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Pablo Neruda: come è morto davvero?

Secondo la versione ufficiale, il poeta cileno sarebbe morto per cause naturali, ma da anni la sua famiglia sostiene che sia stato avvelenato perché oppositore di Pinochet. Ora la Corte d’Appello di Santiago ha riaperto il caso
Alessia Ferri
Alessia Ferri giornalista
Tempo di lettura 4 min lettura
22 febbraio 2024 Aggiornato alle 14:00

Del poeta cileno Pablo Neruda sono notissimi i versi, che tutti almeno una volta nella vita abbiamo letto e nei quali ci siamo persi, ma su come sia terminata la sua vita non c’è alcuna certezza.

Ufficialmente, la sua morte è avvenuta il 23 settembre 1973 nella clinica Santa María di Santiago, a causa dell’evolversi di un cancro alla prostata, ma da sempre c’è chi avanza seri dubbi che sia andata davvero così.

Fervente oppositore di Gabriel González Videla prima e di Augusto Pinochet dopo, secondo molti proprio per questo motivo sarebbe stato avvelenato.

Per anni questa tesi non è stata davvero presa in considerazione ma trattata per lo più come una suggestione.

Adesso però le cose sembrano destinate a cambiare grazie ai nipoti di Neruda, che hanno chiesto e ottenuto che venissero riaperte le indagini sulla sua morte.

Il primo a instillare il dubbio che quella del letterato non fosse stata una morte per cause naturali fu il suo autista e segretario personale, Manuel Araya, morto nel giugno 2023, che nel 2011 parlò di omicidio avvenuto tramite un’iniezione letale.

Queste parole portarono all’apertura di un’inchiesta portata avanti dal Partito comunista cileno, di cui Neruda faceva parte, e dalla famiglia del poeta, che due anni ottenne la riesumazione della sua salma dalla cripta di Isla Negra.

Dopo una serie di esami su quel che restava del corpo, gli esperti del servizio medico legale confermarono la versione ufficiale fino a quel momento conosciuta, ovvero che la morte fosse avvenuta a causa del cancro.

Nel 2017, però, un altro gruppo di scienziati, questa volta non cileno ma composto da professionisti provenienti da diversi Paesi, a seguito di ulteriori esami trovò qualcosa che fino a quel momento era sfuggito, consciamente o meno: la presenza di botulino in un molare.

A seguito di quella scoperta, lo scorso anno un altro team di specialisti provenienti dal Cile ma anche dall’ Università di McMaster in Canada e da quella di Copenaghen in Danimarca, fu chiamato a stabilire se la sostanza fosse di origine endogena o esogena.

Il 7 dicembre 2023 la giudice Paola Plaza decise di archiviare il caso, dichiarando che non ci fossero più i presupposti per continuare a indagare, nonostante i risultati degli esperti avessero confermato l’origine endogena del veleno, avvalorando così la tesi dell’omicidio.

Tutto finito? Nient’affatto. Nei giorni scorsi, la Prima Sezione della Corte d’Appello di Santiago ha riaperto il caso, accogliendo la richiesta dei nipoti del Premio Nobel per la Letteratura e degli esponenti del Partito Comunista di fare una volta per tutte chiarezza su una vicenda abbandonata più per la difficoltà di arrivare a una conclusione che per l’assoluta certezza che la sua sia davvero stata una morte per malattia.

Il tribunale ha disposto quindi un nuovo esame calligrafico del certificato di morte, un interrogatorio all’esperto di questioni cilene presso l’Archivio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti Peter Kornbluh e una perizia sui risultati degli esperti della McMaster University.

Non resta che attendere, dunque. Ma perché Neruda sarebbe stato avvelenato? A rendere questa tesi più che plausibile, oltre ai numerosi riscontri, c’è l’esistenza stessa del poeta, vissuta non solo come letterato ma anche come militante, diplomatico e politico. La sua adesione al partito comunista e l’opposizione al governo autoritario di Videla gli valsero persecuzioni e censure.

Inoltre, la morte del presidente socialista, nonché suo caro amico, Salvador Allende e il colpo di Stato che l’11 settembre 1973 portò il generale Pinochet al potere precedettero di soli dodici giorni la sua di morte, che avvenne il giorno prima della partenza per l’esilio in Messico che avrebbe dovuto vivere con la moglie Matilde Urrutia.

Coincidenze? Per molti anni si è voluto credere di sì, ma ora i dubbi che la storia sia andata in modo differente sembrano prendere sembianze più concrete, almeno secondo la famiglia, che spera di essere finalmente a un passo dalla verità.

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