Ambiente

Anche il settore del riciclo plastica è in crisi

Il consorzio Polieco, che recupera il polietilene, lancia l’allarme. A causa dei rincari dell’energia legati alla guerra diverse imprese sono a rischio chiusura
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24 marzo 2022 Aggiornato alle 21:00

L’invasione della Russia in Ucraina sta mettendo in crisi anche l’economia circolare di uno dei materiali più inquinanti al mondo, la plastica.

Il conflitto ha infatti esasperato la crisi energetica, sta cominciando a creare seri problemi per l’approvvigionamento alimentare e delle materie prime in Europa e nel mondo e per le sue conseguenze rende più complesso ora il riciclo della plastica.

Già oggi, nel globo, riusciamo a riciclare correttamente pochissima plastica: appena il 9%. La maggior parte finisce tra discariche e inceneritori e, quando mal gestita, si accumula in natura contribuendo a soffocare i nostri mari e mettere a rischio la vita di centinaia di specie.

Per questo i tentativi di economia circolare e riciclo di materiali come il polietilene, fra i più presenti nei prodotti che consumiamo, sono fondamentali. Ora però, avverte Polieco, il Consorzio nazionale del riciclaggio dei rifiuti in polietilene, di questo passo con i rincari dell’energia legati alla guerra diverse imprese italiane impegnate nel riciclo sono a rischio chiusura.

Già diversi giorni fa altre associazioni, come Assorimap e Unirima, avevano lanciato l’allarme. Adesso da Polieco spiegano che «i problemi delle imprese consorziate si sono acuiti fino a innalzare fortemente il rischio di chiusure che finirebbero per compromettere ulteriormente il settore - dice la direttrice, Claudia Salvestrini - Si tratta, nella maggioranza dei casi, di aziende energivore che già sostenevano costi altissimi per garantire lo svolgimento dei propri processi, ma che oggi sono messe in ginocchio dall’inflazione dei prezzi: per le imprese è diventato praticamente impossibile garantire la sostenibilità della produzione. Già abbiamo pochi impianti in Italia e questo per l’assenza di politiche industriali lungimiranti e per la scarsa incentivazione del settore, ma con i rincari energetici si rischia davvero di aggravare la situazione».

Nuovi ostacoli che si aggiungono a quelli già esistenti nella lunga strada della transizione ecologica e della ricerca di fonti di energie pulite e sostenibili, ma anche in quella per una migliore gestione dei rifiuti, comparto che sta avendo sempre più carenze e difficoltà in questa fase proprio a causa delle ripercussioni del conflitto.

Come chiosa Enrico Bobbio, presidente Polieco, «in rappresentanza delle nostre aziende consorziate chiediamo che si attuino politiche di accelerazione per una risoluzione immediata e concreta del problema, senza esitazioni o decisioni provvisorie con continui rinvii al futuro che alimentano incertezze devastanti per il mondo delle imprese. Si lavori subito per la semplificazione degli iter autorizzativi e per incentivi economici in grado di favorire il ricorso all’energia pulita, nonché per agevolazioni fiscali che possano permettere alle imprese di far fronte all’emergenza».

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