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Materia vibrante, per una nuova politica delle cose

Ne suo nuovo libro la teorica politica Jane Bennett, nota per il suo lavoro su natura, etica e affetti, sposta l’attenzione dall’esperienza umana delle cose, alle cose stesse
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12 maggio 2024 Aggiornato alle 11:00

Il libro Materia Vibrante (Timeo, 258 pagine, 21 €) di Jane Bennett ha suscitato un acceso dibattito riguardo al nuovo materialismo e al modo in cui questo sta influenzando il rapporto tra l’essere umano e il suo ambiente.

Bennett, una rinomata filosofa e teorica politica, è nota per il suo contributo al campo del materialismo vitale e si è spesso concentrata sul rapporto tra natura, etica e sentimenti.

In questo testo sposta l’attenzione dall’esperienza umana degli oggetti a questi stessi, introducendo il concetto di “materialità vitale” che permea tutti i tipi di corpi, sia umani sia non umani. Materia Vibrante esplora le possibili implicazioni di questa prospettiva per le analisi politiche globali, concentrandosi anche sulle questioni ecologiche e sulle sfide politiche contemporanee. Inoltre, riflette sul nostro attaccamento alla materia e sulla routine quotidiana, mettendo in discussione i limiti delle nostre conoscenze e delle nostre azioni.

La potenza delle cose

Jane Bennett, nel suo manifesto per una politica più ampia che includa anche il non umano, presenta obiettivi radicali simili a quelli esposti nel 2004 da Bruno Latour in Politiche della natura. Come Latour, Bennett utilizza il concetto di “ecologia politica” per descrivere forme di deliberazione politica e riconoscimento che non si limitano agli esseri umani come attori significativi.

La sua idea di politica “ecologica” va oltre il concetto classico di interdipendenza stabile tra le specie, adottando un approccio più “vitalista” che ridimensiona il ruolo umano senza presupporre un’identità o degli interessi predefiniti per la nuova comunità politica.

La studiosa spiega che con “vitalità” si riferisce alla capacità delle cose - come cibo, merci, fenomeni meteorologici, metalli - non solo di influenzare o limitare le azioni umane, ma anche di agire come agenti quasi autonomi, con proprie traiettorie, tendenze e potenzialità.

La sua aspirazione è quella di delineare una “materialità vibrante” che permea gli esseri umani e di esplorare come questo cambiamento di prospettiva possa influenzare le analisi degli eventi politici.

L’espressione potenza delle cose presenta il vantaggio retorico di riportare alla mente quella percezione infantile che vede il mondo pieno di ogni sorta di esseri animati, alcuni umani, altri no, alcuni organici, altri no. Riporta l’attenzione su un’efficacia degli oggetti che eccede i significati, i progetti o gli scopi umani. La potenza delle cose è quindi un buon punto di partenza per pensare in un modo che vada oltre il dualismo vita-materia, il principio organizzativo dominante nell’esperienza adulta. Lo svantaggio dell’espressione, tuttavia, sta nel fatto che essa tende a sopravvalutare la stabilità immutabile della materialità, mentre il mio obiettivo è teorizzare una materialità che sia tanto forza quanto entità, tanto energia quanto materia, tanto intensità quanto estensione.

La visione vitalistica di Bennett

Per realizzare questa visione, Bennett integra le idee di una vasta gamma di pensatori filosofici e teorici politici, cercando di applicarle a questioni controversie come la ricerca sulle cellule staminali, i blackout energetici, l’obesità e le politiche alimentari. Il lavoro di Bennett mira a realizzare il nobile progetto post-umano di “decentrare l’umano”, con l’obiettivo di “articolare una materialità vibrante che corre accanto e dentro gli esseri umani per vedere come le analisi degli eventi politici potrebbero cambiare se dessimo la forza delle cose più dovute”.

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