Futuro

Se il tuo bagno ti dice come stai

Sono sempre di più i dispositivi da bagno smart che permettono di monitorare la salute di chi li usa, ma i loro prezzi alti e le incognite sui trattamento dei dati personali destano non poche preoccupazioni
Credit: cottonbro studio 
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18 maggio 2024 Aggiornato alle 15:00

“Specchio, servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?” interroga la matrigna di Biancaneve nell’omonimo cartone. A guardar bene una domanda frivola e un po’ inutile da porre a un tale manufatto magico che avrebbe potuto essere interpellato su temi più utili e nobili.

La regina avrebbe a esempio potuto chiedere un parere sullo stato di salute della sua pelle; così invece di un’inquietante e spettrale faccia verdastra a informarla che Biancaneve era ancora viva avrebbe potuto apparire il volto sorridente di uno specialista medico per darle consigli di skincare o ricordarle di mettere quella crema che dimentica sempre di applicare.

Per quanto possa sembrare incredibile questa non è un re-telling della famosa fiaba, bensì una situazione che nel futuro imminente potrebbe diventare, se non comune, almeno abbastanza frequente.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal nei prossimi dieci anni i bagni smart potrebbero essere la normalità nelle case degli statunitensi benestanti. Specchi che ti ricordano di mettere la crema, o che rilevano la pressione sanguigna dallo scan del volto avvisandoti del rischio di infarto o ipertensione, lavandini che determinano la carica batterica della tua saliva, tazze del water in grado di misurare il tuo livello di idratazione o di fornirti un’analisi completa delle urine.

I bagni smart oggi esistono già in ospedali di lusso e persino in alcune abitazioni private, e puntano a fornire i loro servizi a un mercato sempre più ampio. Come spiegato dal quotidiano britannico, dopo la pandemia da Covid-19 l’urgenza di identificare tempestivamente nuovi contagi è diventata sempre più pressante, e le industrie tecnologiche hanno colto la palla al balzo progettando dispositivi sempre più sofisticati in grado di diagnosticare un gran numero di disturbi e di garantire innumerevoli benefici alle persone e alle comunità.

Rapidi e tempestivi sistemi di diagnosi, a esempio, consentirebbero alle persone anziane di rimanere più a lungo nelle proprie case, arginando le preoccupazioni che portano spesso i parenti a optare per ospizi o cose di riposo. Si potrebbe anche allentare il peso sul sistema sanitario, diradando (con le dovute riserve) i controlli di routine e intervenendo in tempo quando necessario, evitando alle malattie di essere scoperte in stadi troppo avanzati. Da questo punto di vista le possibilità sembrano davvero infinite.

Come spiega Vik Kashyap, Ceo di Toi Labs, «l’azienda ha in programma la creazione di un water con test chimici integrati per rilevare infezioni del tratto urinario o problemi ai reni e sta lavorando a un modello che determina eventuali malattie a partire dall’odore delle secrezioni corporee, oltre che sedili sensibili in grado di registrare la temperatura del corpo, il ritmo cardiaco e l’ossigenazione del sangue».

La compagnia francese Withings ha già messo in commercio dei dispositivi che inseriti nella tazza misurano i livelli di vitamine e glucosio nel sangue e persino la fase ovulatoria del ciclo mestruale, mentre la Farrey’s Lighting sta progettando dei water auto-igienizzanti che sfruttano i raggi ultravioletti per eliminare virus e batteri e impedirne la proliferazione.

Un water autopulente, probabilmente, è il sogno di chiunque. E che dire di un tappetino da bagno che si trasforma praticamente un personal trainer che registra peso, composizione corporea, postura ed equilibrio ed è in grado di prevedere il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative? O di un lavandino che analizza la tua saliva e ti avvisa se hai in corso qualche infezione, batterica o virale? Per non parlare di uno spazzolino in grado di dirti se hai contratto il Covid-19 o di individuare eventuali cellule cancerose?

Tutto bellissimo ma, francamente anche un po’ inquietante.

Di fronte alle nuove tecnologie che raccolgono, analizzano e archiviano dati personali è inevitabile chiedersi se queste saranno in grado di proteggere la privacy di chi le utilizza. Nonostante le aziende produttrici garantiscano che le informazioni raccolte, anche quando inviate ad altri dispositivi tramite app, sono anonimi e non ricollegabili a un singolo utente potrebbe non essere rassicurante sapere che qualcosa di così personale come i propri dati medici verrà registrato su database che non sono quelli del sistema sanitario.

Una secondo punto critico è legato al fattore economico: come tutti i dispositivi di nuova invenzione che ancora non beneficiano delle economie di scala, anche gli accessori per i bagni tech sono estremamente costosi.

Un water auto disinfettante parte da 500 dollari ma modelli più sofisticati arrivano a sfiorare i 9000. Sui 500 dollari si aggirano anche dispositivi che analizzano le urine mentre un abbonamento per una tavoletta smart che include la raccolta e l’analisi dei dati va dai 45 ai 65 dollari al mese.

Cifre non proprio irrisorie se pensiamo che le fasce di popolazione che ne beneficerebbero maggiormente, come gli anziani, sono spesso anche le più fragili dal punto di vista economico.

Sicuramente con l’ampliamento del mercato i prezzi potranno scendere, ma sarà interessante seguire gli sviluppi per vedere se le aziende tecnologiche saranno disposte a rendere le loro invenzioni sempre più disponibili per agevolare chi è più fragile, e non solo per aumentare il comfort di chi magari ne gode già a sufficienza. Se poi riusciranno anche a garantire la totale privacy dei loro utenti allora la portata di queste invenzioni potrà davvero diventare rivoluzionaria.

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