Ambiente

Giappone: 9 milioni di case sono vuote

Nel Paese del Sol Levante, il 14% del totale degli immobili è disabitato. Perché?
Credit: Tara Vester 

Tempo di lettura 5 min lettura
16 maggio 2024 Aggiornato alle 14:00

In Giappone è stato raggiunto il numero di 9 milioni di case vuote: un dato che corrisponde al 14% del totale degli immobili del Paese.

Calcolando tre persone per ogni abitazione, queste case disabitate potrebbero accogliere la popolazione dell’Australia

I dati resi pubblici dal Governo giapponese risalgono a ottobre 2023. Confrontati con quelli del 2018 mostrano un notevole incremento di questa tendenza. L’aumento negli ultimi cinque anni è stato di oltre mezzo milione di immobili che permangono inutilizzati.

Le prime ‘vittime’ di questo fenomeno sono state le akiya, ovvero le case che noi definiremmo di campagna, che si trovano nelle zone rurali.

Nella lingua e cultura giapponesi traducendo il termine akiya otteniamo queste due espressioni: casa autunnale e casa luminosa.

Ma akiya è anche l’augurio per una vita prospera, piena di opportunità e di luce intesa, appunto, come positività. Una casa luminosa è sinonimo di un ambiente sereno in cui vivere.

Ma cosa si nasconde dietro questo numero così impressionante di immobili abbandonati?

Il primo fattore è stato certamente lo spopolamento rurale.

Lo spostamento della popolazione per esigenze lavorative in direzione delle grandi città, ha creato negli anni questo abbandono sistematico.

A questo si aggiunge il fatto che molte persone, una volta ereditati questi immobili, non vogliono o non possono viverci e nemmeno investire del denaro nella loro ristrutturazione.

Le ragioni sono essenzialmente due: logistica per quanto riguarda l’ubicazione della casa rispetto alla distanza dal luogo di lavoro, la scuola dei figli, e economica perché sovente gli eredi non si possono permettere di sostenere gli oneri della ristrutturazione dell’immobile (recupero edilizio a cui è indispensabile provvedere, in quanto la stragrande maggioranza di queste case risale agli Anni Quaranta e Cinquanta).

Un altro fattore determinante è stato sicuramente il continuo calo demografico che si è acuito in particolare dal 2008 in poi.

Oggi il Giappone ha la popolazione con l’età media più alta al mondo (48 anni).

L’ Istituto nazionale di ricerca sulla popolazione e la previdenza sociale ha stimato che per il 2070 la sua popolazione diminuirà del 30%.

Tra le cause principali, si individuano la cultura del lavoro, estremamente stressante, e le disparità di genere.

Infatti, il problema delle case vacanti non si limita alle zone rurali ma ha raggiunto anche le grandi città.

L’analisi di mercato effettuata ha fatto emergere questi numeri: 4,4 milioni di case sono disponibili e agibili per essere affittate, però permangono sfitte in quanto si trovano in località prive di servizi o comunque distanti dai centri abitati; solo 330.000 case delle 9 milioni accertate come inutilizzate sono state messe in vendita.

Dunque, se non vengono vendute o affittate, perché non vengono nemmeno demolite? Alcuni di questi immobili vertono in uno stato di totale abbandono da anni.

La risposta è semplice: in Giappone si è soggetti al versamento di tasse più elevate se si è proprietari/eredi di un terreno libero, ossia privo di costruzioni, rispetto a uno su cui si trova un edificio.

L’altra ragione è che spesso i giapponesi rinunciano all’eredità immobiliare.

In compenso, sono in aumento gli stranieri che mostrano interesse per questi immobili, in particolare per le case kominka (cioè le abitazioni tradizionali) con destinazione d’uso alloggi originali per sé oppure da dedicare all’affitto turistico.

Anche tra i giapponesi comunque c’è chi ne ha fatto un vero e proprio mestiere: acquistare e ristrutturare case, soprattutto le kominka essendo le più ricercate, per poi affittarle sia a scopo abitativo sia turistico.

I costi però sono molto alti, c’è bisogno di parecchio denaro per poter riportare queste abitazioni al loro splendore originario.

Inoltre, sono sempre meno i giovani che si dedicano agli antichi mestieri come quello del falegname. Di conseguenza, in futuro è probabile che molte di queste case diventeranno proprietà di stranieri aventi know how e disponibilità economiche maggiori.

È proprio il settore del turismo quello che maggiormente ha dato impulso al settore del recupero delle vecchie case tradizionali giapponesi: sono moltissimi gli stranieri che desiderano vivere l’esperienza di un soggiorno speciale, un’esperienza unica come quella di trascorrere una vacanza in uno di questi immobili.

Anche i mercati mondiali hanno dato una mano. Infatti, attualmente lo yen si trova ai minimi e la convenienza nel cambio rispetto alle principali valute straniere ha dato una ulteriore spinta al settore turistico del Paese regalando così maggiore visibilità alle case akiya e kominka vacanti.

Lo scorso marzo il Giappone ha registrato la cifra record di 3 milioni di visitatori.

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