Futuro

Giappone: entro il 2531 i cittadini avranno lo stesso cognome

Tra circa 500 anni, i giapponesi potrebbero chiamarsi tutti “Sato”. L’unica soluzione: cambiare la pratica per cui le coppie sposate abbiano un solo nome di famiglia (di solito, quello del marito)
Credit: Daryan Shamkhali 
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10 maggio 2024 Aggiornato alle 10:00

In Giappone, tra 500 anni, tutti finiranno per avere lo stesso cognome se non si abbandonerà la pratica di usare un cognome unico per le coppie sposate. Questo è quanto ha rilevato lo studio organizzato dall’associazione Asuniwa nell’ambito del Think Name Project, condotto da Hiroshi Yoshida, professore di economia presso l’Università di Tohoku. La simulazione effettuata fa parte di una campagna volta a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle implicazioni che il mancato cambiamento della pratica provocherebbe sulla società.

Secondo l’articolo 750 del codice civile giapponese, i coniugi, al momento del matrimonio, sono tenuti ad adottare un unico cognome che, per prassi consolidata, finisce per essere quasi sempre quello del marito. Questa tendenza è una delle principali motivazioni per cui il cambiamento della legge è tanto voluto: gli attivisti sostengono, infatti, che questa pratica rallenti il raggiungimento dell’uguaglianza di genere.

Se le cose non dovessero cambiare, tutte le persone in Giappone avranno “Sato” come cognome entro il 2531, secondo le previsioni. Come specifica la Cnn, questo scenario è stato ipotizzato da Myoji Yurai, società che tiene conto degli oltre 300.000 cognomi del Giappone: “Sato” è al primo posto, appartenendo a circa 1,8 milioni di persone sui 125 milioni di abitanti. Il tasso di crescita annuale di questo cognome sarebbe pari a 1,0083%, ciò significa che il numero di cittadini a possederlo supererebbe il 50% già entro il 2446.

“Un cognome ha una storia familiare ed è anche un simbolo culturale, la sua perdita significherebbe far cessare anche la sua storia. Personalmente, considero il cambiamento del proprio cognome una questione separata dal matrimonio che coincide, invece, con l’attribuzione di maggiore individualità”, ha spiegato il professor Yoshida in una nota riportata da The Japan Times.

L’economista ha anche calcolato uno scenario alternativo: se le coppie sposate potessero avere cognomi differenti, la possibilità di chiamarsi tutti “Satoritarderebbe di circa 750 anni, portando la deadline all’anno 3310. Questo risultato è stato calcolato tramite un sondaggio condotto dalla Confederazione sindacale giapponese su un migliaio di uomini e donne di età compresa tra i 20 e i 59 anni. Il 39,3% degli intervistati non sposati ha, comunque, dato la propria preferenza all’acquisizione del cognome unico.

Il principale ostacolo alla realizzazione delle previsioni, però, risiede nel costante calo del tasso di nuzialità. Yoshida ha infatti dichiarato che il suo studio riceverebbe attuazione solo se il Giappone riuscisse a superare questa crisi. In effetti, a vedere i dati, il numero di matrimoni in Giappone è diminuito del 6% nel 2023 rispetto all’anno precedente, scendendo sotto i 500.000 per la prima volta in 90 anni. Specularmente, i divorzi sono aumentati del 2,6%.

Inoltre, altra importante preoccupazione è il calo della natalità: “La possibilità che la popolazione giapponese si estingua è alta”, ha spiegato il professor Yoshida nel rapporto. Nel gennaio dello scorso anno, infatti, il primo ministro Fumio Kishida ha lanciato un terribile avvertimento sulla crisi demografica del Paese, affermando che il Giappone è “sul punto di non essere in grado di mantenere le funzioni sociali” a causa del calo del tasso di natalità. Si tratta di un “ora o mai più” che trova conferma nello studio effettuato dal National Institute of Population and Social Security Research: la popolazione della Nazione sarà di 281.866 persone entro il 2531 e di sole 22 entro il 3310.

Ci sarà un’inversione di marcia sulla legge del cognome unico? Stando a quanto detto, un mancato cambiamento graverebbe sulla società giapponese in due modi: ostacolando l’uguaglianza di genere e favorendo l’appiattimento culturale. Non potendo diversificare le persone tramite il cognome, si passerebbe a metodi alternativi come, a esempio, all’identificazione numerica e, sicuramente, “non possiamo definirlo un buon mondo in cui vivere”, ha aggiunto Yoshida.

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