Ambiente

Le proposte di Legambiente per un nuovo Green Deal Ue

L’associazione ambientalista ha presentato nella sede romana del Parlamento Europeo una dettagliata agenda legislativa per il periodo 2024-2029: è il “Pacchetto europeo per il futuro”, che pone al centro delle politiche Ue l’ambiente e la sostenibilità
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10 maggio 2024 Aggiornato alle 09:00

Con il mondo che si trova di fronte alle sfide senza precedenti della crisi climatica, economica e sociale, l’Europa si trova a un bivio cruciale. E Legambiente sostiene che l’Unione europea deve adottare un “Pacchetto europeo per il futuro”, ponendo al centro delle sue politiche l’ambiente e la sostenibilità. Così, a un mese esatto dalle europee, presso la sede di Roma del Parlamento europeo ha presentato una dettagliata agenda legislativa per il periodo 2024-2029, delineando i 13 pilastri su cui dovrebbe fondarsi il nuovo Green Deal.

Al convegno hanno partecipato anche alcuni esponenti della politica, sia di maggioranza che di opposizione, che hanno dialogato con gli esperti del settore sui prossima passi da intraprendere per avviare il Paese e l’Unione europea verso un futuro più sostenibile: «L’unica guerra che vogliamo combattere è quella contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici», ha affermato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, presente insieme a Elly Schlein (PD), Angelo Bonelli (AVS), Silvia Fregolent (IV), Giuseppe Zollino (Azione), Mauro Rotelli (FdI).

Secondo Stefano Cifani, presidente nazionale di Legambiente, l’Europa deve agire rapidamente per affrontare l’emergenza climatica, trasformando le sfide ambientali in opportunità di crescita economica e sociale: «Nella prossima legislatura europea è fondamentale che si affermi una solida maggioranza a sostegno di un ‘Patto europeo per il futuro’, motore di un Nuovo Green Deal in grado di coniugare ambiziose politiche ambientali, climatiche ed energetiche con quelle fondate sulla competitività industriale e sulla coesione sociale», ha dichiarato.

E ancora: «È fondamentale far recuperare ai paesi europei il tempo perso sulla produzione di tecnologie pulite. Nell’era dell’emergenza climatica, infatti, chi prima produrrà le soluzioni tecnologiche più innovative ai problemi del Pianeta, occuperà in anticipo i mercati internazionali». Ed è proprio per questo motivo Legambiente si impegna attivamente nella sensibilizzazione dei cittadini e nella promozione di un tour consapevole.

Secondo uno studio del Parlamento europeo, inoltre, un’azione decisa in questo ambito potrebbe generare benefici economici considerevoli, fino a 3 trilioni di euro all’anno entro il 2032, con un impatto positivo per ogni cittadino dell’Ue. E investimenti mirati potrebbero creare milioni di nuovi posti di lavoro e ridurre drasticamente le importazioni di combustibili fossili, contribuendo a una transizione verso un’economia più sostenibile e resiliente.

I 16 pilastri

In questo contesto, Legambiente ha delineato 16 priorità su cui è necessario concentrarsi durante la prossima legislatura europea, priorità che non sono volte soltanto alla protezione dell’ambiente, ma mirano a creare anche nuovi posti di lavoro e migliorare la qualità della vita dei cittadini.

In cima all’elenco delle priorità si trova la necessità di affrontare la crisi climatica: con questo scopo, l’associazione propone l’adozione di un nuovo pacchetto energia e clima Fit for 1.5° C, che mira a ridurre le emissioni climalternati del 65% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Un pacchetto, questo che dovrebbe fissare anche delle scadenze per il phasing-out delle fonti fossili e promuovere azioni per l’adattamento e la resilienza climatica, compresa una strategia europea per la giustizia climatica.

Oltre al clima, Legambiente ha sottolineato l’importanza di una strategia industriale europea volta a rafforzare la competitività delle imprese e accelerare la transizione verso la neutralità climatica, includendo per esempio un fondo europeo per gli investimenti green e sociali, una sorta di Next Generation EU 2.0 da adottare dopo il 2026.

Sul fronte inquinamento, è stata proposta l’adozione di un piano d’azione Zero Pollution che mira a ridurre drasticamente alcuni inquinanti pericolosi per la salute, come i Pfas, e a promuovere la gestione sostenibile delle risorse, compresi i rifiuti tessili e le materie prime critiche derivanti da rifiuti elettronici ed elettrici.

Ancora, è stata sottolineata l’importanza di approvare una direttiva sulla salute dei suoli, con l’obiettivo di fermare e invertire il degrado entro il 2030. Per quel che riguarda l’agricoltura, Legambiente ha proposto di riorientre le politiche agricole verso l’agroecologia e promuovere le strategie europee From Farm to Fork e Biodiversity, lavorando sul recupero e l’approvazione della Nature Restoration Law (attualmente bloccato al Pe) e l’attuazione del regolamento EUDR per fermare la perdita delle foreste entro il 2030.

Infine, è stata sottolineata l’importanza di investimenti nel trasporto pubblico su ferro e nell’elettrificazione della mobilità, nonché nell’orientare gli investimenti pubblici verso settori innovativi con un impatto sociale e ambientale positivo.

Mauro Albrizio, responsabile dell’ufficio europeo di Legambiente ha messo in guardia contro il rischio di un’Europa divisa e debilitata dalle forze politiche sovraniste che minacciano di sabotare gli sforzi per affrontare le sfide ambientali: «Ci troviamo a fronteggiare una triplice crisi climatica, economica e sociale, aggravata dalle guerre in corso, e le istituzioni europee sono messe fortemente in discussione da una parte delle forze politiche in campo».

E conclude: «Quelle sovraniste hanno costruito tutta la loro campagna elettorale contro l’Europa e contro il Green Deal, lanciato dalla Commissione uscente presieduta da Ursula Von Der Leyen all’inizio del suo mandato a fine 2019. Il nostro auspicio è che si ritrovi il buon senso e non si dimentichi che l’Europa, nonostante le sue contraddizioni, ha svolto un ruolo fondamentale per la tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, facendo leva sui principi dell’azione preventiva e sul principio “chi inquina paga”, su strategie come il green deal europeo, e approvando direttive che hanno cambiato positivamente le condizioni ambientali degli Stati membri a partire dall’Italia».

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