni Novanta (ma anche in parte prima), attraverso l‘Ipcc (Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici) questi scienziati (e tanti altri), per via dei dati e delle prove raccolte, ci indicano che il mondo si sta surriscaldando in maniera preoccupante.

Nella Terra in cui tutto è connesso l’aumento delle temperature, dovuto ai gas serra e le emissioni create dall’uomo per esempio con i combustibili fossili, si riflette attraverso cambiamenti, come gli eventi meteo estremi, che possono incidere direttamente sugli ecosistemi, sulla vita delle persone, degli animali, delle piante, sull’economia.

Quegli appelli di allora, che principalmente si basavano su un mondo capace di investire in adattamento e mitigazione e su un diverso sistema energetico, non più basato sul fossile che alimenta le emissioni, sono rimasti in gran parte inascoltati finora.

Nel frattempo, quello che era stato osservato e previsto, è diventato realtà. Nel 2015, tramite l’Accordo di Parigi, si è arrivati alla necessità di fissare paletti per tentare di limitare il riscaldamento globale entro i + 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali, una sorta di soglia di sicurezza, che però ora stiamo scavallando.

Il problema - racconta ora un interessante sondaggio realizzato dal The Guardian - è che stiamo andando rapidamente ben oltre quella soglia e quegli stessi scienziati che ci hanno avvertito finora, sono seriamente preoccupati (e convinti) che il Pianeta si stia dirigendo verso i + 2,5 °C, il che potrebbe avere risultati “disastrosi” per l’umanità.

Il sondaggio indica che l’80% di circa cento dei più importanti scienziati del clima intervistati, appartenenti all’Ipcc, prevedono che entro fine secolo arriveremo almeno a + 2,5 °C, con “conseguenze catastrofiche”. Non solo, quasi la metà indica la possibilità che arriveremo a 3 °C e soltanto il 6% crede che resteremo intorno a + 1,5 °C.

Fa male sentirlo dire, ma gli esperti parlano di un futuro fatto di carestie, conflitti, migrazioni di massa guidate da ondate di calore, incendi, inondazioni, tempeste estremamente intense.

Se tutto ciò ci appare impensabile, ragioniamo su cosa sta accadendo già ora in un mondo vicino a quel + 1,5 °C di cui parliamo (siamo oltre 1,2 °C come media): dal Brasile al Kenya, dalla Cina al Texas, dagli Emirati al Sudest asiatico gli esempi di territori sommersi, di morti e di sfollati, sono a decine soltanto in questi ultimi due mesi.

Il sondaggio ha anche chiesto agli scienziati quale fosse, davanti alle previsioni future, il loro sentimento. Molti si sono detti “senza speranza”, infuriati, spaventati dall’incapacità dei governi di agire nonostante le prove scientifiche.

«Penso che nei prossimi cinque anni andremo incontro a un grave sconvolgimento sociale. Le autorità saranno sopraffatte da un evento estremo dopo l’altro, la produzione alimentare sarà interrotta. Non potrei provare una disperazione più grande per il futuro», ha detto a esempio a The Guardian Gretta Pecl, ricercatrice dell’University of Tasmania.

Eppure nella sfiducia c’è la fiducia che anche una frazione di grado inferiore possa fare la differenza. Per questo, con lo studio, gli scienziati continuano ad avvertirci e insistere affinché possano avvenire cambiamenti in grado di ridurre le probabilità che determinati eventi avvengano.

Su 843 scienziati interpellati, tutti i principali redattori dei report Ipcc, 380 hanno risposto alle domande del sondaggio, tutti conformi nel attendersi una “devastazione climatica che si verificherà nei prossimi decenni”.

Per Jesse Keenan, della Tulane University negli Stati Uniti, «questo è solo l’inizio: allacciate le cinture». Secondo Nathalie Hilmi, del Centro Scientifico di Monaco, non riusciremo a restare sotto a 1,5 °C. Leticia Cotrim da Cunha, dell’University of Rio de Janeiro, si dice «estremamente preoccupata per i costi in vite umane».

All’ultima Cop28, la grande conferenza delle parti sul clima, quella in cui bisognerebbe passare all’azione per tentare di frenare l’avanzata della crisi, il presidente Al Jaber ha ribadito più volte che l’obiettivo di 1,5 °C era una “stella polare”, quella con cui orientarsi. Eppure, dicono diversi report, oggi l’andamento delle politiche (parliamo di cosa si fa o si farà, per esempio per ridurre le emissioni) ci indica che il Pianeta va verso addirittura i + 2,7 °C.

Gli esperti stessi esperti sostengono che i governi non riescono ad affrontare la crisi climatica: quasi tre quarti degli intervistati ha citato infatti la mancanza di volontà politica e il 60% ha attribuito la colpa anche agli interessi aziendali acquisiti, come l’industria dei combustibili fossili.

All’interno degli scienziati intervistati, ci sono poi delle differenze. Quelli più giovani (sotto i 50 anni) sono più pessimisti (il 52% si aspetta un aumento di 3 gradi rispetto al 38% degli over cinquanta). Le scienziate sono ancora più pessimiste dei colleghi uomini.

C’è poi chi, come Dipak Dasgupta dell’Energy and Resources Institute di Nuova Delhi, sostiene che «se il mondo, incredibilmente ricco com’è, resta a guardare e fa poco per affrontare la difficile situazione dei poveri, alla fine perderemo tutti».

Ma anche chi vuole sperare ancora, credere che un cambiamento sia possibile, magari grazie alle nuove generazioni. Per Lisa Schipper dell’University of Bonn in Germania per esempio «la mia unica fonte di speranza è il fatto che, come insegnante, posso vedere la prossima generazione essere così intelligente e comprendere la politica».

Oppure chi, chiosando con un messaggio di speranza, avverte che possiamo ancora farcela ma a patto di accelerare immediatamente. «Sono convinto - conclude Henry Neufeldt del Centro climatico di Copenaghen delle Nazioni Unite - che abbiamo tutte le soluzioni necessarie per un percorso di 1,5 °C e che le implementeremo nei prossimi 20 anni. Ma temo che le nostre azioni potrebbero arrivare troppo tardi e superare uno o più punti critici».

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