Futuro

Scusa, dove ci siamo già visti?

Essere fisionomisti è una qualità innata, ma non tutti sembrano così capaci di riconoscere i volti. Eppure, secondo la scienza siamo in grado di memorizzare il viso di 10.000 persone, spesso molto simili a noi
Credit: Andrej Nihil
Caterina Tarquini
Caterina Tarquini giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
20 marzo 2022 Aggiornato alle 13:00

Ti sarà capitato: incroci durante una pausa caffè in ufficio o nei corridoi dell’università qualcuno che ti sorride e saluta, con l’aria di conoscerti. E non hai la minima idea di chi sia. Ecco, forse non sei propriamente una persona fisionomista. Ma, niente paura. È una dote non particolarmente diffusa.

Secondo Karen Lander, docente di psicologia sperimentale presso l’Università di Manchester, intervistata dalla BBC, “imparare e riconoscere i volti è uno dei compiti più impegnativi dal punto di vista cognitivo e neurologico”.

L’abilità nel memorizzare la fisionomia delle persone dipende, oltre da qualità innate nell’individuo, anche da fattori culturali e sociali. In primis, il nostro cervello è predisposto per ricordare più facilmente le persone che ci somigliano di più, a livello somatico, ma tende a dare la priorità ai volti di coloro che riteniamo di maggiore importanza per la nostra vita: a esempio focalizzeremo con maggiore rapidità il nostro capo, ci concentreremo molto di più sulle sue espressioni, i suoi sorrisi e i tratti del suo viso, piuttosto che su quelli di un subalterno.

Nel complesso, esiste un numero massimo di fisionomie memorizzabili secondo la comunità scientifica: più o meno 10.000.

È una capacità che abbiamo sviluppato nei secoli, perché inizialmente la sopravvivenza dipendeva anche da questo. “Essere in grado di identificare i volti familiari era ciò che contava di più”, ha spiegato alla BBC Brad Duchaine, professore di Scienze psicologiche e cerebrali al Dartmouth College, New Hampshire, USA.

Per questo motivo le persone sono molto più abili a ricordare i volti dei propri cari e quelli degli individui più familiari. Si chiama effetto cross-race e consiste nel fatto che è più difficile per il cervello umano ricordare i volti di persone di etnia diversa. Un meccanismo riscontrato anche nei bambini, compresi quelli di età inferiore a un anno.

Nei luoghi di lavoro, la presenza di una maggioranza bianca potrebbe avere un impatto sulle carriere di dipendenti non caucasici. Se il viso di una persona non viene ricordato bene, è meno probabile che venga scelto per opportunità lavorative e promozioni. Un viso più facilmente riconoscibile porta più facilmente al successo.

Basta scrollare il feed di un social network come Instagram: ogni giorno le persone sono bombardate da una quantità impressionante di volti nuovi, un numero più alto di quelli che potevano vedere e memorizzare durante la propria esistenza i loro antenati. Ciò comporta che sarà molto più facile per noi incappare in un “facial blank” (vuoto facciale). “I nostri antenati erano sempre circondati dallo stesso ristretto gruppo di persone”, afferma Duchaine. “Oggi, con migliaia di volti che devi ricordare, è diventata una sfida molto più difficile”.

In un ambiente di lavoro sempre più digitale, il genere umano si è evoluto per interagire con i suoi simili faccia a faccia. Un lavoratore dei nostri giorni, alle prese con riunioni e videocall, vivrà un’esperienza molto diversa da quella dal vivo. L’interazione tramite piattaforme digitali elimina le sfumature e i segnali subconsci che il nostro cervello registra durante l’incontro con una persona. Ed effettivamente è più difficile riconoscere qualcuno lo si è conosciuto solo attraverso uno schermo. Quando si interagisce di persona, si percepiscono distanze, angolazioni differenti e linguaggio del corpo, e ciò aiuta a costruire una rappresentazione mentale più ricca e completa di un volto.

Mentre esistono persone particolarmente fisionomiste che possono riconoscere un viso dopo averlo guardato solo una volta per poco tempo, circa il 2% della popolazione è affetto da prosopagnosia, un disturbo cognitivo che non consente di riconoscere la fisionomia facciale.

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