Culture

L’amicizia di due bambini a Gaza, oltre l’odio e la guerra tra popoli

Il film I bambini di Gaza - Sulle onde della libertà di Loris Lai racconta la vita in una terra difficile da abitare già nel 2003, attraverso gli occhi pieni di speranza dei più piccoli
Tempo di lettura 5 min lettura
31 marzo 2024 Aggiornato alle 11:00

Il suono delle mitragliatrici si sente sin da subito, dai titoli di testa. Striscia di Gaza, 2003: sono ancora presenti insediamenti israeliani. L’undicenne Mahmud (Marwan Hamdan), come tanti altri bambini palestinesi, cerca di portare avanti una vita il più possibile normale. Dopo la scomparsa del padre (ritenuto dagli altri un martire, ma su questo vi invitiamo a fare attenzione a uno specifico dialogo con la mamma), si prende cura della giovane madre Farah (Lyna Khoudri) e gioca a Israeliani contro Palestinesi” con gli amici, anche se la sua grande passione è il surf, uno sport che rappresenta una speranza alla quale il ragazzino si aggrappa con tutto se stesso.

Liberamente ispirato al romanzo Sulle onde della libertà di Nicoletta Bortolotti (edito da Mondadori), I bambini di Gaza - Sulle onde della libertà di Loris Lai è un film che attraverso la quotidianità vissuta e vista, in particolare dalla fascia più giovane della popolazione, riesce a restituire la dimensione di una realtà fatta di continui bombardamenti, mixata al desiderio di normalità, ai sogni a occhi aperti o gli incubi dei più giovani.

La passione di Mahmud per il surf è condivisa da un coetaneo israeliano, Alon (Mikhael Fridel). Durante il loro primo incontro sulla spiaggia la curiosità è reciproca, ma anche la diffidenza, non ancora dettata dal conoscere la provenienza, ma ‘semplicemente’ dalla paura dell’altro. Qualcosa muta grazie all’incontro con Dan (Tom Rhys Harries), un ex campione di surf dipendente dagli antidolorifici, la cui carriera è stata stroncata da un infortunio. Alla fine tra i due, o meglio tre, nascerà un’amicizia solida e profonda.

Oggi, dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 (verificatosi poco dopo il completamento delle lavorazioni), questa storia risuona ancora più potente sul piano del messaggio - e non in un’ottica moralistica, così come risuonano attualissimi alcuni dialoghi come questo tra Alon e il padre:

A: «Mi dici perché gli arabi ci odiano?»

Padre: «Ci odiano perché pensano che gli abbiamo rubati la loro terra».

A: «È vero?»

P: «Loro ci hanno attaccato per primi. Noi ci siamo guadagnati la terra difendendoci. Oltretutto, questa è la terra promessa e noi siamo il popolo eletto. È sempre stata nostra, per diritto di sangue».

A: «E se il loro modo di interpretare Dio fosse quello giusto?»

P: «Non lo è».

…. come prosegue questo botta e risposta vi invitiamo ad ascoltarlo recandovi al cinema (dal 28 marzo in sala).

Quest’opera prima non edulcora la realtà, mostra come possa esserci ‘cattiveria’ anche in un’amicizia tra coetanei solo perché non si sa andare oltre ciò che si è sempre saputo dell’altro (un caro amico di Mahmud, Jamil interpretato da Qassem Qadah, assumerà un atteggiamento di gelosia per poi sfociare in altro nel gruppo); come ci siano i bambini soldato e come si possa provare a ragionare con la propria testa e col cuore. La macchina da presa ci fa correre ‘insieme’ per scappare dai bombardamenti e, al contempo, ci porta sulle onde in attesa del vento dell’ovest.

Il regista durante la lavorazione ha cercato di garantire autenticità alla storia sin da subito, scegliendo proprio bambini palestinesi come protagonisti. Una decisione che, come immaginabile, non è stata libera da complicazioni. «Abbiamo svolto in Palestina lintero casting dei bambini protagonisti. Tra maggio e luglio 2022 le nostre ricerche si sono concentrate in Cisgiordania e in particolare tra le città di Tulkarem e Jenin. Tutto procedeva, ma un problema molto serio si stava delineando, e cioè quello di ottenere i documenti necessari per fare arrivare in Tunisia i nostri quattro bambini palestinesi e alle loro famiglie, tutti in possesso unicamente di passaporto israeliano, non sufficiente per entrare in Tunisia. Un’opzione percorribile era quella di un visto” speciale rilasciato a palestinesi con passaporto israeliano, ma questa strada ha trovato barriere burocratiche insormontabili. Allora si è provata la via del passaporto palestinese per i residenti a Gaza e Cisgiordania, ma per questo cera bisogno della firma del presidente Mahmūd Abbās, che però in quei giorni si trovava a New York».

Dovendo aspettare il suo rientro, e non essendo certo avrebbe firmato i visti, il rischio di non rispettare la data stabilita per l’inizio delle riprese, e di dover rifare un casting con bambini non palestinesi era altissimo ma fortunatamente alla fine la telefonata tanto attesa è arrivata, e con essa i visti che hanno permesso al film di essere girato con i volti che il regista aveva scelto.

I bambini di Gaza è un’opera che, assumendo in particolare il punto di vista e le domande dei più piccoli, ricostruisce ciò che effettivamente accade su quel territorio, restituendo il desiderio di una terza via tra il bianco e il nero, tra uno che vince sull’altro.

Lo spettatore conosce Mahmud a cavallo della sua bici, che lo introduce nel viaggio: «A Gaza non c’è niente di bello come si vede nei film, le onde non sono grandi come quelle delle Hawaii o delle California… a volte capita di prendere unonda gigantesca e ti sembra di volare per questo il surf è meno importante del calcio. Come puoi preoccuparti di qualcosa mentre stai volando?».

Il film è piaciuto molto anche a Papa Francesco, che ha commentato: «con le voci piene di speranza dei bambini palestinesi e israeliani sarà un grande contributo alla formazione i fraternità, lamicizia sociale e la pace».

Leggi anche
Salute mestruale
di Chiara Manetti 3 min lettura