Futuro

Anche i pappagalli sanno usare le app (per giocare)

La D.ssa Kleinberger della Northeastern University ha dimostrato che alcuni videogame possono rappresentare strumenti di arricchimento cognitivo anche per gli uccelli esotici
Credit: Jean Cadic  

Tempo di lettura 5 min lettura
2 maggio 2024 Aggiornato alle 10:00

Se volessimo programmare un’applicazione dedicata agli utenti dal piumaggio variopinto e dal becco adunco, come dovrebbe essere?

Semplice. Dovrebbe essere leccabile. Ecco quanto dichiarato a The New York Times dalla Dottoressa Rébecca Kleinberger, una scienziata della Northeastern University che studia come gli animali interagiscono con la tecnologia.

Tutto ha avuto inizio quando i proprietari di alcuni pappagalli hanno pensato di ‘intrattenere’ i loro pets con giochi per cellulari progettati per i bambini.

Ebbene, anche se chiaramente queste applicazioni sono ideate per le funzioni tattili dell’essere umano, i pappagalli hanno trovato il modo di gestirle con disinvoltura.

La D.ssa Kleinberger ha spiegato che pappagalli e bambini hanno molto in comune. Sono uccelli intelligenti in grado di apprendere a riconoscere colori e forme, manipolare oggetti, far comprendere i loro bisogni.

Inoltre, sono giocosi, arguti e curiosi e desiderosi di conoscere cose nuove, proprio come i bambini. Assorbono le nozioni come spugne. Ed esattamente come i bambini, se viene a mancare lo stimolo, un arricchimento cognitivo, si annoiano rapidamente.

La D.ssa Kleinberger ha raccolto le testimonianze di alcuni proprietari che hanno sperimentato con i loro pappagalli la tecnica “dello schermo a portata di mano”, a cui ricorrono a volte per tenere occupati e tranquilli i figli piccoli (ad esempio durante una cena fuori casa). Gli uccelli hanno risposto con lo stesso entusiasmo dei bambini. Il test è stato effettuato sottoponendo ai pappagalli giochi per cellulari, applicazioni di disegno e programmi di creazione di musica progettati per i bambini.

Certo, le app realizzate per l’uso da parte dell’essere umano implicano il touch e quindi non sono particolarmente comode per gli uccelli (e nemmeno molto conveniente per lo schermo che, nel giro di breve, si ritroverebbe quantomeno graffiato dalle zampate dei pappagalli).

Ma non dobbiamo preoccuparcene. Problema già risolto.

Dallo studio è emerso, infatti, che tutti i pappagalli hanno immediatamente reagito davanti alle immagini in movimento relazionandosi al display con la lingua anziché con le zampe. Gli scienziati hanno creato una versione personalizzata di un’app mobile ad hoc per testarla con i pappagalli: sul display apparivano per pochi istanti una serie di cerchi rossi, di varie dimensioni e in posizioni diverse. Gli uccelli dovevano toccarli il più rapidamente possibile e anche con la maggiore precisione fattibile. Nel frattempo, l’applicazione registrava i dati sul comportamento degli uccelli, sul modo in cui toccavano lo schermo per raggiungere i cerchi rossi.

E lo facevano velocemente e con molta precisione. Sempre utilizzando la lingua.

Gli scienziati hanno ipotizzato che l’attitudine dimostrata dai pappagalli e la rapidità di interazione con il touch screen attraverso la lingua possano essere correlate con l’abitudine che hanno questi uccelli nell’effettuare rapidi movimenti della lingua per manipolare i semi. I ricercatori hanno notato che, mentre gli esseri umani tendono a diventare più veloci quando gli obiettivi da raggiungere sono ravvicinati tra loro, per i pappagalli questo rappresenta una difficoltà. Gli uccelli, infatti, tendevano a leccare un cerchio per poi ritrarsi prima di leccare nuovamente lo schermo per centrare il bersaglio successivo. Come dichiarato dalla D.ssa Kleinberger a The New York Times, è un atteggiamento più che logico considerata la vicinanza degli occhi alla lingua, e di conseguenza al display, rispetto al rapporto vista-braccio di cui usufruisce l’essere umano. È come se il pappagallo, dopo ogni “leccata-touch”, avesse bisogno di indietreggiare per calibrare di nuovo la vista e puntare il cerchio successivo.

Durante lo svolgimento dei test, i proprietari di circa 20 pappagalli hanno invogliato i loro pets a stare al gioco distribuendo burro di arachidi, yogurt o pinoli. Anche in questo frangente, ha osservato la D.ssa Kleinberger, è emersa un’altra somiglianza con i bambini: non tutti gli uccelli erano galvanizzati dal cibo e uno in particolare reagiva maggiormente al tifo da parte del padrone. Inoltre, alcuni pappagalli dopo poco tempo dimostravano un calo di interesse nei confronti dell’app.

Si può affermare che questi uccelli intelligenti hanno trovato il modo di rapportarsi al touch screen e senza incontrare difficoltà. Gli studi effettuati dal team della D.ssa Kleinberger hanno dimostrato che le app mobili costituiscono uno strumento di arricchimento cognitivo per i pappagalli. Bisogna semplicemente adattarle alla biologia specifica degli uccelli.

Questa ricerca è il frutto della collaborazione tra la Dottoressa Ilyena Hirskyj-Douglas, docente presso la School of Computing Science e membro della sezione di ricerca Glasgow Interactive SysTems (Gist) e a capo del laboratorio di interazione animale-computer presso l’Università di Glasgow, e gli scienziati della Northeastern University, tra cui la D.ssa Kleinberger.

I dati saranno esposti durante una conferenza scientifica che si terrà il prossimo mese di maggio.

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