Economia

Usa: molte società hanno omesso gli obiettivi di Diversity, equality & inclusion dai rapporti annuali

Diversità, inclusione ed equità aumentano la produttività aziendale; tuttavia, nel 2023 alcune imprese (tra cui Nordstrom, Workday, Salesforce) hanno eliminato le iniziative De&i dai loro report
Credit: Rodeo Project Management Software 
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2 maggio 2024 Aggiornato alle 07:00

Negli ultimi anni si è cominciato a dare sempre più importanza alla diversità e all’inclusione anche in ambito lavorativo, tanto che si parla di una vera e propria policy: Diversity, Equality & Inclusion. Ma di cosa si tratta?

Diversità, inclusione ed equità sono concetti fondamentali e, al tempo stesso, ben distinti tra loro. La diversità, per esempio, si riferisce a chi è rappresentato nella forza lavoro e può includere diverse sottocategorie: è il caso della diversità di genere, diversità di età, diversità etnica ma anche quella relativa alle abilità fisiche e alla neuro diversità.

Per inclusione, invece, si intende il modo in cui i dipendenti vivono il luogo di lavoro e al grado in cui le organizzazioni abbracciano tutti i lavoratori e consentono loro di apportare contributi significativi alla loro attività.

Infine, l’equità si riferisce al trattamento equo per tutte le persone, in modo che le norme, le pratiche e le politiche in atto garantiscano che l’identità non sia predittiva delle opportunità o dei risultati lavorativi.

I benefici che questi princìpi apportano alle attività sono stati presentati nel rapporto La diversità vince: quanto conta l’inclusione di McKinsey&Company, che comprende i dati relativi a 15 Paesi e più di 1.000 grandi aziende.

Tenendo conto della diversità di genere, si è osservato che le aziende con più del 30% di dirigenti donne avevano maggiori probabilità di superare a livello di produttività le aziende in cui questa percentuale variava da 10 a 30. Considerando, invece, la diversità etnica e culturale, i risultati sono diversi e ancora più convincenti: prendendo come esempio i dati relativi al 2019, le aziende hanno sovraperformato del 36% in termini di redditività, leggermente in aumento rispetto al 33% del 2017 e al 35% del 2014.

Nell’ultimo periodo, però, alcune cose sono cambiate. Nell’ultimo anno, infatti, la maggior parte delle aziende non sta apportando modifiche sostanziali per incoraggiare la diversità, come invece era stato dichiarato di voler fare precedentemente. È il caso di Nordstrom che, nel rapporto annuale del 2023, ha rimosso gli obiettivi specifici sulla diversità che erano stati invece esplicitati nel 2020. Tra questi: fornire 500 milioni di dollari in vendite al dettaglio da marchi posseduti, gestiti o progettati da persone nere e latine e l’aumento nella rappresentanza di lavoratori neri e latini nei ruoli dirigenziali del 50%.

Ma non solo Nordstrom: Workday nel 2020 aveva dichiarato di voler impiegare tutte le sue forze per aumentare del 30% la rappresentanza complessiva dei dipendenti neri e latini negli Stati Uniti e raddoppiare il numero di leader Bipoc entro la fine del 2022. Questi obiettivi, però, mancavano nella versione del rapporto relativo al 2023. Stessa cosa anche per Salesforce che nel suo rapporto del 2022 ha affermato che il 50% della sua forza lavoro appartiene a gruppi sottorappresentati e che il 40% dei dipendenti sono donne o non binari. Nel rapporto annuale 2023 questi dati non compaiono più ma si fa riferimento solamente al concetto di uguaglianza.

Questo è il momento della verità, ovvero quello di scoprire quali aziende credono davvero nell’equità di genere e quali invece se ne ricordano solo l’8 marzo e il 25 novembre.

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