Storie

Anche il fashion system deve farsi portavoce del «diritto di vivere senza etichette»

Secondo l’imprenditrice Annamaria Tartaglia, intervistata da La Svolta, «La distinzione tra menswear e womenswear diventa un cliché inadatto a rappresentare la società contemporanea», che invece dovrebbe puntare alla parità di genere, all’unicità, all’inclusione e alla sostenibilità
Annamaria Tartaglia
Annamaria Tartaglia
Tempo di lettura 11 min lettura
1 maggio 2024 Aggiornato alle 17:00

Fin dal primo giorno, La Svolta si è occupata di raccontare i grandi cambiamenti in corso nel mondo, prestando particolare attenzione all’ambiente, ai diritti, all’innovazione sociale, culturale e tecnologica, dando voce soprattutto ai giovani e alle donne, nelle cui mani è riposto il futuro, a partire dalla transizione ecologica.

Per fare questo, vuole dare spazio e parola a professionisti e professioniste impegnate nel sociale, fonti di ispirazione, che con la loro visione e intraprendenza ogni giorno si impegnano a far rete e a creare progetti di crescita, per migliorare il benessere della comunità.

Ha quindi intervistato la manager e imprenditrice Annamaria Tartaglia, Ceo di TheBrandSitter (che si occupa dello sviluppo strategico dei brand nei mercati internazionali), co-fondatrice di Angels4Women (gruppo nato per sostenere e supportare startup al femminile) e co-chair del Women7 Italia 2024 del vertice G7.

Chi è Annamaria Tartaglia e quali sono i traguardi di cui è più orgogliosa?

Sono una persona complessa da presentare con un solo ruolo: manager, imprenditrice, formatrice, pubblicista e attivista; caratterialmente ironica, ribelle, curiosa, creativa, allegra e aperta a nuove sfide e conoscenze. Sono orgogliosa di essere considerata un punto di riferimento per le donne che creano nuovi progetti di impresa, per i talenti che vogliono capire il mondo del lifestyle; di avere pubblicato il primo libro 20 anni fa incentrato sul marketing dei beni di lusso, quando di questi temi non parlava ancora nessuno e, soprattutto, di avere imparato da ognuno dei miei fallimenti a ricominciare e a non avere paura di esprimere i miei sentimenti e i mei pensieri.

Si ricorda quando e per quale “battaglia” ha iniziato a essere un’attivista per la parità di genere?

Vengo da una famiglia dove si è sempre parlato apertamente di diritti e di politica, da una generazione di donne che hanno dato valore all’indipendenza economica costruita attraverso l’educazione e a un lavoro che consentisse di coniugare autonomia personale e realizzazione delle proprie passioni. Ero una ragazzina quando in casa si parlava di due temi fondamentali come il divorzio e l’aborto, oltre alla necessità di modifica delle leggi sul diritto di famiglia che riguardavano le donne. Si guardava a quello che succedeva all’estero in termini di diritti delle minoranze e conquiste degli attivisti negli altri Stati.

Una formazione avvenuta per me anche su testi come quelli di Carla Lonzi con i suoi dialoghi tra creatività e femminismo, la scoperta di due leader indiscutibili come Gloria Steinem e Betty Friedan, entrambe considerate come le rappresentanti della “seconda ondata del femminismo”. Steinem, scrittrice, giornalista e attivista dei diritti delle donne, ha commosso il mondo intero con il suo articolo del 1969 After Black Power, Women’s Liberation (“Dopo il potere nero, la liberazione delle donne”). Friedan, teorica femminista, ha vinto il premio Pulitzer nel 1964 con La mistica della femminilità.

Poi, ancora, l’importante movimento femminista e culturale conosciuto come Riot Grrrl che deve parte del suo successo a Kathleen Hanna musicista statunitense. Durante gli anni ‘90, questo gruppo ha cambiato il corso della difesa del femminismo e, oltre a lasciare un messaggio ben chiaro, ha fatto nascere uno spirito culturale dove la musica, lo stile underground, il Diy - Do it yourself e l’attivismo politico hanno creato una forte comunità. Senza dimenticare poi il movimento transfemminista Non una di meno.

Lei è una figura di spicco nazionale e internazionale nell’ambito della moda, del lifestyle e del lusso: che rapporto/correlazione esiste tra questi ambiti e la parità di genere?

