Ambiente

L’ambiente è mio e lo gestisco io

Dal Regno Unito all’Italia, si moltiplicano le iniziative che vedono i cittadini protagonisti nella cura dei parchi e persino dei fiumi. Un modello giusto che va incentivato. Ma che non deve significare l’abbandono da parte delle istituzioni
Credit: Pelargoniums for Europe  

Si scarica l’app The Big River Watch e poi, due volte l’anno, si monitora l’acqua dei fiumi vicino casa per testarne l’inquinamento e gli eventuali cambiamenti.

Lo possono fare tutti i cittadini del Regno Unito, tramite l’organizzazione The River Trust, che copre tutto il Regno Unito e l’Irlanda. Non solo controllo dei fiumi.

L’associazione spiega che le attività in cui si può essere coinvolti sono varie: si possono piantare alberi o contribuire a ricostruire un habitat naturale; rimuovere le specie “invasive” e al tempo stesso le barriere nei fiumi che ostacolano i pesci, raccogliere - bastano un paio di guanti e un sacco della spazzatura - la plastica nell’ambiente e altro ancora. Un’attività terapeutica, la definisce l’organizzazione stessa, che invita quanti più cittadini a partecipare.

Dall’aria agli alberi, tutti i fronti su cui si può essere coinvolti

Ma le iniziative in cui cittadini sono coinvolti nella cura dell’ambiente si moltiplicano ormai in tutti i Paesi, anche nel nostro.

L’associazione Cittadini per l’Aria, per esempio, dà la possibilità ai cittadini di mettere delle piccole centraline alla finestra o sui pali della strada per monitorare il livello di biossido di azoto nella propria via.

Nella città in cui vivo, ma questo avviene un po’ in tutta Italia, ci sono aiuole ma anche piccoli parchi dati in “appalto” a volontari, che li curano egregiamente, con precisione e passione.

Sempre nel mio comune, Roma, il sindaco ha da poco stilato un accordo con l’associazione Retake, ormai notissima in città. Si tratta di volontari che fanno ben più che pulire le strade: cancellano le scritte dai muri, fanno interventi per riportare allo stato originario piccole aree e strade, anche dipingendo dove serve, ma soprattutto togliendo erbe infestanti e spazzatura di ogni tipo. Inoltre, controllano il territorio, segnalando a esempio alle istituzioni perché se ne occupino le ormai decine e decine di persone che dormono in strada. E poi ci sono le associazioni che piantano alberi: nella mia città sono moltissime, una, molto nota, si chiama Daje De Alberi e cura anche alberi piantati dall’amministrazione, oltre a quelli messi a dimora da loro stessi.

Un impegno terapeutico, che scaccia l’impotenza

Cosa si può dire di questo attivismo concreto, che si prende cura dell’ambiente senza ideologie politiche e con tantissime energie, messe anche nelle cose più umili, come la raccolta di spazzatura e persino feci varie in città?

A sentire chi lo fa, prendersi cura della propria città e del proprio ambiente non è un dovere ma un piacere. I momenti di “uscita” sono vere e proprie feste, ci si incontra, si lavora insieme, si va a casa con la bella sensazione di aver fatto qualcosa, di essere sottratti a quella devastante sensazione di impotenza che avvertiamo ogni volta che si parla di crisi climatica. Ecco che queste iniziative sono terapeutiche per chi le fa e positive per la città e il Paese nel quale avvengono, anche perché, almeno nel caso dei fiumi, rappresentano una forma di controllo utilissima. Il fatto poi che questo tempo e impegno spesi per la comunità siano gratuiti aggiunge un valore immenso, in un mondo dove ormai tutto è sottomesso alle leggi del mercato e del capitalismo globale e nulla è gratis.

