Economia

Immobili sottratti alle mafie: raddoppiano i Comuni che pubblicano l’elenco dei beni confiscati

Nel 2023 sono stati 724 gli enti territoriali italiani (su 1.100) ad aver comunicato sul proprio sito web il numero delle proprietà sequestrate alle organizzazioni mafiose: l’anno precedente erano 392. Il report RimanDati di Libera
Credit: Roman Kraft 
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2 maggio 2024 Aggiornato alle 11:10

Libera, associazione di promozione sociale contro le mafie, ha presentato ufficialmente la terza edizione di RimanDati, report nazionale sullo stato di trasparenza dei beni confiscati nelle amministrazioni locali, realizzato con l’aiuto della onlus torinese Gruppo Abele, il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, Istat e oltre 100 volontari e volontarie.

Un enorme monitoraggio civico nato per fare il punto sulla capacità degli Enti territoriali di far conoscere in modo completo e trasparente l’immenso patrimonio immobiliare sottratto alle mafie, così come disposto dagli obblighi normativi contenuti nel Codice Antimafia che, all’articolo 48, prevede la formazione di un apposito elenco pubblico e digitale di tutti i beni confiscati e trasferiti agli enti assegnatari.

La modalità di raccolta dei dati ha seguito un percorso di due fasi principali. In un primo momento, sono stati raccolti gli elenchi di tutti i Comuni rispettosi dell’obbligo, presentando contestualmente a tutti gli altri una domanda di accesso civico semplice (strumento con cui ogni cittadino può accedere a diversi documenti e informazioni della pubblica amministrazione) contenente, per l’appunto, la richiesta di rendere noti o aggiornare gli elenchi già pubblicati.

Nella fase successiva, sono stati controllati tutti gli elenchi dei Comuni che hanno risposto positivamente alla sollecitazione. Ecco che quindi il numero di Comuni che ha correttamente rispettato l’obbligo di trasparenza è salito da 504 a 724 su 1.100 enti destinatari di beni immobili confiscati, pari a circa il 65% del totale e quasi il doppio del 36,5% (ossia 392 comuni su 1.073) registrato nella seconda edizione del report.

Nonostante un simile incremento, rimangono comunque tanti gli enti territoriali a non aver accolto la domanda. 51 Comuni nel centro Italia, 87 nel nord e ben 248 enti nel sud che non hanno pubblicato nessun elenco, dove tuttavia si registra una storica presenza mafiosa e si concentra il numero più grande di immobili sottratti (quasi 13.000), dato che il 77,1% delle città possiede beni confiscati trasferiti al proprio patrimonio immobiliare. Tuttavia, ben il 66% dei 140 Comuni monitorati in Campania pubblica correttamente gli elenchi, con una crescita del 10% rispetto al 2022 che porta il ranking della regione a 72,3 (rispetto al 68,8 del primo controllo).

Se esaminiamo infatti i punteggi a livello regionale, la Liguria si piazza in testa con l’87,5% di Comuni virtuosi, seguita poi da Emilia-Romagna (84,4%), Puglia (79,8%) e Piemonte (78,2%). Brutte notizie invece per la Basilicata, su cui non si registra alcun incremento tra la prima e la seconda ricognizione, dato che 2 dei 4 enti destinatari non hanno dato alcuna risposta alle domande di accesso inoltrate da Libera.

Stesso discorso per la Calabria, dove le mancate risposte superano quelle ricevute dall’associazione e (con i suoi 66 Comuni su 133 che pubblicano l’elenco) non riesce a superare il 50% di enti virtuosi. Così come anche il Lazio che è fra le 6 Regioni italiane assegnatarie completamente inadempienti poiché non ha pubblicato alcun elenco. Anche se, guardando ai capoluoghi di provincia, Roma guadagna un punteggio di 74,6 (ben oltre la media nazionale), piazzandosi fra le città più trasparenti, mentre diverse zone del centro rimangono ancora piuttosto indietro, come, a esempio, la provincia di Frosinone, in cui 13 Comuni su 15 non pubblicano alcun elenco, oppure nel viterbese dove sono solo 3 su 7 rispettano gli obblighi di trasparenza.

Numerosi approfondimenti anche sulla modalità concreta di diffusione delle informazioni, dato che la trasparenza passa anche per l’efficacia comunicativa. Aumentano i comuni a pubblicare gli elenchi in formato aperto (238 contro gli 82 del 2022) oppure in pdf ricercabile dal sito istituzionale, anche se rimane alto il numero di enti che scelgono semplicemente di pubblicare le immagini scansionate dei pdf. Si rilevano anche evidenti lacune nella redazione stessa degli elenchi, in quanto il 6,4% dei comuni non specifica i dati catastali, il 4% non specifica la tipologia dell’immobile, il 6% non menziona la sua ubicazione e il 30% non specifica le informazioni essenziali sulla metratura e gli ettari del bene confiscato.

Il salto in avanti rispetto ai dati dell’edizione precedente fa ben sperare sull’efficienza del percorso di riqualificazione e riutilizzo sociale di enormi quantità di beni sottratti alla mafia e finalmente ritornati in mano alla collettività. All’origine della inadempienza di molte realtà territoriali si annida, come sempre, la tradizionale burocrazia che rallenta ogni tipo di processo virtuoso: basti pensare ai 2.688 immobili nel Lazio sequestrati alle mafie e già dati in gestione a un amministratore giudiziario nominato dal giudice, dunque sottoposti a confisca non definitiva e ancora in attesa di una assegnazione ufficiale.

Circa 13.000 immobili, poi, sono stati richiesti per essere impiegati in uno scopo sociale e principalmente affidati a enti del terzo settore, ossia organizzazioni come associazioni, cooperative ed enti filantropici che operano per fini sociali e senza scopo di lucro, che hanno potuto beneficiare di assegnazioni dirette di beni per 16,2 milioni di euro in diversi bandi dal 2020 al 2023 (con 67 immobili da 5,5 milioni ancora da assegnare nelle prossime convenzioni).

Accelerare il percorso di riqualificazione vuol dire permettere a sempre più persone di beneficiare di beni strappati dalle mani della criminalità organizzata e riappropriarsi di nuovi spazi comuni.

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