La netta distinzione tra menswear e womenswear diventa un cliché inadatto a rappresentare la società contemporanea, che non si riconosce nel solo e unico sistema binario sociale tradizionale (il sesso biologico) e scuote fortemente questa visione a favore del concetto di identità di genere. L’espressione della propria individualità e della propria identità prevarica finalmente su un sistema rigidamente definito e stereotipato e il fashion system si fa specchio di questo fenomeno sociale di cambiamento; con le sue contraddizioni, fa da portavoce a questa voglia di libertà d’espressione grazie soprattutto all’influenza della Gen Z e non solo, che rivendica il diritto di vivere senza etichette. Nel campo della moda e del lusso sempre più brand si sono avvicinati al genderless, reinterpretando il concetto di unisex che aveva attraversato i decenni precedenti, creando collezioni dedicate o integrando capi nelle loro collezioni. Ripercorrendo la storia dell’industria della moda, l’accezione binaria del genere era già stata messa in discussione da Coco Chanel negli anni ’20 includendo pantaloni e abiti in tweed nelle collezioni femminili.

Assistiamo quindi a importanti cambiamenti nel mondo del lusso: se le generazioni precedenti avevano un approccio materialistico, esibendo le griffe per le strade delle città, oggi ai brand del lusso spetta l’arduo compito di esaltare l’unicità dei giovani consumatori che vogliono brillare di luce propria e di farsi cassa di risonanza dei loro valori.

Nel 2012 ha fondato TheBrandSitter, di cui è Ceo, be spoke factory dedicata allo sviluppo strategico di marchi nei mercati internazionali. Osserva un cambiamento verso una realtà più ecosostenibile da parte dei brand e dei mercati? Quali sono i Paesi più sensibili?

La transizione ecologica non è più rinviabile e anche i brand si stanno preparando o hanno iniziato a misurarsi con questa sfida. Il marchio diventa emotivo, responsabile e il Green Marketing deve coincidere con un reale impegno per il futuro, con interventi concreti, tracciabili e trasparenti. I brand hanno compreso come la crescente domanda dei consumatori per beni di lusso più sostenibili (anche guidata dal desiderio di prodotti più durevoli e di qualità superiore) non fosse soltanto una moda, ma una rivoluzione strutturale.

È l’era del Lusso Sostenibile. In Italia si ricicla il 72% dei rifiuti (speciali e urbani), un ottimo dato visto che la media europea è il 58%. Lo dicono i numeri dell’Early Warning Report 2023, realizzato dalla Commissione Europea in collaborazione con l’Agenzia Europea per l’Ambiente, dai quali emerge come l’Italia sia fra i Paesi europei con le migliori performance, sia per la preparazione al riutilizzo e il riciclo dei rifiuti urbani e sia per quelli dei rifiuti di imballaggio. In una classifica rappresentativa su scala europea, non sorprende che siano soprattutto gli Stati scandinavi a essere, ormai da molti anni, i migliori in termini di ecologia. La Norvegia è al primo posto nella classifica grazie soprattutto alla sua elevata quota di energie rinnovabili, seguita dall’Austria, la Finlandia, l’Islanda e la Svezia. Purtroppo l’Italia non è presente in questa top 10 dei Paesi più ecologici d’Europa, ma ci sono segnali positivi: è infatti 15°, posizionandosi davanti a grandi Nazioni europee come la Francia. Il nostro Paese ha comunque ancora molta strada da fare per essere tra i migliori in termini di transizione ecologica, in particolare per quanto riguarda la quota di energie rinnovabili utilizzata ogni anno.

È co-fondatrice di Angels4Women, il primo gruppo di woman business angels nato per sostenere e sviluppare startup al femminile. Vuole raccontarci il significato di business angels e gli obiettivi della sua associazione?

Secondo la definizione classica di business angel, si tratta di “un investitore informale che offre capitale e conoscenze alle startup che hanno buone prospettive di sviluppo”. Con questo obiettivo è nata nel 2018 (con il supporto di Axa e Impact Hub Milano) Angels4Women, l’unica associazione composta da business angels in maggioranza donne che vogliono investire in startup al femminile a elevato potenziale di crescita. La nostra mission è quella di far incontrare le nostre socie e le migliori imprenditrici innovative, con l’obiettivo di investimenti cha vadano da una fase iniziale (early stage) a una più avanzata (scale up): vogliamo in questo modo ridurre il divario tra i generi e sostenere le donne che hanno deciso di mettersi in gioco fondando una startup e sfidando gli stereotipi. Al tempo stesso lavoriamo attraverso corsi di formazione e partecipazione ai maggiori eventi dell’ecosistema per creare consapevolezza nelle donne sulla possibilità di diventare business angels, di diversificare il loro portafoglio di investimenti e di condividere la loro esperienza professionale con le imprese che, grazie anche al loro contributo, possono raggiungere traguardi inaspettati. A oggi le donne business angels in Italia rappresentano poco più del 15% degli investitori di questa categoria. Per questo la divulgazione diventa fondamentale per avvicinare le donne a questa figura.

