Ambiente

Francia denunciata: deve garantire l’acqua potabile in Guadalupa

Tre organizzazioni internazionali hanno portato la questione al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa. Ti raccontiamo perché
Credit: EPA/Carlos López  

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25 marzo 2024 Aggiornato alle 07:00

La Federazione Internazionale per i Diritti Umani (Fidh) ha chiesto con urgenza alla Francia di garantire l’accesso all’acqua potabile in Guadalupa, di risolvere i problemi dovuti all’inquinamento da clordecone e di applicare la Carta Sociale Europea.

L’Ong ha portato la questione direttamente al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, con il sostegno della Ligue des droits de l’Homme (Ldh) e dell’associazione caraibica Kimbé Rèd F.W.I.

Attraverso la loro azione legale, annunciata ieri, queste organizzazioni intendono difendere i diritti universali, ponendo così fine alle disuguaglianze storiche tra i Territori d’Oltremare e la Francia.

“L’accesso sicuro all’acqua potabile è un diritto umano. L’inquinamento da clorodecone è una violazione del diritto alla salute. La Francia deve applicare la Carta sociale europea su tutto il suo territorio”. Sono le richieste contenute nella petizione.

La denuncia collettiva contro la Francia è stata quindi presentata ufficialmente al Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds) del Consiglio d’Europa lunedì 18 marzo 2024, nella settimana in cui cade anche la Giornata Mondiale dell’Acqua.

Rispondendo all’appello della società civile delle Indie Occidentali, guidata dall’associazione Kimbé Rèd French West Indies (F.W.I.), il documento mette nero su bianco la violazione del diritto all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari in Guadalupa, nonché l’avvelenamento da clordecone delle popolazioni del gruppo di isole e della Martinica.

Fidh e Ldh si danno da fare da molti anni nei cosiddetti territori d’oltremare della Francia per ottenere il riconoscimento dei diritti ambientali e umani.

In Guadalupa, fino all’80% dell’acqua viene sprecata a causa delle perdite nelle reti: questo causa interruzioni giornaliere che possono durare da diversi giorni a più di un mese. Quando l’acqua è disponibile, non è potabile per via delle tubature fatiscenti - non hanno ricevuto un’adeguata manutenzione per 30 anni -, dei guasti al sistema igienico-sanitario - l’80% degli impianti di trattamento non è a norma - e appunto del clordecone, un pesticida tossico.

Mentre il 90% della popolazione delle due isole (Martinica inclusa), cioè più di mezzo milione di persone, è colpita da questa tipologia di inquinamento attraverso la contaminazione dell’acqua, del suolo e degli alimenti, la tracciabilità del clordecone come misura preventiva e la disintossicazione degli esseri umani come cura non sono ancora garantite. Alla fine del 2023, solo 45 persone erano state risarcite per i danni subiti.

“Ad oggi, la Francia si rifiuta di applicare misure di emergenza per garantire l’accesso all’acqua potabile in Guadalupa e per concedere riparazioni e risarcimenti alle vittime del clordecone nelle Indie occidentali, nonostante le raccomandazioni da parte di diversi organismi dell’Onu”, accusa Fidh, “Rifiutando di assumersi le proprie responsabilità, il governo francese viola diversi diritti fondamentali delle popolazioni d’oltremare, sanciti dalla Carta sociale europea e da numerosi testi internazionali ratificati dalla Francia come il diritto alla salute, all’istruzione, all’alloggio e alla protezione sociale, nonché il diritto all’acqua potabile e a un ambiente sicuro, pulito e sano, sancito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite rispettivamente nel 2010 e nel 2022.

Al fine di difendere l’accesso equo ed effettivo a questi diritti e a tutti i diritti umani delle persone che risiedono nei territori francesi d’oltremare, la Fidh denuncia “non solo queste gravi e ripetute violazioni ma anche questo trattamento discriminatorio, che sarebbe inimmaginabile in Francia”.

Infatti, nonostante il suo impegno a favore del principio costituzionale di uguaglianza e del rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, compresi il diritto alla non discriminazione e i diritti sociali sanciti dalla Carta sociale europea, la Francia non ha ancora espressamente riconosciuto l’applicazione della Carta stessa e dei suoi protocolli a questi territori non metropolitani.

«È essenziale che il Comitato chiarisca la piena applicazione della Carta e dei suoi protocolli ai territori francesi d’oltremare, al fine di chiamare la Francia a rispondere delle violazioni dei diritti sociali commesse all’estero», ha affermato Patrick Baudouin, presidente di Ldh.

«La Francia non può continuare a ignorare i problemi ricorrenti delle Indie occidentali. Sono andati avanti troppo a lungo. Deve finalmente riconoscere che la Carta sociale europea va applicata a tutti i suoi territori», ha dichiarato Elena Crespi, responsabile dell’ufficio per l’Europa occidentale della Fidh, che riunisce 188 organizzazioni nazionali per i diritti umani in 116 paesi e dal 1922 è impegnata nella difesa di tutti i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali definiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

La Carta sociale europea del Consiglio d’Europa, nell’ambito della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, garantisce il rispetto dei diritti economici e sociali fondamentali come l’occupazione, la protezione contro la povertà, l’istruzione, l’alloggio, la salute e la non discriminazione da parte degli Stati che l’hanno ratificata o ne hanno ratificato la versione revisionata.

Nel 1973 la Francia ha ratificato la Carta sociale europea del 1961 e, nel 1999, la Carta rivista del 1996, nonché il Protocollo addizionale del 1995 che prevede un sistema di denunce collettive e di azione giudiziaria. La Francia è anche uno degli Stati che hanno accettato tutte le disposizioni della Carta.

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