I volontari “do it better”

Ma poi non c’è dubbio: almeno nel nostro Paese, o nella mia città, i volontari “do it better”, perché appunto ci mettono la massima passione. Mi è capitato di recente di entrare in un condominio privato con uno spazio interno molto grande. Qualche anno fa i cittadini hanno preso in mano questo spazio enorme comune a più palazzi e ci hanno creato un giardino meraviglioso, con alberi, piccoli prati, piante bellissime, fiori e anche fontane. Hanno vinto un premio e il giardino negli anni continua a essere curato. Non è paradossale dire che chi vive lì praticamente non ha bisogno di uscire per stare nella natura. Insomma, in fondo non ci vuole poi neanche tanto, (anche se è vero che talvolta è già difficile nei condomini mettersi d’accordo sulla rastrelliera di una bicicletta).

Istituzioni, delegare non deve significare abbandonare

Tutto bene, dunque? In realtà, alcuni aspetti ambigui l’affidamento della cura di beni comuni da parte delle amministrazioni ce l’ha. Anzitutto, delegare non deve significare abbandonare: le istituzioni devono comunque restare in contatto, controllare, lavorare in sinergia. Questo comporta comunque risorse e fatica. A volte, invece, sembra che diano in subappalto qualcosa e poi se ne dimentichino.

Di recente c’è stato un episodio emblematico a Roma. Il 1° maggio i romani sono andati in alcune ville e le hanno trovate chiuse. Questo perché l’associazione di volontari che se ne occupa aveva deciso di non aprire in segno di protesta perché, sosteneva, l’amministrazione non aveva pagato la benzina ai volontari. Il comune ha risposto che non è vero, a ogni modo, comunque sia andato, si tratta di un esempio lampante di delega non ben fatta, a scapito sia dei volontari, probabilmente, che dei cittadini, sicuramente. In secondo luogo, il fatto che i cittadini di occupino di curare luoghi naturali al posto delle amministrazioni potrebbe in qualche modo spingere le amministrazioni a delegare responsabilità e approfittare del fatto che c’è chi fa il lavoro “sporco” al posto proprio.

Controllo del territorio, per i cittadini ormai un dovere

Mi sono sempre chiesta, ed è un dubbio che ancora mi resta, se sono meglio i paesi, come quelli scandinavi, dove lo stato fa talmente tutto che ai cittadini non resta quasi nessun margine per attività volontarie. Oppure quei paesi dove le amministrazioni non funzionano, vedi il nostro, e il volontariato supplisce a tutto, con una carica di vita e di valori immensa. Non so rispondere bene.

Di sicuro, almeno nel nostro Paese, è bene che i cittadini capiscano che il controllo sul territorio lo devono fare loro. Che non è più tempo di dire, “non è il mio mestiere”, perché, oltre al proprio mestiere, tutti dobbiamo prenderci cura dei luoghi in cui siamo immersi. Se tutti in effetti facessero questo controllo - oltre al prendere parte anche, a piccole attività di manutenzione delle proprie città e parchi - sicuramente ci sarebbe comunque una maggior pressione delle amministrazioni.

Certo, talvolta ci si chiede perché mai tocchi a noi fare una fatica improba per pulire una strada sporca, sfalciare del verde, chiede conto del perché di un albero abbattuto, vigilare sui fenomeni di over tourism devastante nelle città d’arte, controllare la salute dei nostri parchi e persino dei fiumi. Combattere inoltre a volte può essere frustrante, spesso le amministrazioni e istituzioni non rispondono, si celano dietro allo scarso personale e altre scuse del genere.

Segnalare e protestare, meglio insieme

Eppure se tutti, ma proprio tutti, si occupassero del proprio ambiente, invece che viverlo convinti che a occuparsene debbano essere altri, sia pure quelli pagati per farlo, il volto delle nostre città e, magari, dell’ambiente nel quale siamo immersi potrebbe davvero radicalmente cambiare. Lo smartphone, tra l’altro, aiuta, così come altri strumenti che oggi rendono più facile segnalazioni e denunce. Ma meglio farlo insieme. Cominciamo allora cercando l’associazione di quartiere, il comitato di zona, e altre piccole comunità di cittadini e proviamo a unirci al loro lavoro e alle loro battaglie. Magari all’insegna dello slogan, tutto contemporaneo, “l’ambiente è mio e lo gestisco io”.

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