Nel ruolo di coordinatrice scientifica della 24 Ore Business School nell’area Fashion & Luxury Management avrà incontrato migliaia di giovani talenti. In un mondo così precario, quali sono i sogni e le speranze di questa nuova generazione? Osserva un’attenzione diversa verso tematiche sociali quali la sostenibilità sociale, ambientale e di genere?

Da oltre tre decenni, questa prestigiosa scuola di alta formazione si dedica a preparare i professionisti di domani, enfatizzando la necessità di un apprendimento continuo e specializzato in un panorama lavorativo in rapida evoluzione. La Gen Z crede nel lavoro dei sogni e ne vuole uno. Modellare le nostre vite su ciò che ognuno desidera per sé rappresenta, per molti versi, l’obiettivo della Gen Z e della nuova mentalità lavorativa che sta generando. La riduzione demografica, l’instabilità lavorativa, le difficoltà reddituali, le disuguaglianze territoriali e di genere, il calo della loro rappresentanza nei contesti istituzionali, delineano uno scenario complesso che richiede un intervento strutturato. È necessario un impegno collettivo per promuovere l’istruzione di qualità, l’inserimento lavorativo, l’equità sociale e di genere, e per rafforzare la rappresentanza giovanile a tutti i livelli decisionali. I ragazzi della Gen Z si dimostrano aperti e inclusivi verso temi quali equità, inclusione e rispetto delle diversità. Ritengono indispensabile l’affermarsi di un’economia green e di industrie ecosostenibili. Vogliono combattere la precarietà e l’incertezza lavorativa, per credere maggiormente in modo positivo verso il futuro. Infine, i giovani di questa generazione sono più attenti a un consumo sostenibile. Non a caso, è chiarissima la preoccupazione verso l’ambiente e il mancato raggiungimento degli obiettivi alla lotta del cambiamento climatico. Parola chiave: futuro e formazione continua per essere sempre pronti ai cambiamenti.

Lei è co-chair del Women7 Italia 2024, il gruppo di impegno civile ufficiale del vertice G7. L’Italia a che punto è nella consapevolezza sul tema della parità di genere? A quali Paesi esteri dovremmo ispirarci?

L’indice di uguaglianza di genere monitora i divari tra uomini e donne in diversi ambiti nei Paesi membri. L’Italia da questo punto di vista è migliorata, ma è ancora sotto la media Ue: c’è ancora molta strada da fare soprattutto in ambito lavorativo. Gli Stati europei si differenziano ampiamente tra loro per punteggio e, quindi, per i livelli di parità di genere: l’area nord-occidentale registra ormai da tempo i valori più elevati, con la Svezia in testa, mentre le cifre più basse si osservano nell’Europa orientale.

Quali suggerimenti darebbe ai professionisti o alle giovani professioniste che vogliono percorrere le sue orme?

Siate curiosi, non abbiate paura di sbagliare, ampliate il vostro network, individuate unə role model e “Never stop learning”!

Nei prossimi 5/10 anni, quali traguardi spera vengano raggiunti nell’ambito della parità di genere?

La meta è un’Unione in cui le donne e gli uomini, le ragazze e i ragazzi, in tutta la loro diversità, siano liberi di perseguire le loro scelte di vita, abbiano pari opportunità di realizzarsi e possano partecipare e guidare la società. I passi da compiere per il raggiungimento di una reale e diffusa parità di genere sono chiaramente ancora molti. Sebbene l’Europa abbia raggiunto notevoli traguardi in questo ambito, restano comunque delle sfide significative, come il divario retributivo, la scarsa rappresentanza femminile in posizioni di leadership e la persistenza di stereotipi di genere. È necessario ribadire l’impegno a favore dell’integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche e in tutti i programmi di finanziamento dell’Ue. Perché l’uguaglianza di genere è un tema chiave per il futuro, un imperativo morale, sociale ed economico che influenza positivamente tutti gli aspetti della società e del mondo. Investire nell’uguaglianza di genere significa investire in un futuro sostenibile e inclusivo.

Se pensiamo agli obiettivi dell’Agenda 2030, che abbracciano tutti i temi più stringenti (la pace, la giustizia, l’alimentazione, la salute, l’ambiente) appare evidente come questi possano essere perseguiti soltanto all’interno di una società in cui uomini e donne si trovano sullo stesso piano. Senza uguaglianza di genere non ci può essere uno sviluppo sostenibile e neppure una crescita economica reale e duratura.

Leggi anche
Intervista
di Alessandra Quaranta 6 min lettura
Intervista
di Alessandra Quaranta 6 min lettura