Economia

Salute mentale: Fondazione Cariplo lancia “Attenta-mente” per il benessere psico-emotivo dei giovani

Il bando punta a coinvolgere organizzazioni private e pubbliche per “intercettare situazioni di disagio emergente o sommerso” e supportare gli enti territoriali nel sostegno di minori e famiglie. C’è tempo fino al 2 luglio per candidarsi
Credit: Teslariu Mihai 
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10 maggio 2024 Aggiornato alle 07:00

Il 7 maggio è stata presentata la terza edizione del bando Attenta-mente, finanziato da Fondazione Cariplo, a tutela della salute mentale e del benessere emotivo e psicologico dei più giovani. L’obiettivo del bando è coinvolgere attori pubblici e privati per istituire una rete ben articolata capace “intercettare precocemente situazioni di disagio emergente o sommerso e aumentare la capacità dei territori di costruire per minori e famiglie forme di supporto e cura”; prevenire, quindi, e intervenire tempestivamente all’interno dei contesti maggiormente esposti. Il budget stanziato ammonta a 2 milioni di euro che, insieme alle somme delle scorse edizioni, raggiunge il totale di 11 milioni di euro.

Tra le iniziative sostenute, Cariplo ha sottolineato il supporto ai progetti V.I.T.A., il cui obiettivo è costruire un sistema di cura per ragazzi in difficoltà tramite una rete di confronto costante tra famiglie e specialisti, e SHiP!, grazie al quale educatori e pedagogisti incontrano i ragazzi, le famiglie e l’intero personale scolastico con l’obiettivo di far emergere i loro bisogni e intercettare disagi emergenti o nascosti per garantire il benessere dei più giovani.

“Attenta-mente - fa sapere la Fondazione - si rivolge a reti di soggetti non profit, privati e pubblici: terzo settore, servizi di neuropsichiatria, scuole, e tanti altri attori della comunità. Gli enti interessanti hanno tempo fino al 2 luglio 2024 per candidarsi”.

Insieme all’iniziativa, Cariplo ha presentato anche il rapporto Neurosviluppo, salute mentale e benessere psicologico di bambini e adolescenti in Lombardia 2015-2022, che racchiude un’analisi (coordinata dall’Università di Pavia) degli accessi ai servizi sanitari lombardi per disturbi neuropsichiatrici e del neurosviluppo della popolazione in età infantile e adolescenziale.

A livello nazionale, i disturbi neuropsichici colpiscono circa il 20% dei minori, per un totale di 2 milioni di bambini e adolescenti, di cui 332.000 circa solo in Lombardia. Dallo studio, poi, emerge come nel 2022 siano stati 137.444 gli utenti che hanno effettuato l’accesso al servizio sanitario nell’ambito dei disturbi del neurosviluppo; di questi, 110.000 sono stati seguiti in ambulatorio, quasi 25.000 in pronto soccorso; più di 17.000, inoltre, assumono psicofarmaci, quasi 7.000 sono stati ricoverati almeno una volta, e oltre 500 hanno intrapreso un percorso in comunità terapeutica. Inoltre, nel 2022, il 51% di tutti i ricoveri per disturbi psichiatrici e il 79% di quelli per disturbi neurologici è avvenuto in reparti inappropriati, come pediatria e psichiatria per adulti, anziché in neuropsichiatria.

Già nel contesto pre-pandemico la situazione era difficile: nel 2013 questi disturbi colpivano l’11% della popolazione nella fascia 1-4 anni, il 24% in quella 5-9 anni, il 36% tra i 10 e i 14 anni, e ben il 40% nella fase adolescenziale. E si stima che negli ultimi 10 anni gli utenti siano raddoppiati in tutto il Paese.

In questo contesto, tuttavia, il servizio sanitario nazionale non ha saputo dare una risposta efficace: 3 pazienti su 10 sono riusciti ad accedere a servizi territoriali di neuropsichiatria infantile e di adolescenza (Npia), 3 su 20 hanno ottenuto risposte terapeutiche adatte e solo 1 paziente su 5 è stato ricoverato nei reparti Npia.

