Ambiente

L’accusa alle compagnie Oil & Gas: “Hanno mentito e negato per decenni sulle emissioni”

Al Senato Usa va in scena il dibattito su un rapporto presentato dai democratici, carico di documenti interni delle multinazionali, che fa luce sui sistemi di “inganno, disinformazioni e linguaggio ambiguo” da parte delle compagnie petrolifere
Credit: Habibur Rahman/ZUMA Press Wire 
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2 maggio 2024 Aggiornato alle 13:00

Negare, minimizzare, nascondere, ingannare.

Sono tutti termini accostati, da parte di un rapporto presentato in una audizione del Senato degli Stati Uniti, al comportamento tenuto negli anni dalle principali aziende Oil & Gas del Paese nel tentativo di continuare a fare business grazie a petrolio, gas o carbone nonostante l’impatto, per esempio a livello di emissioni climalteranti, sulla vita del Pianeta.

Pagine di documenti, frutto di investigazioni anche giornalistiche e di report accademici, che mostrano come “inganno, disinformazione e linguaggio ambiguo” sono stati al centro delle pratiche, per decenni, da parte dell’industria dei combustibili fossili nel tentativo di minimizzare i pericoli legati alla combustione di greggio e gas.

Le rivelazioni di Capitol Hill mostrano come le compagnie petrolifere hanno lavorato per rendere verde la propria immagine mentre parallelamente combattevano la politica climatica dietro le quinte.

«Di volta in volta le più grandi multinazionali del petrolio e del gas dicono una cosa ai fini del consumo pubblico, ma fanno qualcosa di completamente diverso per proteggere i loro profitti - ha detto il democratico Jamie Raskin - I funzionari dell’azienda ammetteranno la terrificante realtà del loro modello di business a porte chiuse, ma diranno al pubblico qualcosa di completamente diverso, falso e rassicurante».

Il problema - sottolineano i democratici - è che mentre le aziende dell’Oil & Gas hanno continuato a incassare profitti, gli impatti della crisi del clima sono peggiorati, motivo per cui alcuni senatori si sono sbilanciati nel dire che “l’industria dovrebbe pagare i danni per aver alimentato la crisi”.

«A mio avviso, non dovrebbe essere il governo statale o il governo federale a farsi carico del conto - ha affermato per esempio il senatore del Vermont Bernie Sanders - Penso che sia ora di chiedere alle persone che hanno causato quel problema, che hanno mentito su quella situazione, di pagare il conto».

Accuse che i repubblicani della Commissione bilancio del Senato hanno respinto, ricordando come sia è «innegabile che i combustibili fossili siano fondamentali per la nostra sicurezza energetica», ha detto a esempio Chuck Grassley, senatore repubblicano dell’Iowa, mentre altri come il senatore del Wisconsin Ron Johnson hanno difeso l’attuale modello energetico e di business dell’Oil & Gas spiegando di «non essere un negazionista del cambiamento climatico, semplicemente non sono un allarmista del cambiamento climatico».

Il rapporto presentato a Capitol Hill è stato redatto dai democratici della House Oversight Committee negli Stati Uniti e punta il dito contro tanti giganti petroliferi, tra cui ExxonMobil, Shell, BP e Chevron, parlando esplicitamente di “una campagna mirata a difendere gli interessi del settore”, il tutto a spese ovviamente della “salute dei cittadini e del Pianeta”.

«Le grandi compagnie petrolifere continuano a nascondere i fatti sul loro modello di business e a oscurare i reali pericoli dei combustibili fossili, compreso il gas naturale, al fine di bloccare l’azione climatica di cui abbiamo bisogno», ha ricordato Jamie Raskin, coautore del rapporto insieme al senatore democratico del Rhode Island Sheldon Whitehouse.

Nel rapporto viene mostrato come per decenni alcuni scienziati e ricercatori dell’industria petrolifera hanno messo in guardia sull’impatto delle emissioni legate alla combustione e i conseguenti cambiamenti climatici possibili. Questi avvertimenti però - secondo il report - sarebbero stati “messi da parte”, favorendo al contrario comunicazioni del settore che enfatizzavano l’apparente incertezza intorno alla scienza del clima.

Il comitato sostiene inoltre che i leader delle grandi compagnie petrolifere hanno continuano a “negare la scienza del clima” e a “diffondere disinformazione e perpetuare discorsi ambigui sulla sicurezza del gas naturale e sull’impegno dell’industria a ridurre le emissioni di gas serra”.

Rilevante è anche la posizione, mostrata dai documenti, di alcune compagnie dell’Oil & Gas che in pubblico sostenevano come soluzione la famosa (e discussa) tecnologia di cattura e stoccaggio del carbonio, mentre in privato la definiva come troppo costosa.

Nel mirino delle accuse dei democratici è finita anche l’American Petroleum Institute (API) che a loro dire avrebbe difeso l’equilibrio del settore tra le priorità ambientali e quelle economiche.

«Per decenni l’industria dei combustibili fossili è stata a conoscenza dei danni economici e climatici dei suoi prodotti, ma ha ingannato il pubblico americano inducendolo a continuare a raccogliere più di 600 miliardi di dollari ogni anno in sussidi, raccogliendo profitti da record», ha affermato Whitehouse.

Secondo quanto riportato dai media statunitensi i documenti contenuti nel rapporto provengono direttamente dalle principali compagnie petrolifere o lobby e alcuni di questi risalgono a prima della firma dell’Accordo di Parigi sul clima nel 2015. Già allora per esempio i giornalisti di Inside Climate News scoprirono che Exxon era “consapevole dei pericoli della crisi climatica da decenni, eppure aveva nascosto tale conoscenza al pubblico”.

Exxon, come le altre compagnie petrolifere, ha respinto tutte le accuse, parlando spesso di informazioni “imprecise e deliberatamente fuorvianti”.

A stupire, secondo le informazioni mostrate dai democratici, è soprattutto la doppia faccia delle compagnie. Viene citata a esempio una comunicazione di BP che mentre nel 2020 ha annunciato in pubblico grandi piani per diventare una società a emissioni zero nel 2050, in privato scriveva mail (fra i dirigenti) in cui si dubitava il fatto che fosse possibile.

Negli ultimi anni il ruolo delle big dell’Oil & Gas, compresa l’italiana Eni, è stato sempre più al centro di critiche legate alle emissioni nocive di una industria che guadagna giganteschi extra profitti. Nel mondo sono nate cause legali di ogni tipo per tentare di far luce sull’impatto delle multinazionali sulla crisi climatica.

Negli Stati Uniti, secondo Richard Wiles, presidente del Center for Climate Integrity, l’inizio di un percorso in Senato che mette in luce le incongruenze e le responsabilità delle aziende di petrolio e gas “è la cosa più importante che il Congresso sta facendo in questo momento riguardo al cambiamento climatico”.

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