E l’impatto della pandemia da Covid-19 ha peggiorato ulteriormente la situazione. Secondo il rapporto Bes di Istat, la quota di adolescenti insoddisfatti della propria vita e in cattive condizioni di salute mentale è passata dal 3,2% del 2019 al 6,2% nel 2021. Una condizione confermata da un altro studio (coordinato da Martina Mensi dell’ateneo pavese) che ha evidenziato come l’80% degli intervistati avesse riportato sintomi da stress a seguito del primo lockdown, condizione che ha visto emergere ulteriori sintomi e disturbi con le successive restrizioni. Durante il terzo lockdown sono stati riscontrati sintomi tra cui: panico (25%), ansia (46%), depressione (18,7%), disturbi alimentari (51%), fino a pensieri e pianificazioni di suicidio (30%) e di autolesionismo (18%).

Secondo lo studio dell’ateneo di Pavia, per quanto riguarda la Lombardia, c’è stato un incremento negli ultimi anni del numero di utenti con disturbi del neurosviluppo, passati da 135.000 l’anno nel 2015 a 143.500 nel 2019. Successivamente, il numero di persone è calato nel 2020 del 20% (-30.000), complice l’immediata attivazione dei servizi essenziali di telemedicina, che ha incluso anche l’Npia.

Nel 2022 il numero di utenti registrati nella Regione ammontava a 137.444, dato che nel periodo 2019-2022 era in lieve calo per quanto riguarda gli accessi, -5.000 circa l’anno (-3,4%): i cali principali si sono registrati nell’accesso ai pronto soccorso (-45%, soprattutto codici bianco e verde) e nei ricoveri ordinari (-32%); quasi invariato, invece, l’accesso agli ambulatori (-2%).

Oltre all’impatto della pandemia sul sistema sanitario già saturo, a incidere è stato anche l’aumento della complessità dei casi. Infatti, tra il 2016 e il 2022 si è registrato un incremento significativo degli accessi ai pronto soccorso per disturbi neurologici e psichiatrici (del 29% nel triennio 2016-2019 e del 12% nel periodo 2019-2022), nel numero di giorni di degenza (da 70.000 l’anno del 2015 a 77.000 del 2022); sono aumentati inoltre gli utenti con prescrizioni farmacologiche, che nel 2022 erano 17.176 (+17% nel triennio 2016-2019 e +27% nel periodo 2019-2022) e quelli con inserimenti residenziali terapeutici, che nel 2022 hanno raggiunto quota 513 persone (+75% tra 2016 e 2019, +30% nel secondo triennio).

Ad allarmare, anche il dato inerente i giovani ricoverati in pronto soccorso con pensieri suicidi: dopo un incremento registrato già negli anni pre-pandemia (da 76 nel 2015 a 115 nel 2019), il numero di ricoveri ha raggiunto il picco nel 2022, toccando quota 333 utenti (+189%).

Maggiormente esposte risultano essere le ragazze, passate da 49 casi nel 2015 a 96 nel 2019, fino ad arrivare a 277 nel 2022, rappresentando l’83% circa del totale degli utenti, mentre la quota maschile è calata da 27 nel 2015 a 19 nel 2019, per poi crescere a 56 nel 2022. E sempre la ragazze hanno registrato un consumo maggiore di farmaci sotto prescrizione (11 casi su 1.000 nel 2022 contro 9,5 su 1.000 per i maschi), effettuato più accessi ai ricoveri in pronto soccorso (10 ragazze contro 9 ragazzi per 1.000 persone circa) e/o iniziato percorsi riabilitativi nelle strutture residenziali psichiatriche (0,39 su 1.000 casi femminili, 0,25 casi maschili).

Sono invece più i ragazzi (oltre 6 ogni 1.000, contro 5 per le giovani) che accedono ai pronto soccorso per disturbi neurologici, nonché ai ricoveri ordinari (quasi 3,50 casi su 1.000, mentre gli accessi femminili non raggiungono le 3 unità).

Lo studio evidenzia quindi un peggioramento delle condizioni psicologiche di migliaia di giovani ragazzi e ragazze. Le strutture sanitarie non riescono a dare una risposta adeguata all’aumento dei casi di disturbi del neurosviluppo, ma anche neuropsichiatrici. Intervenire, coinvolgendo tutti gli attori funzionali a prevenire e risolvere i disagi dei giovani appare dunque fondamentale per arginare un problema sempre più rilevante all’interno della società.

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